Di Redazione.
Di Maria Giuseppina Buonanno "Tentazioni, turbamenti, tormenti, abbandoni, passioni. Tutto in un amore proibito tra un prete e una giovane donna. Sono passati 40 anni da quando Canale 5 ha trasmesso Uccelli di rovo, la miniserie con Richard Chamberlain e Rachel Ward. Chi l’ha vista nel novembre 1983 non l’ha dimenticata. La storia di padre Ralph, sacerdote irlandese diviso tra l’amore per Dio (carriera ecclesiastica compresa) e quello per Meggie ha appassionato in Italia fino a 13 milioni di telespettatori (e prima in America aveva conquistato 110 milioni di persone). «Quel successo ha generato un modo di dire e con “uccelli di rovo” oggi si indica una trasgressione, un amore proibito», sottolinea Giorgio Simonelli, docente di Linguaggio televisivo e ospite sapiente del programma di Rai 3 Tv Talk. Il ricordo di quell’epopea televisiva non è solo una questione di memoria collettiva, ma anche di storia della nostra tv, di linguaggio televisivo, di cultura popolare. Uccelli di rovo, miniserie tratta dal romanzo The thorn birds di Colleen McCulloug, nel 1983 ha battuto Venti di guerra, in onda su Retequattro, in quel periodo di proprietà della Mondadori. Lo sceneggiato con Robert Mitchum intrecciava eventi storici della Seconda guerra mondiale alle vicende sentimentali della famiglia del capitano Victor “Pug” Henry, eroe di nobili ideali. Nel confronto tra Uccelli di rovo e Venti di guerra non si è consumata solo una battaglia tra due kolossal americani. Qui si ritrova anche una parte fondante dell’impero televisivo creato da Silvio Berlusconi. Infatti, si sostiene che il flop di Venti di guerra, battuto proprio da Uccelli di rovo, abbia contribuito a portare alla vendita per difficoltà finanziarie, nel 1984, della mondadoriana Rete 4 alla Fininvest e a Berlusconi. Retequattro, nata nel 1982, aveva comprato Venti di guerra a caro prezzo dagli americani: otto episodi erano costati 40 milioni di dollari. In più per promuovere lo sceneggiato si impegnò in una campagna pubblicitaria costata circa 4 miliardi di lire. In effetti passava anche per striscioni portati dagli aerei, concorsi, grandi sponsor. L’inizio degli anni Ottanta segnano la nascita della tv commerciale in Italia nel segno di Silvio Berlusconi, che aveva dato vita a Canale 5 nel1980 e nel 1982 aveva comprato Italia 1. «Il confronto tra Venti di guerra e Uccelli di rovo si colloca all’origine della tv commerciale», dice Massimo Scaglioni, docente di Storia dei media all’Università Cattolica di Milano. «Il trionfo del secondo sul primo rappresentò la vittoria del genere sentimentale su quello storico. Uccelli di rovo era più popolare e universale. Proponeva una storia mai vista prima, anche scandalosa, uno stile narrativo nuovo, da soap opera, un’alternativa a quello più propriamente pedagogico e tradizionale della Rai», sottolinea Scaglioni. Il professore si sofferma anche sugli ascolti. «L’Auditel è nata nel 1984 e il rilevamento è iniziato nel1987. I numeri fino ad allora erano dati da rilevamenti e ricerche interni alle reti. Ma sicuramente il successo di Uccelli di rovo è stato grande e ha dimostrato l’intuito di Silvio Berlusconi verso il genere popolare. E la sua vittoria sugli altri editori che avevano tentato l’avventura televisiva, Rusconi con Italia 1 e Mondadori con Retequattro». L’amore tormentato tra padre Ralph e Meggie va avanti per 40 anni: lui, tra lontananze e riavvicinamenti, diventa cardinale e anche padre. Il figlio dei due, Dane, si fa prete. Ma padre Ralph scoprirà che è suo figlio solo alla sua morte. Così, il dramma dei sentimenti e l’amore proibito finiscono per conquistare tutti, soprattutto il pubblico femminile. «Il flop di Venti di guerra avrà contribuito alla crisi economica della Retequattro degli inizi, ma credo fosse il modello di rete a non funzionare», analizza Giorgio Simonelli. «La tv commerciale era per sua natura popolare, mentre Retequattro in quel periodo aveva ambizioni più alte. E poi Berlusconi già allora applicava il metodo di comprare chi considerava un avversario». A 40 anni dalla messa in onda, i diritti delle due miniserie non appartengono più alle tv berlusconiane. «Ma di Uccelli di rovo c’è il Dvd», ricorda Massimo Scaglioni".
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