venerdì 11 agosto 2023

IL DISCORSO DI MARIO DRAGHI SUL BRITANNIA DIVENTATO BANDIERA DEL PIU' BECERO ED IGNORANTE COMPLOTTISMO (02/06/1992)

Di Redazione.


Se vi siete interessati qualche volta, anche involontariamente, di complotti e complottisti almeno una volta avete sentito parlare del discorso di Mario Draghi sul Britannia (NELLA FOTO IN ALTO DA SINISTRA IL BRITANNIA ED A DESTRA MARIO DRAGHI) di questi giorni, tesi tra l'altro sostenute anche da politicanti a spese nostre come Gianluigi Paragone ("Draghi è quello del Britannia, quello delle privatizzazioni con cui abbiamo svenduto il paese. Ma ora vedremo le carte, si gioca a carte scoperte") ed Elio Lannutti (Quando Mattarella diede l'incarico di formare un esecutivo allo stesso scrisse "Draghi sul Britannia: il discorso dell'inizio della fine dell'Italia. Nel 2011 Monti. Oggi Draghi. Non governerà col mio voto. Mi spiace!") tanto per citare due tra i tanti. Ma cosa successe in questo giorno e che discorso fece Mario Draghi sul Britannia. La vox populi ha tirato ovviamente tutta l'acqua al suo mulino soprattutto nei gruppi Telegram e Whatsapp girava e pensiamo continui a girare questo estratto di un intervento televisivo dell'ex Presidente della Repubblica Francesco Cossiga che riportiamo nel suo passaggio maggiormente conosciuto

"Draghi è quello del Britannia, quello delle privatizzazioni con cui abbiamo svenduto il paese. Ma ora vedremo le carte, si gioca a carte scoperte". Non solo: in alcune chat complottiste su Telegram e Whatsapp rimbalzava questo estratto di una dichiarazione a Uno Mattina dell'allora senatore a vita e già presidente della Repubblica Francesco Cossiga, che di Draghi diceva: "Un vile affarista. Non si può nominare premier chi è stato assunto dalla Goldman Sachs. E male feci io ad appoggiarne la candidatura a Silvio Berlusconi. È il liquidatore, dopo la crociera sul Britannia, dell'industria italiana. Ora svenderebbe quel che rimane: Finmeccanica ed Eni".

Prima di parlare di cosa disse Draghi sul Britannia occorre però fare necessariamente un passo indietro per capire bene il contesto di cui stiamo parlando. Un anno prima (quindi nel 1991) Mario Draghi, fresco della conclusione del proprio incarico come direttore esecutivo della Banca Mondiale, diventò direttore generale del Ministero del Tesoro, chiamato a quel posto dall'allora Ministro del Tesoro del settimo governo Andreotti Guido Carli. A suggerire il suo nome fu Carlo Azeglio Ciampi, allora governatore di Bankitalia e qualche anno dopo Presidente del consiglio di un governo tecnico. L'anno successivo, il 1992, mentre le finanze italiane versavano in condizioni drammatiche (e di lì a poco il Presidente del Consiglio Giuliano Amato decretò il famigerato prelievo sui conti correnti la famosa patrimoniale del sei per mille), si decise di dare il via per fare cassa ad un piano di privatizzazioni (che erano oggettivamente inevitabili) delle società partecipate dallo Stato ma non per chissà quale complotto ma per la necessità impellente di trovare denaro per non mandare l'intera Italia in default dato l'enorme debito contratto nel debito accentuato dalle ruberie diffuse in tutto l'arco costituzionale con Tangentopoli come accadde negli anni successivi ad altri stati in tutto il mondo (il caso più celebre e crudele al tempo stesso fu quello dell'Argentina nel 2001 ma magari i complottisti si auguravano questo per l'Italia del 1992 chissà o pensiamo alla Grecia presa letteralmente per il collo per restare nell'ambito dell'Unione Europea). Prima dell'inizio della stagione delle privatizzazioni, ed arriviamo a questo famoso giorno, Draghi si recò sul panfilo della regina d'Inghilterra Elisabetta II l'Hmy Britannia per incontrare degli alti rappresentanti della comunità finanziaria internazionale. Di qui l'accusa: Draghi si accordò con la finanza internazionale per svendere l'Italia.

