Di Redazione.
Profonda e senza sconti, la pièce mette in scena i dolorosi pensieri e gli interrogativi morali della madre di un femminicida, affrontando l’abominio della violenza di genere da una prospettiva inedita e densa di nuove riflessioni. Evocata nel titolo la laude di Jacopone da Todi, il testo di Porrino ben presto se ne discosta, pur mantenendone il riferimento all’interno di un efficace parallelismo narrativo. Quella Maria che piangeva il Cristo crocifisso, infatti, è oggi la madre che piange con diverso strazio il figlio che ha ucciso un’altra donna come lei, rendendosi colpevole di un doppio oltraggio all’esistenza femminile. Nel monologo interpretato da un’intensa Daniela Poggi i pensieri, le domande e i sentimenti di questa novella Maria sono offerti al pubblico sotto forma di una lettera che la madre scrive al figlio, per tentare di rintracciare l’origine del male che ha sporcato di sangue il candore di colui che credeva giglio. Come un coro da tragedia greca, al flusso di coscienza declamato fanno poi da complemento le canzoni scritte e cantate da Mariella Nava, con interpretazioni da brividi capaci di confezionare in un potente tutt’uno il dispositivo drammaturgico su cui poggia l’opera.
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