Di Redazione.
Scrive Giacomo Bedeschi "I sondaggi che giravano sottotraccia nelle ultime settimane e che molti prendevano con le pinze per paura di scottarsi, dopo gli svarioni percentuali di cinque anni fa, si sono rivelati giusti. Alessandra Todde (NELLA FOTO IN ALTO) sarà la prima donna a guidare la Regione. E, per la prima volta, la Sardegna avrà una governatrice del Movimento 5 stelle. Paolo Truzzu ha perso e a girargli le spalle è stata proprio la sua città, a conferma del noto adagio che le elezioni nell’isola si vincono o si perdono a Cagliari. Gli elettori del centrodestra l’hanno bocciato soprattutto nei grandi centri, Sassari compresa. Truzzu porta a casa meno preferenze personali rispetto ai voti complessivi delle sue liste. È un dato. È la matematica, spietata, del dissenso, almeno di una certa parte dell’elettorato conservatore che probabilmente non gli ha perdonato una città ingabbiata nei cantieri. Poca lungimiranza? Può essere. Ma è andata così. E a questo bisogna aggiungere il carico delle partite lasciate aperte e dei pasticci combinati dal presidente uscente Christian Solinas che ha mal digerito la bocciatura a favore di Truzzu nella corsa alla candidatura ma che, probabilmente, se ci avesse messo la faccia ancora una volta, avrebbe rimediato una scoppola ancora più forte. La sua è stata una giunta più attenta in cinque anni agli equilibri, alle cariche, all’assegnazione di poltrone che ai problemi reali della gente sarda. Prova ne è l’ultima informata di delibere, ben 115, fatta nell’ultima seduta disponibile. Una prova di “efficienza” quantomai inopportuna a tre giorni dal voto. Il centrodestra è arrivato alle urne più spaccato che mai e forse, nonostante cinque anni sottotono di Solinas, i sardisti e i leghisti, come qualche analista aveva previsto, hanno sgambettato Truzzu decidendo di applicare il voto disgiunto. La vittoria di Alessandra Todde segna invece il successo del cosiddetto campo largo. Le elezioni sarde, come è stato più volte detto, erano un baco di prova fondamentale per il futuro di un’alleanza più strutturata tra il Pd e il Movimento 5 stelle. E la coalizione di centrosinistra ha dimostrato di saper aggregare l’elettorato ben oltre le attese iniziali. E ben oltre l’effetto drenante del progetto di Renato Soru che, va da sé, pescava nello stesso bacino di Alessandra Todde. Ha prevalso, nell’elettorato di centrosinistra, il concetto del voto utile e basta fare due conti per capire che, senza la “scissione”, la vittoria di Alessandra Todde sarebbe stata ben più netta. Il risultato di Soru, su scala locale, ha confermato che la pretesa di costruire una alternativa competitiva al centrosinistra è al momento destinata a restare poco più che un miraggio. Le elezioni regionali sarde andranno in archivio anche per aver rappresentato il primo stop alla marcia inarrestabile di Giorgia Meloni, dopo un anno e mezzo di continue vittorie (compresi i cinque successi alle regionali dello scorso anno: Lombardia, Lazio, Friuli-Venezia Giulia, Molise e Provincia autonoma di Trento). Non è che perdere la Sardegna possa mettere a rischio la stabilità del governo, ma gli scontri tra Lega e Fdi, già allo zenith per la bocciatura del terzo mandato per i governatori, dopo le elezioni nell’isola possono solo inasprirsi. Certo l’immagine di invincibilità della presidente del Consiglio ne esce almeno un po’ ridimensionata. Resta anche un altro dato sul quale sarà opportuno riflettere. I segnali sono negativi da anni, ma un solo sardo su due alle urne è troppo poco in una regione che invece deve continuare a scommettere sulla politica per uscire dalla palude in cui si è piantata ormai da tempo. Sanità, lavoro, infrastrutture, istruzione. Si deve partire da qui, come sempre. Non sarà facile. Un solo consiglio al prossimo presidente. Se servirà tempo ce lo dica senza timore. Non annunci mai, come tutti i predecessori, date di inaugurazione che non saranno mai rispettate. Meglio la verità, anche se dura, rispetto alle facili illusioni".
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