Il 22 gennaio del 2020 il Fatto Quotidiano pubblicò un articolo a firma di Alessandro Aresu che parlava della vicenda, il commento dell'allora caporedattore dell'economia Stefano Feltri ed il discorso integrale fatto da Draghi. Il contesto storico sintetizzato nella presentazione ricordava lo scioglimento delle Camere decretato da Francesco Cossiga il 2 febbraio di quel 1992, la firma cinque giorni dopo del Trattato di Maastricht, in cui Carli ha un ruolo chiave, le elezioni di aprile con la prima affermazione della Lega Nord, l’accelerazione di Mani Pulite. Quel 2 giugno arriva pochi giorni dopo la strage di Capaci e l’elezione di Oscar Luigi Scalfaro come nuovo capo dello Stato "Signore e signori, cari amici, desidero anzitutto congratularmi con l’Ambasciata Britannica e gli Invisibili Britannici per la loro superba ospitalità. Tenere questo incontro su questa nave è di per sé un esempio di privatizzazione di un fantastico bene pubblico", esordì Draghi. I British Invisibles erano allora il gruppo di interessi finanziari della City. La privatizzazione è stata originariamente introdotta come un modo per ridurre il deficit di bilancio. Più tardi abbiamo compreso, e l’abbiamo scritto nel nostro ultimo rapporto quadrimestrale, che la privatizzazione non può essere vista come sostituto del consolidamento fiscale, esattamente come una vendita di asset per un’impresa privata non può essere vista come un modo per ridurre le perdite annuali. Gli incassi delle privatizzazioni dovrebbero andare alla riduzione del debito, non alla riduzione del deficit. Quando un governo vende un asset profittevole, perde tutti i dividendi futuri, ma può ridurre il suo debito complessivo e il servizio del debito. Quindi, la privatizzazione cambia il profilo temporale degli attivi e dei passivi, ma non può essere presentata come una riduzione del deficit, solo come il suo finanziamento. Lasciatemi sottolineare ancora che non dobbiamo fare prima le principali riforme e poi le privatizzazioni. Dovremmo realizzarle insieme. Di certo, non possiamo avere le privatizzazioni senza una politica fiscale credibile, che, ne siamo certi, sarà parte di ogni futuro programma di governo, perché l’aderenza al Trattato di Maastricht sarà parte di ogni programma di governo. I mercati vedono le privatizzazioni in Italia come la cartina di tornasole della dipendenza del nostro governo dai mercati stessi, dal loro buon funzionamento come principale strada per riportare la crescita. Poiché le privatizzazioni sono così cruciali nello sforzo riformatore del Paese, i mercati le vedono come il test di credibilità del nostro sforzo di consolidamento fiscale. E i mercati sono pronti a ricompensare l’Italia, come hanno fatto in altre occasioni, per l’azione in questa direzione. I benefici indiretti delle privatizzazioni, in termini di accresciuta credibilità delle nostre politiche, sono secondo noi così significativi da giocare un ruolo fondamentale nel ridurre in modo considerevole il costo dell’aggiustamento fiscale che ci attende nei prossimi cinque anni". 

La storia di Draghi e del Britannia va a incastrarsi con un'altra teoria del complotto che vede coinvolto anche Beppe Grillo. A partire dal 2000, per motivi non chiari, circolò soprattutto per email la voce che anche l'attuale Garante del Movimento 5 Stelle fosse a bordo del Britannia. Una storia alimentata da delle immagini che mostravano dichiarazioni attribuite a Enrico Mentana (che riportiamo per quanto falsa per far comprendere a che vette giunge il complottismo del sentito dire) come questa: "Il 2 giugno 1992 ero sulla banchina del porto di Civitavecchia con la troupe del TG5 per una edizione speciale sulla riunione a bordo del panfilo inglese di Elisabetta II. Saranno state le quattordici e trenta, intervistai in diretta Beppe Grillo subito dopo lo sbarco dal motoscafo che lo riportò in porto". Un'altra invece tirava in ballo Emma Bonino, “al microfono dell’unica troupe giornalistica del Tg1 accreditata sulla nave. Si tratta di due bufale. Mentana la smentì con il suo stile sulla propria pagina Facebook: "Qualche mestatore imbecille ha rimesso in circolo la panzana secondo cui nel 1992 avrei intervistato Beppe Grillo che scendeva dal panfilo Britannia nel porto di Civitavecchia. Intervenga, se è possibile, chi è preposto a impedire la circolazione di notizie palesemente false sui social network. E riflettano tutti coloro che utilizzano Facebook e Twitter per drogare la circolazione virale di bufale a scopo politico. E sono tanti". 

Ma allora cos'è questa storia del Draghi e del Britannia? La lunghezza del discorso pubblicato ci fa capire come lui fosse lì per il suo ruolo e fece quello che andava fatto: spiegò a chi aveva capitali da spendere quale sarebbe stato il processo di privatizzazione delle aziende di Stato italiane, allo scopo di invitarli ad investire. Questo e nient'altro che cosa bizzarra che fece quel cattivone di Draghi, tutelare o tentar di tutelare il più possibile la sua nazione che lestofante proprio. A distanza di anni abbiamo quindi un plastico esempio di cosa può succedere quando molta gente crede ad una balla ingigantendola a furia di raccontarla: che si comporta come se quella balla fosse realtà, finché non finisce male. Anche per chi quella balla ha cercato di alimentarla per convenienze personali non sue ma magari di qualcun altro che lo usa a sua insaputa, specie se parliamo di gente incapace di fare una O con un bicchiere. Ma non diteglielo perché altrimenti sarà un altro complotto.

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