giovedì 21 agosto 2025

IL RUOLO DELL'IRAN PREOCCUPA TEL AVIV (03/01/2009)

Di Redazione.


La nuova fase del conflitto israelo-palestinese ha naturali ricadute sulla politica interna italiana. Come prevedibile si ripropone la dicotomia che si manifestò in occasione della guerra tra Israele ed Hezbollah in Libano. Allora c’era il governo Prodi e fecero il giro del mondo le foto del ministro degli esteri D’Alema in corteo con un leader di Hezbollah. Ora come allora si confrontano due tesi: quella di D’Alema, che ritiene la reazione di Israele eccessiva rispetto alla causa scatenante, cioè il lancio di razzi, e quella dell’attuale ministro degli esteri Frattini, che ritiene giusta la reazione di Israele, anche se invoca una tregua attraverso la mediazione dell’Onu. Secondo D’Alema, Hamas, vincendo le elezioni politiche nella striscia di Gaza, ha acquisito una valenza democratica e quindi dovebbe essere considerato dal governo italiano come un interlocutore per una soluzione della crisi. Ma come può considerarsi democratica una vittoria elettorale come quella di Hamas, ottenuta grazie alla sconfitta militare dell’avversario politico, il partito di al-Fatah, favorevole alla pace con Israele e al suo riconoscimento? Apparentemente non esistono motivi contingenti per la rottura della tregua da parte di Hamas. Tuttavia, ambienti vicini alla resistenza palestinese fanno notare che la tregua era condizionata alla fine dei raid aerei israeliani in territorio palestinese, alla conclusione dell’assedio di Gaza da parte di Israele e all’estensione della tregua alla Cisgiordania. Secondo Hamas, nessuna di queste condizioni è stata rispettata da Israele e questo giustifica la rottura della tregua. Ma la ripresa delle ostilità da parte di Hamas è soprattutto un diversivo inteso a recuperare un consenso popolare fortemente ridotto dopo un’esperienza di governo che ha chiarito anche ai palestinesi di Gaza il vero scopo di Hamas: prolungare sine die il conflitto con Israele, rafforzando allo stesso tempo l’influenza dell’Iran, il principale finanziatore di Hamas, sull’area medio-orientale. È curioso in questo contesto che D’Alema e compagni, così come ieri appoggiavano gli integralisti di Hezbollah, adesso appoggiano Hamas. Hamas ha rotto la tregua anche perché convinta, dopo il risultato della guerra tra Israele ed Hezbollah, che Israele fosse ormai una ‘tigre di carta’. Israele, invece, ha imparato dagli errori di quella guerra: innanzitutto ha capito che un pareggio militare contro gli estremisti, siano essi Hezbollah o Hamas, equivale ad una sconfitta politica e quindi che la sua reazione, per essere politicamente efficace, doveva essere militarmente sproporzionata alla causa. Se Israele, come sembra probabile, riuscirà questa volta a vincere militarmente nei confronti di Hamas, rafforzerà al-Fatah e nello stesso tempo invierà all’Iran un messaggio che avrà il significato di un potente deterrente sulle sue mire nell’area medioorientale.

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