Di Redazione.
Il calendario continua a squadernare pagine, il primo aprile è sempre più vicino, e per ora c’è una promessa: il ministero dovrebbe prorogare il vecchio tariffario che stabilisce i rimborsi per le strutture sanitarie private convenzionate. Se le parole diventeranno fatti, significa che gli esami del sangue, o altre prestazioni di laboratorio, continueranno a essere gratuite per i pazienti. Perché i parametri finora adottati sono tutto sommato sostenibili. Ma se le promesse saranno evanescenti, e si applicheranno i tagli del settanta per cento ai rimborsi previsti dal nuovo tariffario, il sistema della sanità in convenzione andrà in tilt.
Questo lo scenario delineato dai titolari degli ambulatori privati, perché per loro i costi di produzione diventerebbero impraticabili. Tradotto: tutte le prestazioni. dal primo aprile, si farebbero privatamente e a farne le spese sarà il paziente.
Invece, proprio da Roma, arrivano degli spiragli di luce: dice il Presidente di Federlab Enrico Tinti "Abbiamo partecipato ad una manifestazione al teatro Brancaccio, più di mille persone, presenti anche le altre associazioni dei laboratori analisi, riunite sotto la sigla Uap (Unione ambulatori e poliambulatori), che comprende Confapi Salute, università e ricerca, Anisap, Aiop, Aris, Associazione imprese sanitarie indipendenti (Aisi), Unindustria, Fenaspat e Federlazio. Il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, in qualità di portavoce del ministro della Salute Orazio Schillaci, ha spiegato che il nuovo Nomenclatore tariffario sarà rinviato di qualche mese, proprio per dare il tempo alle Regioni di predisporre dei rimborsi congrui con i costi di produzione sostenuti dai laboratori privati".
Quelli previsti dal nuovo tariffario proposto dal ministero, secondo le associazioni, erano improponibili: «Il documento è stato ripensato sulla base dei Lea, cioè dei livelli essenziali di assistenza, ma di fatto per venire in contro ai pazienti, va a tagliare i rimborsi attuali fino al settanta per cento per i laboratori di analisi e le cliniche convenzionate col Servizio sanitario nazionale. Con le cifre previste, non si riuscirebbe nemmeno a coprire i costi dei reagenti, figuriamoci gli stipendi del personale. La conseguenza è che gli ambulatori e le strutture private non potrebbero più erogare prestazioni in convenzione, e questo impatterebbe in maniera devastante sulle liste di attesa, già di per sé chilometriche". Attualmente la specialistica ambulatoriale convenzionata copre circa il sessanta per cento dell’attività, ed il sistema già ingolfato non può assolutamente permettersi di incepparsi ulteriormente.
Continua Tinti "Per ora abbiamo una promessa di proroga da parte del ministro ma bisogna fare in fretta. Perché occorre subito il decreto, e poi il recepimento da parte delle regioni. Le quali devono subito mettersi al lavoro per predisporre un tariffario più congruo". Le Regioni, infatti, hanno il loro spazio di azione. Il Nomenclatore tariffario emanato ad agosto, forniva già dei parametri che però gli enti locali avrebbero potuto rielaborare e rivedere. "Abbiamo chiesto e ottenuto dalla Regione l'apertura di un tavolo tecnico ma i tempi per produrre un lavoro serio erano veramente limitati e insufficienti. Alcune regioni hanno, tuttavia, fatto a tempo ad elaborare un proprio tariffario: ad esempio l'Emilia Romagna, la Lombardia, la Toscana".
La Sardegna è ancora al lavoro con una commissione paritetica regionale, ancora aperta, ma che non ha avuto il tempo necessario per determinare delle tariffe basate su un analisi reale de costi. "Se non si troverà una soluzione, l’impatto riguarderà l’intera sanità, a trecento sessanta gradi, compresa quella pubblica. Non dimentichiamo che i tagli dei rimborsi incideranno anche nella programmazione e sui budget degli ospedali pubblici" conclude con il proprio ragionamento Tinti.
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