giovedì 26 dicembre 2024

MANCHESTER E' OUT IL DERBY DELLA CRISI TRA CITY E UNITED DOPO QUELLO VINTO DAI RED DEVILS SUL CAMPO (26/12/2024)

Di Redazione.


Le due anime di Manchester, quella rossa e quella blue, non sono mai state così unite come in quest’ultimo periodo. Per carità, non parliamo di improbabili gemellaggi e nemmeno di una temporanea deposizione dell’ascia di guerra. La rivalità resta tale, e questo di certo non cambierà. Ciò che curiosamente accomuna il City lo United sono invece le difficoltà che entrambe stanno affrontando in questa stagione: due squadre unite sotto il segno di una crisi che al momento sta facendo traballare il primato di Manchester come capitale assoluta del calcio di Sua maestà. E se da una parte, quella storicamente più vincente, la crisi è diventata una condizione cronicizzata, dall’altra, invece, essa rappresenta un’assoluta novità dopo un decennio di dominio pressoché incontrastato. Insomma, per quanto momentaneamente assimilabili, le due situazioni sono comunque molto diverse. Il Man United, infatti, è un malato cronico che continua a non rispondere ad alcuna cura. Negli undici anni successivi alla fi ne del Regno quasi trentennale di Sir Alex Ferguson ne sono state provate tante. Eppure, fra pochi alti e tantissimi bassi, ogni tentativo è risultato vano. L’ultimo in ordine di tempo, quello messo in moto poco più di un mese fa e affidato al dottor Ruben Amorim, sta già affrontando la prima tempesta. Domenica 22, in casa contro il sorprendente Bournemouth, i Red Devils hanno subito la quarta sconfitta in nove gare giocate con il tecnico portoghese alla guida. Un umiliante zero a tre che conferma come l’immediato cambio di marcia che in tanti si aspettavano con l’arrivo dell’ex Sporting Lisbona, primo fra tutti Jim Ratcliffe, il nuovo comproprietario del club, non si sia concretizzato. Il che di fatto ribadisce un concetto che dovrebbe essere ormai chiaro a tutti: i problemi che affliggono i Diavoli Rossi non sono risolvibili semplicemente con il cambio della guida tecnica. Anche perché con Amorim siamo ormai arrivati all’ottavo tentativo in undici anni. Sette allenatori prima di lui, (senza contare gli interim), accomunati dal medesimo destino: il fallimento. È dunque chiaro che l’accento debba essere necessariamente posto su altre questioni: come, per esempio, l’incapacità reiterata di costruire rose vincenti, nonostante dall’addio di Ferguson il club abbia investito sul mercato oltre due miliardi di euro. Su Amorim, però, un giudizio vero e completo lo si potrà dare solo a partire dalla prossima stagione, (a gennaio qualcosa succederà, ma non si prevedono rivoluzioni), quando attraverso il mercato il club cercherà di mettere a disposizione del tecnico calciatori più adatti al suo modo di giocare. Le epurazioni, però, sono già iniziate, con il portoghese che ha ricevuto carta bianca dal club: il primo a farne le spese è stato Rashford, finito immediatamente ai margini della rosa. E di nomi a rischio, anche illustri, ve ne sono tanti. Sull’altra sponda di Manchester, invece, la crisi è esplosa all’improvviso alla fine di ottobre, cogliendo un po’ tutti di sorpresa. Pep Guardiola per primo, il quale, per la prima volta in carriera, sembra non avere una soluzione già pronta. Sabato 21, contro l’Aston Villa, il City ha messo in fila la nona sconfitta nelle ultime dodici gare, rafforzando ulteriormente la teoria che settimana dopo settimana ha via via preso piede: il ciclo di una delle squadre più vincenti della storia del calcio inglese è arrivato ai titoli di coda aldilà dell'assenza del Pallone d'Oro Rodri. Pep, dal canto suo, si guarda bene dall’ammetterlo. Il catalano, anzi, continua a dire di avere tanta fiducia nei suoi calciatori: "Ho una fi ducia incredibile nei ragazzi. Prima o poi troveremo la via del ritorno", ha detto dopo la sconfitta con i Villans che ha allontanato ulteriormente il City dalla zona Champions. Il problema è che al momento Pep sembra essere rimasto l'unico a crederci: oggi con l'Everton l'eventuale rinascita almeno in termini di punti, quelli che servono per tutte, a maggior ragione per una compagine che ha un processo per numerose infrazioni in corso.

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