sabato 30 aprile 2011

ACQUA UN DECRETO ANTI-REFERENDUM (22/04/2011)

Di Redazione.

«Sull’acqua “pubblica”, per la quale è stato promosso il referendum di giugno, serve un approfondimento a livello legislativo». Le parole del ministro per lo sviluppo economico Paolo Romani hanno scatenato un putiferio. Il ministro ha aggiunto che «ho l’impressione che anche su questo Saglia abbia ragione». E il sottosegretario al suo dicastero, Stefano Saglia, ieri è venuto ancor più allo scoperto, annunciando un decreto legge che istituisca un’autorità per il settore idrico: «Le liberalizzazioni, come accaduto per l’energia elettrica e il gas, devono essere regolate - spiega Saglia - e quindi ci vuole un’Autorità terza rispetto al governo che stabilisca le regole del gioco. Penso che l’unica modalità possibile sia l’inserimento di una proposta di modifica all’interno dei provvedimenti, sotto forma di decreto, che il Consiglio dei ministri sta per varare».
Il decreto dovrebbe essere approvato entro metà maggio, all’interno dell’Omnibus. A un mese esatto dalla Giornata mondiale dell’acqua, dunque, ieri il Governo ha scoperto le proprie carte, la strategia per affondare il secondo dei referendum in programma il 12 e 13 giugno, dopo quello sul nucleare. E le reazioni, durissime, sono fioccate.
Anche sull’acqua «si vuole togliere voce ai cittadini». Lo afferma in una nota il presidente di Wwf Italia, Stefano Leoni, secondo il quale «su acqua e nucleare c’è convergenza tra interessi economici e politici». «Le notizie secondo cui Governo e Confindustria dichiarano l’intenzione di mettere in discussione anche il referendum sulla privatizzazione dei servizi idrici - dice Leoni - confermano la convergenza tra interessi economici e politici nel far saltare, oltre a quello sul nucleare, anche il referendum sull’acqua, privando così i cittadini del diritto di esprimersi su scelte fondamentali che riguardano il futuro istituzionale, economico e sociale del Paese».
Per il Wwf, sull’acqua vanno sfatati alcuni miti: «Confrontando i dati forniti dagli stessi erogatori - prosegue la nota - dove si è avuta una gestione privatistica, le tariffe sono aumentate del 60% e gli investimenti sono diminuiti del 66%. Di conseguenza sono diminuiti i controlli e le manutenzioni, con un’inevitabile compromissione della quantità e della qualità dell’acqua sia come risorsa naturale che idropotabile».
«Serve una forte mobilitazione alla quale nessuno può sottrarsi, perchè qui rischiamo una sospensione delle libertà democratiche», gli fa eco Angelo Bonelli, presidente dei Verdi. «Una cosa inammissibile - prosegue Bonelli che parla di “deriva golpista” - volta a vanificare i quesiti referendari e farli dichiarare inammissibili dalla Cassazione, per garantire al premier il flop del voto sul legittimo impedimento e ai grossi gruppi industriali, già mobilitati, un affare complessivo di oltre 100 miliardi di euro».
«Quello sul referendum è un vero e proprio sabotaggio. Il governo ha paura che si raggiunga il quorum e insieme ai “no” al nucleare e all’acqua gli italiani dicano no anche al legittimo impedimento», commenta il senatore Pd Giuseppe Lumia, che aggiunge: «Questo solo interessa al governo e alla maggioranza: proteggere il padrone». «Capiamo le difficoltà di un esecutivo che, essendo sempre più impopolare, teme giustamente il giudizio degli elettori», rincara Stella Bianchi, responsabile Ambiente della segreteria Pd.
«Siamo alla notte della Repubblica, una dittatura dolce che lentamente uccide la democrazia», la stroncatura di Paolo Ferrero, segretario Prc. E chiude: «Chiediamo al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano di non firmare la legge e di restituire agli italiani il diritto al voto su acqua e nucleare».

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