Di Giampaolo Carboni.
L'inchiesta corre sul filo del telefono. Infatti qualcuno il 4 ha chiamato Pierpaolo Demurtas,fissandogli un appuntamento che lui stesso ha accolto ignaro della trappola che i suoi assassini avevano preparato tra i canneti di Frumini. Le indagini sull'operaio del giovane operaio forestale di Gairo,ucciso a fucilate nelle campagne tra Lanusei e Cardedu,appaiono quindi ad una svolta. Il pubblico ministero Gaiangiacomo Pilia assieme agli agenti di polizia penitenziaria son alla ricerca del misterioso interlocutore che,cinque ore prima del delitto,si è messo in contatto con Demurtas. Gli investigatori hanno già sentito diversi testimoni avendo conferme verosimili sulla telefonata stessa tanto che è ancora aperta la caccia alla voce,un qualcuno in cui l'operaio forestale riponeva invano una fiducia cieca. All'appuntamento delle 19.30 Demurtas è voluto andare,uscendo da casa della suocera non prima di aver salutato la sua fidanzata Tiziana Ligas promettendo di rientrare per cena. E' salito sulla sua auto e ha imboccato la provinciale che da Gairo sbocca sulla statale 125. Ma all'orientale sarda non è arrivato terminando la sua corsa su una stradina di campagna mentre era in corso un violento temporale. I fucili calibro dodici hanno sentenziato la morte del Demurtas. Al termine dell'autopsia che i medici legali Pietro Lucchi e Roberto Demontis hanno eseguito avantieri son arrivati i primi verdetti riguardanti il fatto che la vittima sia stata raggiunta in fronte,alla schiena ed al gluteo con la pallottola fatale che ha reciso l'arteria dopo essersi infilata nel collo. Demurtas ha anche cercato di scampare aprendo lo sportello di destra ma è stato freddato proprio quando cercava di abbandonare l'autovettura. Così mentre i suoi giustizieri scomparivano da Flumini Pierpaolo Demurtas rimaneva in bilico con le gambe vicino al sedile mentre la testa e le mani,la sinistra chiusa e la destra aperta,sul fango. Solamente all'alba del giorno dopo,5 di giugno,lo hanno rinvenuto due automobilisti di passaggio che hanno dato l'allarme. L'unico strappo al riserbo che concedono gli investigatori prima di tuffarsi in un'inchiesta difficile è quello che Demurtas di nemici ne aveva comunque parecchi. Un clima carico di tensione,all'inizio appena percettibile ha accompagnato i funerali del Demurtas il 6 alle ore sedici e celebrato dal parroco Don Tito Pilia. Un gran numero di persone già stazionava di fronte all'abitazione di Via Isonzo,all'ingresso del paese verso la strada che conduce a Lanusei dove l'operaio forestale viveva con i propri genitori. Tra la folla un folto gruppo di giovani provenienti dai paesi del nord dell'Ogliastra. Dietro la bara,portata a spalle dagli amici più cari c'erano i familiari e la fidanzata in lacrime. Facce tirate,commenti appena abbozzati su quest'ultimo fatto di sangue,a pochi mesi da un altro omicidio,quello di Paolo Pili,che venne a sua volta massacrato sotto un ponte a pochi chilometri dal paese. Si verifica anche un grave episodio quando un giovane di Arzana si distacca dal gruppetto che segue il feretro avventandosi contro il fotografo del quotidiano "L'Unione Sarda" Ettore Loi distruggendo la macchina fotografica di quest'ultimo. Un episodio di tensione,fortunatamente l'unico,mentre l'intero paese di Gairo si interroga sul futuro ed al tempo stesso si rimbocca le maniche per uscire da queste pagine cupe.
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