Di Redazione.
Centinaia di grotte perlustrate, si dice circa quattrocento, nelle zone più impervie e inaccessibili del Nuorese, un lavoro di ricerca durato quasi una settimana, ma alla fine i carabinieri del gruppo di Nuoro guidati dal colonnello Calcagnile, hanno trovato la grotta giusta, quella dove la colonna sarda delle Brigate rosse, collegata ad Antonio Savasta, nascondeva una vera e propria base logistica super rifornita di armi e munizioni di ogni genere e puntata, presumibilmente, sul supercarcere di Bad'e Carros. La scoperta è stata fatta verso l'una del mattino nella zona di Monte Pitzinnu, sulle montagne di Lula, ad una trentina di chilometri da Nuoro: alla grotta, a circa mille metri di altezza, ci si arriva arrampicandosi per circa sei chilometri lungo un viottolo di campagna che parte direttamente dalla superstrada Nuoro-Siniscola. Una apertura piuttosto stretta, superabile solo camminando carponi, nascondeva un autentico arsenale: due missili-terra aria di fabbricazione francese, cinque razzi per bazooka di fabbricazione americana, una bomba razzo di fabbricazione sovietica, sei mitra Sterlig corredati di nove caricatori e di un centinaio di cartucce, sette bombe a mano del tipo ananas e circa trenta chili di esplosivo al plastico. La scoperte del covo aggiunge un tassello importantissimo all'inchiesta che i giudici cagliaritani stanno conducendo sulla organizzazione eversiva Barbagia rossa e su una presunte colonna sarda delle Brigate Rosse. Barbagia rossa si è fatta viva nel 1978 prima con attentati di minore entità poi con il barbaro assassinio per errore del maestro di Orane Nicolino Zidda e dell'appuntato dei carabinieri Santo Lanzafame, tutti e due uccisi a luglio dell'anno passato: dono le condanne, tutte brevi, inflitte dal tribunale di Cagliari e dopo la conclusione di una prima fase dell'inchieste se n'è aperta un'altra che ha portato all'arresto di otto persone. Dopo gli arresti avvenuti una decina di giorni fa di Gianni Canu, Pierino Medde, Roberto Campus, nuoresi, Mario Meloni di Mamoiada, Antonio Contena di Orune, Giovanni Battista Meloni di Siniscola e Giuliano Deroma di Sassari, sono finiti in carcere anche Vittorio Balia di Mamoiada e Giuseppe Manca di Nuoro.
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