lunedì 7 agosto 2023

CHIUDE IL QUOTIDIANO PALERMITANO L'ORA (08/05/1992)

Di Redazione.


In questo giorno l'Ora cessò le pubblicazioni. Salutò i lettori con un "Arrivederci" in prima pagina. L'ultimo numero ripercorreva un secolo di storia del giornale, con articoli firmati da vecchi redattori e interviste a storici e studiosi. La speranza dei redattori e del direttore Vasile era di ricominciare le pubblicazioni appena possibile, ma il giornale aveva bisogno di un cambiamento. Un articolo di quell'ultimo numero, firmato da Michele Perriera, metteva a confronto le caratteristiche dell'Ora degli anni "ruggenti" con quelle del giornale che veniva chiuso, e tirava le somme. Secondo Perriera il giornale di Nisticò era stato forte di tre fattori: "il sentimento della propria necessità politica e culturale; il sentimento della propria missione sociale; il sentimento della unicità dell'esperienza siciliana, intesa non come fenomeno marginale e provinciale, ma come frontiera di un vastissimo orizzonte di trasformazione e di riscatto". Questi tre sentimenti poggiano su alcuni principi, che definiscono la peculiarità del giornalismo di quell'Ora e dei suoi cronisti. Innanzitutto, il giornalismo è un mestiere di responsabilità, specialmente in un territorio "di frontiera" come la Sicilia, martoriato dalla presenza ingombrante della mafia e delle clientele. L'Ora chiedeva ai propri giornalisti un'ostinazione che altrove non sarebbe stata necessaria per informare. E i numerosi cronisti che approdavano al giornale, sposandone le cause, accettavano in partenza le conseguenze che questo avrebbe comportato. Tre di loro sono stati uccisi perché, pur essendo consapevoli della peculiarità del territorio in cui operavano e dei rischi che correvano, prima di tutto avevano voluto informare. La selezione fa giornalisti più coraggiosi, o più indipendenti: chi informa lo fa anche in nome della libertà negata. In altri termini: i giornalisti che decidono di informare prima di tutto, accettano i rischi, caricati da una tensione morale che nel loro caso è rafforzata e non indebolita dalla mancanza di libertà di espressione. E' quasi una naturale reazione a una condizione di semilibertà, una resistenza degli oppressi. Inoltre l'Ora di Nisticò era ancora un giornale in buona misura indipendente: tutti i giornali hanno un padrone e l'Ora aveva il suo, ma è essenziale chiedersi se la piattaforma offerta dall'editore è accettabile o meno. Nisticò aveva avuto la possibilità (e il merito) di scegliere, e non di subire, il punto di vista da cui informare. Tornando all'Ora del 1992, Perriera individuava in altri tre sentimenti, agli antipodi rispetto ai primi tre, l'essenza del giornale che veniva chiuso: "il sentimento della propria precarietà e della propria non necessità; il sentimento della inattualità della propria missione, anzi della sua progressiva sparizione; il sentimento di un progressivo, inarrestabile restringersi del proprio orizzonte ideale e geografico e della propria incidenza nella società siciliana". Il Partito comunista aveva permesso all'Ora di sopravvivere, concedendo al giornale sempre meno risorse. I limiti di questa politica erano dimostrati dall'enorme calo di vendite e di prestigio degli ultimi vent'anni di attività. Ma questa politica era motivata da un più grande errore di valutazione da parte della proprietà. Per individuarlo dobbiamo tornare ancora su una considerazione generalissima di Michele Perriera, che allarga il campo alle responsabilità di tutte le forze politiche democratiche di ogni tempo nel loro rapporto con le regioni meridionali (e il cerchio si chiude: l'Ora nasceva dai Florio con un impegno preciso, contribuire al riscatto economico e sociale della Sicilia. Quasi cento anni dopo il giornale non era ancora riuscito a portarlo a termine). Il principale errore fu quello "di credere che sarebbe stato il Nord a salvare il Sud, e che quindi non convenisse investire troppo nel Sud caotico e corrotto. Forse alla proprietà è sempre sfuggito -e temo le sfugga ancorache il destino della democrazia italiana si può riqualificare solo a partire dal riscatto delle sue zone più martoriate e più malsane" . L'Ora cessava le pubblicazioni due settimane prima della strage di Capaci e due mesi prima di quella di via D'Amelio. Il 1992 sarà per Palermo e per la Sicilia l'anno del movimento politico della Rete e della "rivolta dei lenzuoli": la "primavera siciliana". All'Ora venne tolta la possibilità di fare per la prima volta il proprio lavoro con al fianco una popolazione attiva. Dall'altra parte, la primavera siciliana venne privata dell'appoggio di un giornale indipendente che ne rappresentasse la voce. Sarebbe forse stato uno strumento indispensabile, un collante per il movimento, che invece si spense in pochi mesi. Fu un'occasione mancata.

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