Di Redazione.
Si aggiunge anche il reato di minaccia a quello di diffamazione ai danni dell'ex coordinatore della Lega Sardegna il quarantaquattrenne Eugenio Zoffili (NELLA FOTO IN ALTO), e per questo stamattina il giudice Sara Pellicci, dopo aver preso atto della contestazione mossa dalla Procura a carica di M.O. ventottenne di Torres e della citazione, ha chiuso il procedimento già avviato per il primo procedimento (di diffamazione) pronunciando una sentenza di non doversi procedere e ha rinviato la discussione per il nuovo processo ad una successiva udienza già fissata. Ricordiamo che nella scorsa udienza era stato sentito proprio il deputato della Lega, parte civile insieme ai legali Mattia Celva e Francesco Porcu che disse al giudice di essersi sentito minacciato dalle parole scritte su Facebook dall'imputato, a tal punto di aver avuto paura per sé e la sua famiglia. E per questo aveva deciso di rivolgersi alle forze dell'ordine presentando una denuncia. Il giovane portotorrese è difeso da Patrizia Foddai. Le frasi incriminate sono diverse ma una in particolare è al centro del dibattimento "Sacco di merda lontano devi stare la memoria l'abbiamo lunga e spero un giorno di potervi riempire di piombo dal primo all'ultimo" una frase scritta tre anni fa sulla bacheca Facebook di Zoffili, all'epoca coordinatore regionale della Lega Sardegna in seguito all'inserimento da parte di quest'ultimo di una comunicazione relativa ad una manifestazione che il partito organizzava a Cagliari per il mese successivo. Al termine delle indagini preliminari il Pubblico Ministero Mario Leo aveva chiesto l'archiviazione del procedimento ritenendo che la condotta dell'indagato fosse scriminata dal diritto di critica politica e reputando la minaccia come generica e poco credibile. Zoffili si oppose tramite i propri legali sostenendo che a suo dire quelle espressioni non avrebbero rispettato il limite della continenza espressiva e della correttezza del linguaggio con il contenuto minatorio del post che poteva evocare il ricorso alla lotta armata per eliminare gli avversari (in questo caso l'avversario) politici, un comportamento dunque non riconducibile ad un semplice "fenomeno da tastiera".
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