lunedì 12 agosto 2024

CHRISTIAN ROCCA CONTRO IL QUOTIDIANO LA REPUBBLICA (08/10/2003)

Di Redazione.

La prima pagina dell’organo dei Radical In, cioè La Repubblica (Rep.) di ieri, 7 ottobre, si è aperta con "Somalia, il martirio della volontaria italiana". Di spalla una prestigiosa intervista a Vladimir Putin, concessa però al New York Times. Titolo: "Putin a Bush: ‘L’Iraq sarà come il nostro Afghanistan’ ". Ha detto questo Putin? No, è titolazione creativa, diciamo "In", dei republicones. Infatti nel titolo interno il "sarà" diventa un "può essere". Eppure nel testo del New York Times, Putin non dice mai una cosa come questa, anzi la nega. La domanda del cronista americano è: "Vede qualche analogia tra la situazione americana in Iraq oggi e quella sovietica in Afghanistan?". E Putin risponde: "Penso che instaurare dei paralleli storici possa indurre in errore". Per Putin può indurre in errore, e infatti i republicones nell’errore sono stati indotti, tanto da aver titolato: "L’Iraq sarà come il nostro Afghanistan". Continua Putin: "L’Unione Sovietica cercò di migliorare la situazione in Afghanistan. Non era così terribile, ma decise di migliorarla e lo fece con una guerra che durò dieci anni. Gli Stati Uniti hanno dato inizio ad una campagna militare contro un regime che di fatto si era opposto alla comunità internazionale per un lungo periodo. Questa è una differenza significativa". Per Putin, "questa è una differenza significativa" che, però, nel titolo di Repubblica In diventa "l’Iraq sarà come il nostro Afghanistan". Il giornalista americano, un po’ republicone anch’egli, insiste, non si convince, e gli chiede se "secondo lei è plausibile che l’America possa restare impantanata in Iraq dieci anni?". Risposta di Putin: "Penso che attualmente l’amministrazione americana stia cercando di internazionalizzare la situazione e che sia giusto, perché esiste un rischio simile". Finalmente Putin gli dà un contentino e ammette che ok, d’accordo, purché non gli rompa più le scatole, "esiste un rischio simile", ma sappiate che Bush si sta già giustamente adoperando per prevenirlo. Il giornale dei Radical In nostrani invece titola, in prima pagina, e attribuendo a Putin la frase tra virgolette, come se gli fosse uscita dalla boccuccia che "L’Iraq sarà come il nostro Afghanistan". Neanche a Kabul, dove peraltro ci sono pashmime molto In, i giornali vengono fatti così male. Articoli di Alberto Flores D’Arcais a parte, la situazione dei servizi esteri è da giornale tabloid. Enrico Franceschini, per esempio, lo sleeper (dormiente) corrispondente da Londra: dopo aver finito di tormentare i lettori con informazioni sballate sul caso Kelly e Tony Blair, ieri s’è dedicato ai conservatori. A modo suo, ovviamente. Non tanto perché, all’improvviso, ha dato notizia ai suoi lettori che i tories "non batteranno Blair" e che il premier "può stare tranquillo"; questo va nel conto di un giornale che stampa analisi profonde come un cruciverbone di Domenica In. Sleeper però ha fatto di più. S’è addormentato anche al congresso dei conservatori. Ecco come ha iniziato l’articolo: "Riferiscono le cronache londinesi che Margaret Thatcher, sempre più malata e sempre più smemorata, non solo non ricorda più di avere perso il marito un paio d’anni fa, ma" eccetera. Maggie sarà "malata" e "smemorata" e forse "non ricorda più di avere perso il marito un paio d’anni fa", ma Sleeper non sta molto meglio, visto che sir Denis Thatcher è morto tre mesi fa (il 26 giugno). Smemorato, mr. Franceschini, o schiacciava un pisolo? Per Sebastiano Messina, il Cav. vuole spedire "40 milioni di lettere" al costo di "20 milioni di euro". Di fianco Claudio Tito parla di "18.198.000 lettere" per "7 milioni di euro". In entrambi i casi è un’enormità, così come uno dei due articoli di Rep. In. Il nuovo padre nobile è Paolo Bonolis e Rep. una specie di telepromozione di Domenica In che spaccia le telefonate anti Cav. come la prova della Rai sia "normalizzatissima e controllatissima" (Serra In) e "blindatissima" (ex autore Rai ai bei tempi di Baldassarre). E’ finita l’era dei radical chic, è l’ora dei Radical In.

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