Di Redazione.
Recenti studi hanno identificato il fumo come fattore di rischio per ben ventotto malattie, incluse malattie cardiovascolari, malattie della visione e artrite reumatoide. In Italia vi sono circa dodici milioni di fumatori, a partire dall’età di quindici anni, anche se sono molti di più considerando che si inizia a fumare prima di quell’età. Nessuno di fatto si occupa di loro anche se direttamente o indirettamente rappresentano uno degli attentati più importanti alla salute pubblica e privata. Anche per questo, è ancor più sorprendente che il Ministro dell’Agricoltura abbia recentemente espresso soddisfazione, riconoscenza e ringraziamenti alla multinazionale Philips Morris per aver donato cinquecento milioni di euro per la filiera del tabacco. C’è poco da essere soddisfatti se verrà aumentata la superficie di terreno per produrre veleno. L’Italia è già uno dei principali produttori fra i Paesi europei utilizzando circa quattordicimila ettari di terreno per produrre veleno anziché utilizzarlo per forestazioni o per la produzione di cibo, con notevole vantaggio per il clima. Le sigarette sono responsabili, come è noto da tempo, della comparsa di molti tumori e in particolare del tumore del polmone. Meno nota è la comparsa di altri tumori e malattie per un notevole sinergismo tra alcol e cancerogenesi. Si calcola infatti che la probabilità di sviluppare tumori sia 6 volte più elevata combinando fumo e alcol rispetto ai singoli fattori. Uscire dall’abitudine del fumo è molto difficile, per via della dipendenza creata dalla nicotina, una situazione ascrivibile anche all’uso delle sigarette elettroniche e riscaldate. Fumare, inoltre, implica un’importante forma di inquinamento. Si calcola, infatti, che ogni giorno in Italia si immetta nell’aria il risultato di circa cento venti milioni di sigarette, un’importante quantità di sostanze cancerogene e infiammatorie che verranno riassorbite da tutti attraverso il particolato Pm due virgola cinque. Abbiamo a che fare perciò ogni anno con circa quaranta miliardi di sigarette fumate che inquinano l’aria, ma anche con altrettanti miliardi di mozziconi che cadono nel terreno e vengono riassorbiti per poi contaminare l’acqua. Il danno alla salute pubblica deriva dal fatto che tutte le malattie da fumo che sarebbero evitabili gravano invece sul Servizio Sanitario Nazionale, ingolfato da necessità di intervento e mancanze di fondi sempre più palesi, sottraendogli risorse meglio impiegabili. Nonostante ciò, il pacchetto di sigarette costa circa cinque euro (in Francia, da quest’anno, il prezzo, utilizzato come deterrente, è stato portato a dodici euro). Lo Stato italiano, evidentemente, teme di perdere i quattordici miliardi che ricava dalle tasse, che sono peraltro ben poca cosa rispetto ai danni prodotti dal fumo anche in termini economici, oltre che di salute. Purtroppo i medici fumano e rappresentano un importante alibi per i fumatori, come pure i politici, che hanno paura di perdere voti attraverso sanzioni antifumo. Occorre, però, prendere coscienza di questi problemi perché i quarantotto milioni di italiani non fumatori hanno il diritto di non essere danneggiati dai fumatori. Il diritto alla libertà dei comportamenti diventa inaccettabile quando si ripercuote sulla libertà di altri che hanno, come sancito dalla Costituzione, il diritto alla salute.
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