Di Redazione.
Assolto per non aver commesso il fatto. Si è chiuso nella giornata odierna davanti al giudice monocratico Claudia Falchi Delitala il processo all’autotrasportatore di Fonni, Giovanni Mureddu, chiamato a rispondere di atti persecutori ai danni dei titolari di un Bed & Breakfast del paese. L’imputato, difeso dagli avvocati Oliviero Denti e Maria Assunta Argiolas, era accusato di aver inviato scritti anonimi con minacce, inoltre di aver danneggiato l’insegna della stessa a colpi d’arma da fuoco. I fatti risalgono alla fine del 2016 e metà 2017. Alla scorsa udienza le parti hanno concluso chiedendo l’assoluzione per l’imputato. Il pubblico ministero Francesca Pala, dopo aver ripercorso i tratti salienti dell’istruttoria dibattimentale, ha evidenziato come questo processo "siano entrati una serie di dati contrari agli indizi raccolti". Secondo la pubblica accusa si era arrivati all’autotrasportatore perché parcheggiava nei pressi del Bed & Breakfast dove viveva il fratello, e anche perché aveva dei precedenti penali. Di fatto, però, la sua responsabilità non è stata provata. Dalle immagini estrapolate dalle foto trappole non era stato possibile dire con certezza che quell’individuo travisato, alto un metro e sessanta, fosse veramente l’imputato. Neppure il fatto che quella persona indossasse una giacca, simile a quella sequestrata nell’azienda agricola della famiglia Mureddu, poteva dimostrare che l’autore dei fatti fosse l’imputato. Ad escluderlo, la perizia grafologica fatta sui messaggi anonimi ricevuti dai coniugi Muntone: non erano stati scritti dall’autotrasportatore. I difensori dell’imputato, nel corso delle arringhe avevano rimarcato che a carico del loro assistito non "c’erano indizi ma solo congetture" e avevano evidenziato il fatto che neppure le persone offese, guardando le immagini delle telecamere erano riuscite a dare un nome al responsabile. "Non c’è prova che Mureddu abbia mai sparato, perché nessuno l’ha mai visto impugnare una pistole, e non c’è prova che l’imputato ne abbia mai avuto una" aveva detto l’avvocata Argiolas, mentre l’avvocato Denti, aveva messo in risalto il fatto che dalle immagini degli inquirenti era emerso che la persona che aveva sversato l’olio il 6 maggio, non era la stessa che aveva agito il 5 giugno. "Inoltre quella persona indossava un giubbotto con la pelliccia, capo ben diverso dalla giacca sequestrata nell’azienda Mureddu, che conta più componenti con corporatura e altezza simili" ha concluso nella propria arringa il legale difensore.
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