Di Redazione.
La strage della galleria Santa Lucia, occorsa la mattina di quel giorno, venne causata dall'incendio del treno mille seicento ottantuno, proveniente da Piacenza e diretto a Salerno, all'interno della Galleria Santa Lucia della linea ferroviaria Napoli-Salerno; l'incendio venne provocato da ultras della tifoseria salernitana e causò la morte di quattro persone ed il ferimento di altre.
Il giorno prima si svolse l'ultima partita del campionato di Serie A tra il Piacenza e la Salernitana, finita in un pareggio per uno ad uno, che decretò la retrocessione di quest'ultima in Serie B. Alla fine della partita ci furono vari scontri tra tifoserie e calciatori. Intervennero le forze dell'ordine per riportare la calma in campo e sugli spalti nonché per condurre i mille cinquecento tifosi della Salernitana fuori dallo stadio Garilli fino alla stazione di Piacenza, dove era stato predisposto il treno numero uno sei otto uno, con sedici carrozze, diretto alla stazione di Salerno; per la scorta erano stati previsti dodici agenti di polizia. All'interno delle vetture si scatenarono subito disordini d'ogni genere; il treno, previsto alle venti e quattro, partì alle ventitré circa. Durante il viaggio vennero scardinati e scaricati gli estintori, strappati i sedili e rotti i finestrini; il treno si fermò spesso a causa dell'indebito azionamento dei freni d'emergenza. Nella stazione di Bologna i facinorosi si rifornirono di pietre che lanciarono poi lungo il percorso causando danni a Grizzana Morandi, Prato, Firenze Campo di Marte, Roma e Napoli. A Nocera Inferiore vennero lanciati sassi contro le abitazioni ed i veicoli ed, infine, all'interno della Galleria Santa Lucia venne appiccato un incendio che divampò rapidamente. I macchinisti cercarono di far uscire il treno dalla galleria ma questo si arrestò a causa dei freni a mano serrati quando metà convoglio era ancora dentro. I vigili del fuoco furono costretti a operare con molte difficoltà per spegnere il rogo all'interno della galleria e recuperare le salme dal quinto vagone. Molti tifosi, per sfuggire all'ampliamento del rogo, erano già saltati giù dai finestrini.
Vittime della strage furono Vincenzo Lioi, di quindici anni, Ciro Alfieri, di sedici, Giuseppe Diodato e Simone Vitale, entrambi di ventitré anni. Venti persone vennero ricoverate per le ferite, mentre due agenti furono intossicati dal fumo dell'incendio. Il sospetto degli inquirenti si appuntò sui più facinorosi tra gli ultrà che avrebbero appiccato l'incendio per creare un diversivo atto a impedire l'arresto dei più violenti da parte delle forze dell'ordine all'arrivo nella stazione di Salerno. Il pubblico ministero, Di Florio, nel corso degli interrogatori ricavò una rosa di nomi tra i possibili responsabili dell'incendio. Si parlò anche di un candelotto fumogeno come possibile innesco.
Furono condannati ad otto anni di carcere Raffaele Grillo, di vent'anni, e Massimo Iannone, di ventidue. Francesco Fiammenghi, di ventitré anni, accusato di danneggiamenti, fu condannato invece ad otto mesi. Furono assolti "per non aver commesso il fatto" Bianca Sammarco, la funzionaria di turno delle Ferrovie dello Stato accusata di disastro colposo, e Tommaso Campanella, ispettore della Polfer.
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