domenica 6 agosto 2023

LA MAXI PERQUISIZIONE AI DANNI DI PIETRO PACCIANI NELLE INDAGINI SUL MOSTRO DI FIRENZE (27/04/1992)

Di Redazione.


In questo giorno si svolse una maxi perquisizione dell’abitazione di Pietro Pacciani a Mercatale in via Sonnino ventotto trenta e Piazza del Popolo sette. La perquisizione durò sino all’8 maggio. La Sam guidata da Ruggero Perugini fu coadiuvata dai Ros dei carabinieri di Firenze, dalla Criminalpol della regione Toscana e del centro nazionale, dai carabinieri della stazione di San Casciano Val di Pesa, dalla Polizia scientifica di Firenze e di Roma e dai Vigili del Fuoco di Firenze. L’area fu chiusa a chiunque, anche durante le pause dalla ricerca. Pacciani fu sempre presente sul posto assistito in maniera sporadica dai suoi legali e dal medico cardiologo Dottor Massimo di Natale. La perquisizione si svolse coordinata in fasi a cominciare da una ripresa cinematografica dei luoghi, una prima fase in cui furono spostati oggetti e mobilia di ogni ambiente, poi furono ispezionati i locali compresi sottotetti, solai e canne fumarie, poi attraverso l’uso di metal detector e apparecchi a raggi Uv e strumenti termografici furono controllate le pareti per individuare zone di muratura recenti. Data la sua competenza nel mondo dell’arte attraverso la diagnostica fu chiesta anche la consulenza dell’Ingegner Maurizio Serracini. Nel terreno dell’orto vennero rimosse reti metalliche, paletti e travetti per il sostegno delle viti. Fu passato al setaccio ed analizzato con metal detector tutta la superficie. Quel giorno la perquisizione, si concluse alle ventidue, senza aver rinvenuto niente di particolare. 

Il giorno dopo riprese la perquisizione alle nove del mattino. Alle diciassette e venticinque all’interno dell’anta centrale dell’armadio vengono rinvenuti, all’interno di una busta di plastica, buoni fruttiferi postali sottoscritti dal 1980 al 1990 per un totale di novantacinque milioni e seicentomila lire. Una volta filmati furono restituiti al Pacciani. Furono rinvenuti anche un libretto di risparmio postale con depositati sedici milioni novecento sessantacinque mila e cento lire di cui l’ultimo versamento del 10 dicembre 1991 corrispondeva a sette milioni di lire tondi. Un libretto al portatore della banca Cassa di Risparmio di Firenze aperto presso l’agenzia di Mercatale Val di Pesa ed intestato ad Angiolina Manni con un importo di saldo al 23 marzo 1992 di sei milioni e quattrocentomila lire. In un astuccio grigio, a sua volta conservato in una borsa da donna, furono trovate dodici banconote da centomila lire e quattro banconote da mille lire; Pacciani le indicò come a disposizione della moglie per le cure dentarie. Un blocchetto di assegni della Banca Toscana dell’agenzia di Vicchio del Mugello a cui mancavano tre assegni. fu chiesto quindi a Pacciani di svuotare le tasche e furono acquisiti due portafogli. Nel primo erano presenti due banconote da centomila lire, quattro da diecimila lire, uno da cinquemila lire ed una da mille lire. il secondo portafoglio presentava tre assegni circolari per la cifra di duecentomila lire ciascuno emessi dalla Banca Commerciale e intestati al cassiere provinciale di poste italiane. Ventuno banconote da centomila lire per un totale di due milioni e centomila lire e venti banconote da cinquantamila lire per un totale di un milione di lire. Anche stavolta la perquisizione si interruppe alle ventuno.

Il 29 l’orto di Pacciani fu sondato metro per metro anche con uso di metal detector. Dato che la giornata era piovosa furono costretti a coprire l’intera superficie dell’orto per evitare che la pioggia trasformasse in fango la terra rendendo le operazioni più difficili. Nel tempo necessario a montare le strutture l’attenzione fu dedicata all’abitazione di via Sonnino sette ed alla macchina di Pacciani, anch’essa passata al termovisore. Alle diciassette e quarantacinque, per un riflesso del sole in una giornata plumbea, Ruggero Perugini vide un bagliore provenire dal foro di un paletto di cemento armato usato per sostenere le viti nei vigneti. Fu immediatamente bloccata l’attività di ricerca e permesso alla polizia scientifica di riprendere il paletto e le operazioni di recupero dell’oggetto.

Pietro Pacciani assistendo alla scena si espresse pensando fosse una cocciniglia e poi un chiodo gobbo. All’interno del foro del paletto viene recuperato un proiettile, si tratta di un proiettile calibro ventidue Winchester Long Rifle serie H a piombo nudo, inesploso. Pietro Pacciani assistendo alla scena sbotto subito in un commento lapidario. “Quel proiettile ce l’hanno messo loro quando ero in carcere“. Non è chiaro se il loro fosse riferito agli inquirenti o ai mostri di Firenze, cioè ad una pluralità di persone coinvolte nella faccenda. Venne immediatamente avvertito il Procuratore della Repubblica Pier Luigi Vigna. La perquisizione fu interrotta alle venti e trenta con l’area piantonata. La perquisizione ricominciò alle nove del 1 maggio concentrandosi sulla rimozione dei pali in cemento e ferro di tutta la recinzione dell’orto in maniera da verificare bene l’area dove erano posti i paletti similari a quello in cui era stato ritrovato il proiettile, niente fu trovato. Il 2 dalle nove venne di nuovo usato il metal detector su una aiola. l’apparecchio dette un segnale positivo di una presenza di ferro. L’aiuola fu scavata per un metro portando alla luce dei frammenti metallici probabilmente appartenuti a degli ordigni esplosivi. La perquisizione prosegui anche nei giorni 3 e 4 senza dare risultati apprezzabili. Il 5 alle nove fu esaminato il corridoio coperto posto fra il numero civico ventotto e trenta di via di Sonnino, furono controllati i tetti, le cappe ed i camini. Nel pomeriggio, verso le quindici e trenta, le ricerche si spostarono via dei Cofferi presso un terreno concesso a Pacciani dal comune di San Casciano per tenere la legna da ardere. Non fu acquisito niente nonostante l’uso del metal detector. Il 6, oltre a controllare ancora il terreno suddetto, si verificò un’altra area in cui il Pacciani in passato aveva coltivato un orto. Il 7 la perquisizione si spostò presso Montefiridolfi dove Pacciani aveva abitato e dove era poi stato visto di sovente anche in seguito. Furono controllati i terreni, i pozzi, i casotti, gli alberi isolati, le tubazioni, le discariche ed addirittura le tane degli animali, ma non fu trovato assolutamente niente. l’8 la perquisizione si spostò nuovamente in via di Sonnino soprattutto per verificare se Pacciani avesse in qualche modo modificato lo stato dei luoghi. Per verifica fu quindi fatto una una ripresa video di tutto l’ambiente. In questo stesso giorno cessò la perquisizione.

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