Di S.R.
«Nonostante da oltre mezzo secolo, nostro malgrado, siamo costretti a convivere con l'instancabile rombare dei jet, lo Stato e la Regione non ci coinvolgono in nessuna iniziativa». Sono indignati gli abitanti dei villaggi turistici e della frazione di Sant'Antonio di Santadi, a due passi dal poligono militare di Capo Frasca, che da sempre casualmente vengono a conoscenza dei problemi che interessano il Poligono. «In questi giorni - dice il presidente del comitato dei residenti di Torre dei Corsari, Mario Mura - apprendiamo dagli organi d'informazione che ancora una volta si affronta il problema delle servitù militari dentro i palazzi. Noi siamo ignorati. Sarebbe tanto grave se attorno a questi misteriosi tavoli tecnici ci fosse seduto uno di noi?». Vorrebbero dire la loro sulla vicinanza dei militari. «I nostri rappresentanti - aggiunge Salvatore Ghiani - dovrebbero affrontare dibattiti pubblici sui problemi quotidiani, dall'inquinamento acustico all'odore della nafta, invece da anni continuano a sfogliare la margherita: poligono sì, poligono no. E noi restiamo qui, con i rumori degli aerei e il silenzio di chi ci governa». La stessa minoranza consiliare si sente tradita. «Ultimamente - sbotta Alessandra Peddis - la Giunta ha inviato delle note alla Regione su questioni inerenti Capo Frasca. A nostra insaputa e della stessa Commissione consiliare». A difendere l'operato dell'esecutivo interviene il vice sindaco, Michele Schirru. «Abbiamo chiesto alla Regione di acquisire alcune aree militari, come S'Enna de S'Arca, compreso il golfo naturale sino a S'Achivoni, da adibire a porticciolo, e poi le emergenze archeologiche di S'Angiargia, Nuraghe Is Cabis, Nuraghe Priogosu, infine l'utilizzo del porto interno per i pescatori. Per loro anche il riconoscimento degli indennizzi e la riduzione a 2 miglia dell'area interdetta alla pesca».
(Da "L'Unione Sarda")
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