venerdì 6 febbraio 2015

LA MORTE DI CARMINE TRIPODI (06/02/1985)

Di Giampaolo Carboni.

Era al volante della sua automobile,una Fiat 132,quella sera. Intorno alle ventuno di quel giorno il brigadiere Carmine Tripodi di ventiquattro anni, sta guidando lungo una provinciale e forse stava riflettendo su quanto doveva accadere di lì a un mese, quando si sarebbe dovuto presentare all’altare per sposare un’insegnante di Bianco. Ma a casa né all’appuntamento davanti al prete non ci arriverà mai perché la sua auto venne bloccata e contro di lui vennero esplosi pallettoni da un fucili e proiettili da una pistola. Il sottufficiale dei carabinieri, che provò anche a rispondere al fuoco, non ebbe scampo e quando verrà ucciso, i suoi killer si apriranno la patta dei pantaloni per l’oltraggio finale, orinare sul suo corpo. Carmine Tripodi, originario di Torre Orsaia, provincia di Salerno, nell’Arma si arruolò a soli diciassette anni. Tre anni dopo, nel 1980, venne trasferito in Calabria e per lavoro inizia a percorrere in lungo e largo il territorio di Bianco, prima destinazione. Qui, sostennero le indagini della magistratura, vi furono i covi dell’anonima sequestri, dove i prigionieri venivano detenuti in condizioni disumane in attesa del pagamento del riscatto. Che poi ci arrivino vivi, a quel momento, è tutt’altro discorso. Il brigadiere non smise di occuparsi di queste storie nemmeno nel 1983, quando arriva a San Luca, provincia di Reggio Calabria, comandante interinale della locale stazione dei carabinieri. E puntava soprattutto su una famiglia di ‘ndrangheta la sua attenzione, quella degli Strangio. Così come negli anni di servizio da queste parti in pochi lo frequentavano e gli diedero confidenza, altrettanto accade quando invece del suo matrimonio si officò il suo funerale: si contarono sulla punta di poche dita le persone che parteciparono alla cerimonia funebre. E ci si provò a individuare i suoi assassini, ma alla fine degli anni Ottanta coloro che vengono indiziati di quell’omicidio vennero poi anche assolti. Invece ulteriore scempio della memoria del giovane carabiniere venne perpetrato quando viene distrutta la stele voluta dalla sua fidanzata a San Luca. Solamente nell’aprile 2011 poi, quando venne inaugurata la caserma a lui intitolata, il sindaco porse scuse ufficiali alla famiglia per gli oltraggi perpetrati.

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