mercoledì 27 novembre 2024

MAURIZIO LANDINI "GOVERNO AUTORITARIO LA RIVOLTA SOCIALE? VUOL DIRE NON GIRARSI DALL'ALTRA PARTE" (27/11/2024)

Di Redazione.


Maurizio Landini (NELLA FOTO IN ALTO) non arretra di un millimetro. Il segretario della Cgil rivendica l’appello alla «rivolta sociale», che «significa non voltarsi dall’altra parte rispetto alle diseguaglianze e mettersi insieme per cambiare le cose».

Lancia lo sciopero generale di dopodomani contro la manovra di un «governo che ha la maggioranza in Parlamento ma non nel Paese, fa aumentare la povertà e non negozia con chi rappresenta tutti i lavoratori e i pensionati». E insiste sul referendum sull’autonomia differenziata, «perché noi questa legge vogliamo cancellarla».

Per il quarto anno consecutivo Cgil e Uil hanno deciso lo sciopero generale. Ora lei invoca anche una rivolta. Lo sciopero non basta più?

Arriviamo allo sciopero generale dopo quello di metalmeccanici, chimici, scuola, trasporti locali e le manifestazioni di pubblico impiego, pensionati e studenti. E dopo una legge di Bilancio e un Piano strutturale che vincola il paese a sette anni di austerità. Ho richiamato la rivolta sociale per dire alle singole persone di non voltarsi dall’altra parte rispetto alle diseguaglianze e mobilitarsi insieme.

Non sta invadendo il campo della politica?

Lo Stato sociale ed i diritti nel lavoro esistono grazie alle lotte del sindacato. Del resto, è la Costituzione che dice che siamo una Repubblica fondata sul lavoro. Oggi non è così, si è poveri anche lavorando e i giovani sono precari e costretti a emigrare.

L’hanno paragonata ai cattivi maestri che aprirono la strada al terrorismo. Nessun ripensamento?

In questo paese il terrorismo rosso e nero è stato sconfitto dal movimento dei lavoratori, come il nazismo e il fascismo. Quindi non prendiamo lezioni da nessuno. Oggi chi sta fomentando la situazione è il governo e la sua logica autoritaria. Invece, quando le persone si rivoltano contro le ingiustizie e scendono in piazza nessuno dovrebbe averne paura perché conflitto e mediazione sociale sono il sale della democrazia.

Nelle manifestazioni studentesche di Torino si sono visti giovani che mimavano la P38 ed invocavano Valditara a testa in giù. Molti hanno espresso solidarietà al ministro, ma non la Cgil.

Noi gli atti di violenza li condanniamo tutti e non fanno parte della nostra storia.

Torniamo allo sciopero. La Uil ha detto che se il governo accogliesse le vostre richieste, ci potreste sempre ripensare. Quali richieste?

Cambiare il fisco, col ritiro di flat tax e concordato e tassando profitti e rendite finanziarie e immobiliari e restituendo i diciassette miliardi di maggiore Irpef del 2024 a lavoratori e pensionati, nella sanità e non autosufficienza e nei contratti pubblici, ritirando l’intesa separata favorita dal governo. Vogliamo la riforma delle pensioni, la detassazione degli aumenti contrattuali, le assunzioni di ispettori per la sicurezza sul lavoro e il superamento del subappalto. Il ripristino dei fondi per automotive e Sud ed il ritiro del decreto sicurezza.

Il governo non lo farà. A cosa serve lo sciopero?

Intanto, è con lo sciopero di Cgil e Uil sotto Draghi che abbiamo ottenuto il taglio del cuneo fiscale. E certo le cose non si conquistano dicendo che va tutto bene. Dopodiché, visto che il governo, che ha la maggioranza in Parlamento ma non nel Paese, va avanti senza ascoltare chi rappresenta la maggioranza del Paese, lo sciopero va esercitato.

Sta dicendo che la maggioranza del Paese sta con voi invece che col governo?

Sì, il sindacato rappresenta tutti i lavoratori e i pensionati. Quando facciamo accordi, li firmiamo anche per chi vota per questo governo. Sia chiaro, non metto in discussione il governo eletto, ma quando la metà degli elettori non va a votare, dico che il governo non ha la maggioranza nel Paese e non è autorizzato a mettere in discussione i diritti di lavoratori e pensionati. Ma questo governo, pregiudizialmente, non negozia.

Vuole la concertazione?

Voglio contrattare secondo un modello democratico mentre il governo sta cambiando la Costituzione a colpi di maggioranza.

La Cgil è tra i promotori del referendum sull’autonomia differenziata. Dopo i rilievi della Consulta pensa sia ancora necessario?

La sentenza conferma in parte la nostra contrarietà. Leggeremo le motivazioni e saremo rispettosi delle decisioni della Cassazione ma andremo a sostenere le nostre ragioni e quelle di un milione e trecentomila firmatari: per noi il referendum resta in piedi perché non vogliamo solo modifiche, ma abrogare questa legge.

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