venerdì 27 dicembre 2024

LA MORTE DI GIAN PAOLO ORMEZZANO (27/12/2024)

Di Redazione.


Gian Paolo Ormezzano (NELLA FOTO IN ALTO), giornalista di rara sensibilità e talento, si è spento ad ottantanove anni a Torino (città in cui era nato il 17 settembre del 1935), lasciando un vuoto profondo non solo nel giornalismo sportivo, ma nell’intero panorama mediatico italiano. La sua carriera, iniziata giovanissimo con Tuttosport, si è estesa per decenni, segnando un’epoca di straordinaria passione, competenza e visione. La sua penna ha raccontato le gesta dei grandi campioni e gli eventi che hanno segnato la storia, ma anche la sua Torino, il suo amore per la quale non ha mai smesso di nutrire. Direttore responsabile di Tuttosport ed inviato de La Stampa, Ormezzano ha vissuto il giornalismo come una missione, affermandosi non solo per la sua capacità di scrivere, ma anche per il suo spirito instancabile e la sua curiosità insaziabile. Fin da bambino, Ormezzano aveva deciso che il suo destino sarebbe stato legato al giornalismo. Cresciuto a Limone Piemonte durante la Seconda Guerra Mondiale, si distinse subito per le sue capacità comunicative, scrivendo per i compagni di scuola in cambio di dolci. La sua passione per lo sport (sci, calcio, basket, nuoto, podismo) lo accompagnò per tutta la vita, diventando la linfa vitale della sua carriera. A Tuttosport, divenne direttore giovanissimo, e il suo nome iniziò a essere sinonimo di competenza e autenticità. La sua fama, però, non si limitò solo al mondo dello sport: fu un testimone privilegiato dei grandi eventi storici, come il primo passo dell’uomo sulla Luna nel 1969, a Cape Canaveral, dove fu inviato per raccontare uno degli attimi più significativi della storia umana.

Il giornalismo di Ormezzano non si accontentava di riportare i fatti; li arricchiva di emozione, visione e soprattutto umanità. Raramente un giornalista è riuscito a coniugare il mestiere con la passione in modo tanto autentico, eppure Ormezzano lo ha fatto con una naturalezza che pochi avrebbero saputo imitare. La sua figura rimarrà un faro per le generazioni future, e il suo esempio di rigore, passione e dedizione rappresenterà sempre un modello da seguire.

AGGIORNAMENTO DEL 30/12/2024

C’era una sciarpa granata con l’immagine del Grande Torino ad accompagnare Gian Paolo Ormezzano nel suo ultimo viaggio. Quella squadra che al Filadelfi a tante volte aveva avuto l’onore di poter vedere vincere (e mai perdere) e che, in un qualche modo, ha avuto vicino anche oggi. D’altronde il Toro è stata una delle grandi passioni che lo ha accompagnato da sempre e a cui ha dedicato anima e corpo oltre a milioni di parole, tra quelle scritte su giornali e libri e quelle dette con la sua inconfondibile voce. Ha narrato la storia del Toro come nessun altro, tanto che alla fi ne, il Toro, è entrato anche nella sua di storia. Non ha quindi certo stupito vedere, tra le centinaia di persone che hanno riempito la chiesa di Sant’Anna per l’ultimo saluto, chi la maglia granata l’ha indossata - come Antonio Comi, Angelo Cereser e Claudio Sala - o chi del Toro ne custodisce la memoria, come Franco Ossola e presidente del Museo del Grande Torino, Domenico Beccaria. Non poteva certo mancare anche una delegazione dalla squadra attuale, rappresentata dal direttore operativo Alberto Barile, dal responsabile dell’uffi cio stampa Piero Venera e da diversi giovani calciatori delle giovanili. Passato e futuro del Toro che si sono ritrovati insieme per l’ultimo omaggio a GPO. Non ha poi stupito vedere Giampaolo Boniperti (il fi glio dell’ex bandiera e presidente della Juventus, Giampiero, di cui era amico) ma anche tanti colleghi e amici, persone che lo hanno conosciuto e, ovviamente, quelle a cui ha voluto più bene e che gli hanno voluto bene. E c’erano anche molti di quei tifosi che hanno apprezzato sia l’uomo che la sua penna: a Gian Paolo Ormezzano era stato intitolato anche il Toro Club Melfi e non può quindi sorprendere neppure che, appoggiata sulla bara, a fianco a quella del Grande Torino di cui dicevamo in precedenza, fosse presente anche una sciarpa del Toro Club che portava il suo nome. Gpo, per anni è stato testimone e narratore della storia e degli eventi, Stamattina è stato invece il soggetto dei racconti di chi lo ha conosciuto: quella che ha celebrato Don Luigi Ciotti è stata infatti una cerimonia diversa dal solito, fatta di preghiere, certo, ma anche di aneddoti. Il più toccante quello del fi glio Timothy, che ha fornito un ritratto più intimo e personale di Gian Paolo Ormezzano «Ci hai insegnato l’onestà, la leggerezza, l’ironia, l’umiltà, la curiosità, il relativo e il giusto. Mi hai insegnato a non prendere scorciatoie. Eri un maestro di altruismo, anche nei piccoli gesti di ogni giorno. Ad esempio, come mi ha ricordato Maria Camilla (la sorella di Timothy, ndr), quello di parcheggiare vicino all’altra macchina per rubare meno spazio possibile a chi sarebbe arrivato dopo di te». E poi ha aggiunto: «Mi hai mostrato come osservare senza troppa serietà un mondo spesso poco serio come quello del calcio. Mi hai insegnato a tifare per gli indiani e non per i cowboy, a sostenere quelli che perdono con onore e a volte nemmeno quello. Mi hai insegnato a stare dalla parte degli ultimi, quelli che ti apparivano nei tuoi sogni pieni di sensi di colpa perché, come dicevi spesso, “mi è andata bene La sciarpa del Grande Torino sulla bara nella vita”».

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