Di Piera Serusi.
E adesso, finalmente, il fascicolo con dentro il progetto del nuovo inceneritore di Tossilo e un assegno di 40 milioni di euro esce dal confortevole e affettuoso clima degli uffici dell'assessorato all'Ambiente. Il Pd chiede che il progetto approvato nei giorni scorsi dal Savi - benedetto a occhi chiusi dall'assessore Donatella Spano che voleva sottoporlo in tutta fretta martedì scorso all'esame della Giunta - affronti la discussione in Consiglio. Un confronto che, capite bene, non può che portare nuovi interrogativi sul perché si vuole a tutti i costi fare a Macomer un impianto sovradimensionato, mentre la filiera della raccolta differenziata (che potrebbe dare tanti posti di lavoro) è rimasta al palo. Ieri mattina l'intervento della consigliera regionale del Pd Daniela Forma che ha annunciato un'interrogazione urgente all'assessore all'Ambiente chiedendo che sul tema del nuovo inceneritore di Macomer «venga allargato il ragionamento politico, oltre che tecnico, al Consiglio regionale». La storia diventa così un caso politico e intanto comincia a cadere il velo di polvere che si stava accumulando sulla proposta di legge di moratoria per gli impianti di incenerimento presentata un mese fa in Consiglio regionale da sedici consiglieri di Sardegna Vera, Sel, Irs, Rossomori e Centro democratico. Nel testo viene sottolineata l'«inutilità delle piattaforme di incenerimento in Sardegna», impianti pensati da un «piano regionale di gestione dei rifiuti (risalente al 2008 quando l'isola produceva 120 mila tonnellate annue d'immondizia in più rispetto a oggi, ndr ) ampiamente superato poiché si fonda su dati di produzione della spazzatura che non rispondono più alla realtà sarda». Si richiama, considerate anche le indicazioni dell'Unione Europea, la necessità di puntare sulla raccolta differenziata e le filiere del riciclo dei materiali, attività nelle quali «la Regione disporrà il reimpiego dei lavoratori attualmente impegnati negli impianti di termovalorizzazione e termodistruzione dei rifiuti». Comunque sia, prima di qualunque decisione sul progetto del nuovo inceneritore di Tossilo - avvisa Efisio Arbau (Sardegna Vera) che ha firmato la proposta di legge con Daniele Cocco, Anna Maria Busia e altri tredici consiglieri - «è necessario approvare il nuovo piano di gestione dei rifiuti». Il fascicolo Tossilo, insomma, non è la sola questione dell'impianto in sé, ma riguarda tutto un sistema di conferimento in regime di monopolio deciso dall'assessorato all'Ambiente; il quale assessorato autorizza le tariffe imposte dai gestori dello smaltimento e può obbligare i comuni (e quindi i cittadini con la Tari) a pagare il servizio più caro (tocca alle province di Nuoro e Ogliastra che conferiscono a Tossilo al prezzo di 249 euro a tonnellata). Le proteste e i ricorsi dei sindaci non si contano, ma finora hanno sempre dovuto chinare la testa e adeguarsi. Adesso pare che gli amministratori comincino ad averne le tasche piene e, gira voce, tra una settimana si ritroveranno a Ottana per discutere il da farsi. Intanto la consigliera del Pd Daniela Forma suggerisce all'assessore all'Ambiente che la fretta è una cattiva consigliera. D'altronde è quel che pensa più di qualcuno dentro la Giunta, a parte l'assessore ai Lavori pubblici Paolo Maninchedda. Ma c'è un punto poco chiaro nel testo dell'interrogazione della consigliera pd ed è quello in cui chiede all'assessore Spano «se si intenda far convergere sull'impianto di Tossilo i finanziamenti regionali per la realizzazione delle piattaforme di separazione e valorizzazione di tutte le frazioni di rifiuto...». Beh, a Tossilo c'è un centro di compostaggio (pagato con fondi pubblici) che buttava il compost in discarica e oggi spedisce l'umido ad Arborea. E c'è la piattaforma per carta, plastica e metalli. Nuova di zecca, mai usata.
(Da "L'Unione Sarda")
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