Di Redazione.
Sono gli ultimi testimoni della parte civile quelli sentiti quest'oggi in aula nell'ambito del processo per diffamazione aggravata che vede imputato il quarantaduenne Alessio Scurosu, ossia la persona che nel 2020 avrebbe realizzato e fatto circolare in rete fotomontaggi che ritraevano corpi di attrici porno con il volto dell'attuale Presidente del Consiglio italiano Giorgia Meloni (NELLA FOTO IN ALTO), all'epoca parlamentare. Gli inquirenti si erano da subito convinti che fosse stato Scurosu (difeso dall'avvocato Maurizio Serra) a modificare i filmati, in virtù delle sue competenze come grafico informatico, utilizzando dei software specifici per la manipolazione grafica, apponendo il volto della Meloni sui corpi delle attrici hard. I testi sentici davanti al giudice Monia Adami sono due agenti della polizia postale che all'epoca, su incarico della Procura, sequestrarono i telefonini di Alessio Scurosu e di suo padre Roberto. La posizione di quest'ultimo è già stata stralciata perché l'anno scorso aveva chiesto ed ottenuto dal giudice di accedere alla messa alla prova. "Seppi a giugno del 2020 dell'esistenza in rete di video e fotografie che ritraevano donne che avevano il mio volto intente in atti sessuali. Video manipolati per far credere che fossi io a fare sesso. All'epoca ero parlamentare e fui inofrmata dal mio social media manager" disse la Meloni in collegamento video da Palazzo Chigi, rispondendo alle domande del pm Maria Paola Asara assistita dal legale Maria Giulia Marongiu spiegando anche quali fossero le ragioni che l'hanno spinta a costituirsi parte civile ed a chiedere attraverso il suo legale un risarcimento simbolico di centomila euro.
"Chi come me lavora ogni giorno per combattere la violenza contro le donne, come può non assumersi la responsabilità di condannare simili comportamenti?. Mi sono costituita parte civile perché lavoro quotidianamente contro i soprusi sulle donne e ho una responsabilità in questo senso. Quella nei miei confronti è stata una forma di violenza, non voglio lasciar perdere perché deve passare il messaggio che chiunque, un domani, possa sentirsi libero di agire allo stesso modo nei confronti di altre donne" chiuse la Meloni.
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