Di Redazione.
Fu una truffa e bisogna pagare. Bisogna farlo saldando i conti con la giustizia attraverso la condanna e con una provvisionale che ripari il danno subito dalla persona raggirata, somma che supera di poco i settantacinque mila euro. Dal carcere in cui è recluso da appena tre giorni per una precedente condanna per bancarotta, il cinquantenne professionista romano Gianluca Apolloni ha ricevuto la notizia della nuova sentenza a suo carico. L’ha pronunciata il giudice Giovanni Battista Simula che ha deciso per una pena di un atto e otto mesi, ma che a questa ha aggiunto per l’appunto l’immediato risarcimento del pensionato di settantasei anni di Sedilo che si era costituito parte civile attraverso l’avvocato Giuseppe Motzo. Quello di Gianluca Apolloni è un nome noto perché legato all’affare poco limpido dei cosiddetti Panama Papers, vicenda nella quale avrebbe fatto da intermediario nella creazione di oltre duecento società schermo nell’isola caraibica, collegate ad ulteriori imprese aventi sede a Samoa, nelle Bahamas, ad Anguilla, nelle Isole Vergini Britanniche e a Cipro. Per quella vicenda, secondo le accuse, avrebbe compiuto una lunga serie di operazioni tributarie che avevano quale fine ultimo quelle di dribblare il fisco o di ottenere crediti di imposta. Il caso giudiziario oristanese riguardava, invece, la vicenda molto più semplice del settantaseienne che doveva far rientrare un capitale di settantacinque mila euro e rotti dalla Banque International à Louxembourg, approfittando della procedura della voluntary disclosure da effettuare in accordo con l’Agenzia delle Entrate. Si rivolse quindi a Gianluca Apolloni che si dimostrò favorevole a svolgere il ruolo di intermediario, ma che non fece mai arrivare i soldi nelle casse del suo cliente. La somma, come ricostruito dal pubblico ministero Sara Ghiani, era finita direttamente nella disponibilità del professionista romano che però non era scampato alla denuncia. L’avvocato difensore Antonio Secci aveva chiesto l’annullamento del processo, ritenendo che la sede in cui celebrarlo fosse Roma e non Oristano. Il caso è andato in altra direzione, motivo per cui l’appello è probabile.
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