Di Redazione.
In quel giorno sulla statale jonica 106, muore Donato Bergamini. ventisette anni, calciatore del Cosenza, venne trovato sul ciglio della strada a pochi passi da un camion che lo avrebbe travolto. Ai tempi gli inquirenti avevano valutato il caso come un suicidio. La zona è quella di Roseto Capo Spulico, ma la realtà è che dopo trentacinque anni viene classificato come un omicidio. La sorella Donata, sin dall'inizio, si batte per la verità. Perché è convinta che suo fratello non avesse voglia di farla finita. La fidanzata del calciatore, Isabella Internò, fu l'unica testimone diretta della situazione. La relazione, durata tre anni, finì a causa di un aborto (a Londra) perché non c'era matrimonio fra i due e nella Calabria degli anni ottanta questo sarebbe stato uno scandalo. "In macchina stavamo discutendo piuttosto animatamente poi è sceso e dopo aver farfugliato qualche frase si è tuffato sotto un camion in transito" disse l’ex fidanzata di Denis. Dopo diverse perizie e la riesumazione del corpo nel 2017, si scoprì che Bergamini fu assassinato verosimilmente con una busta di plastica, dopo che il camion lo sormontasse, come una messinscena. Così Internò, a giudizio, viene condannata a sedici anni perché mandate dell'omicidio. Due giorni prima della morte di Bergamini, parlando con un'amica, aveva detto: "È un uomo morto, se non torna con me lo faccio ammazzare. Lui mi ha disonorata, deve tornare da me perché io lo faccio ammazzare. È un uomo morto. Tu non puoi capire perché sei del Nord".
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