Di Redazione.
Italia protagonista nella giornata odierna alla Mostra del Cinema. Svaporati i fan di Lady Gaga che ieri hanno messo sottosopra il Lido, si torna al concorso e al fuori concorso con due storie profondamente italiane. In gara c’è infatti «Iddu» di Fabio Grassadonia e Antonio Piazza, con Elio Germano nei panni di Matteo Messina Denaro, il latitante per eccellenza catturato lo scorso anno mentre andava a curarsi e scomparso per malattia otto mesi dopo la cattura (NELLA FOTO IN ALTO UNA SCENA DEL FILM). Germano dunque incarna «Iddu» ossessionato dalla figura paterna e recluso in un appartamento segreto gestito da Barbara Bobulova, mentre Toni Servillo è il fiancheggiatore che si presta a un poco chiaro tentativo di scoprire il suo nascondiglio. Il film sarà proiettato alle 19.15 in Sala Grande col cast, arrivato al Lido capitanato da Servillo già nella giornata di ieri.
Altro titolo attesissimo è «M» diretto da Joe Wright dal romanzo bestseller di Antonio Scurati, una serie in otto episodi prodotta da Sky Studios e da Lorenzo Mieli per The Apartment, in cui Marinelli è Benito Mussolini. Scurati era già al Lido il 4 per il red carpet del film «Joker» e alla domanda se la serie, alla quale ha collaborato, l’avesse soddisfatto ha risposto un biascicatissimo «Sì». Nel cast anche il veneto Paolo Pierobon nei panni di Gabriele D’Annunzio. La prima della serie sarà alle quindici in Sala Giardino e dopo il Lido approderà nel prossimo anno in esclusiva su Sky ed in streaming solo su Now. Come il romanzo, la serie racconta la storia di un Paese che si è arreso alla dittatura e la storia di un uomo che è stato capace di rinascere molte volte dalle sue ceneri. Ripercorrerà la Storia dalla fondazione dei Fasci Italiani nel 1919 fino al famigerato discorso di Mussolini in Parlamento nel 1925, dopo l'omicidio del deputato socialista rodigino Giacomo Matteotti. Offrirà, inoltre, uno spaccato del privato di Mussolini e delle sue relazioni personali, tra cui quelle con la moglie Rachele, con l’amante venezia Margherita Sarfatti e con altre figure dell'epoca. E si aspettano polemiche. Infine il concorso, che schiera oggi un altro titolo, «April» della regista georgiana Dea K'ulumbegashvili, storia crudissima di un’ostetrica ginecologa che pratica aborti clandestini nei villaggi della Georgia per tutelare le donne.
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