Di Redazione.
Che non sia un corteo ordinario lo si capisce subito visto il continuo afflusso di persone e il fatto che quando la testa ha superato l’Università Federico II la coda non si è ancora mossa da Piazza Garibaldi. La manifestazione si apre con uno striscione molto esplicito che recita: “No Pasaran – Jatevenne”.
I primi momenti di forte tensione si hanno a metà corteo con tentativi di cariche laterali. Il lungo serpentone umano di circa trentamila persone raggiunge piazza del Municipio con l’intenzione di raggiungere piazza del Plebiscito. La Questura però è categorica e nega il passaggio. Dopo un primo contatto con la testa del corteo le Forze dell’Ordine caricano pesantemente dando il via a circa mezz’ora di scontri molto duri. Dopo la prima carica lo schieramento di poliziotti e carabinieri (alla loro ultima uscita con i moschetti utilizzati in ordine pubblico) viene respinto dal corteo e viene messo in evidente difficoltà. Solo circondando l’intera piazza, chiudendo ogni via di fuga e scatenando una violenta caccia all’uomo fatta di pestaggi indiscriminati il dispositivo di sicurezza riesce a riprendere il controllo della situazione. Difficile fare una stima dei feriti in seguito agli scontri.
Quello che è certo è che, subito dopo la fine degli incidenti, la Questura di Napoli avvia un vero e proprio rastrellamento negli ospedali per scovare coloro che si erano recati ai pronto soccorsi per farsi medicare in seguito alle cariche della mattinata. Segue quindi il fermo indiscriminato di 87 persone che vengono condotte alla Caserma Raniero dove le Forze dell’Ordine si resero protagoniste, come se si trattasse di una prova, di tutti quegli episodi di violenza, prevaricazione e sopraffazione, che si sarebbero ripetuti, moltiplicati all’ennesima potenza, quattro mesi dopo a Genova. I vergognosi fatti della Raniero sui quali il movimento produsse un corposo libro bianco avranno una coda clamorosa con gli arresti dell’aprile 2002 di funzionari e agenti (mandati ai domiciliari) e la protesta dei loro colleghi della Questura di Napoli. Negli atti dell’inchiesta si possono leggere accuse molto chiare nei confronti degli arrestati: “…aver trasportato illegittimamente ed indiscriminatamente tutti i soggetti recatisi presso alcuni ospedali cittadini per essere sottoposti a cure, presso la caserma Raniero; li trattenevano, impedendo loro di comunicare con l’esterno e di essere assistiti dai difensori; li obbligavano a subire maltrattamenti, percosse, intimidazioni, minacce e danneggiamenti; prelevavano loro il materiale fotografico, pur in assenza di tutti i presupposti di legge e senza provvedere alla redazione di alcun verbale”. Giova ricordare che l’inchiesta finì nel nulla. La sentenza di primo grado arrivò a nove anni dai fatti e ci pensò l’Appello del 2013 a dichiarare tutto prescritto. Probabilmente, se non si fosse trattato di episodi talmente macroscopici e capitati sotto gli occhi del mondo intero, le tragiche vicende della Diaz e di Bolzaneto avrebbero fatto la stessa fine.
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