Di Giampaolo Carboni.
«Forse Melania conosceva il suo assassino». La giovane donna, ritrovata uccisa con 35 coltellate in un campo in provincia di Teramo, non ha lasciato dietro di se segni di resistenza quando lunedì pomeriggio è scomparsa nel nulla. Il delitto di Carmela Rea, conosciuta da tutti come Melania, continua ad essere carico di misteri. Ventinove anni, una figlia di 18 mesi, Carmela descritta dai vicini «bella come un’attrice», viveva con la sua famiglia a Fogliano un paese in provincia di Ascoli Piceno. Una vita tranquilla divisa tra la piccola e il marito Salvatore Parolisi, caporal maggiore del 235/ reggimento Ascoli, l’ultimo a vederla ancora in vita.
La coppia, il 18 aprile aveva deciso di trascorrere il pomeriggio a Colle San Marco, il «giardino» degli ascolani, un’area verde a pochi chilometri dal centro storico meta di gite domenicali e passeggiate. «Vado in bagno» aveva detto Carmela al marito che stava spingendo la bambina sull’altalena. «Andiamo al bar dello chalet» avrebbe risposto lui. «No resta con la bambina, preferisco andare in un altro bagno più avanti. Torno tra un po’» queste sono state le ultime parole della giovane mamma da quel momento sparita nel nulla. Verrà ritrovata due giorni dopo a 11 chilometri di distanza, in provincia di Teramo, nuda piena di segni di percosse sul corpo trafitto da 35 coltellate, alcune delle quali inferte, hanno spiegato i medici legali, anche dopo la morte. Il suo assassino ha anche inciso alcuni simboli, tra cui una svastica sulla schiena.
Nessuna ipotesi, dicono gli inquirenti, viene esclusa ma quelle più accreditate sono due: il delitto passionale o la trappola di un maniaco. Di sicuro, l’omicidio, compiuto 9-12 ore dopo la scomparsa (tra le 24 del 18 aprile e le 3 del 19) non era premeditato vista la furia con cui sono state inferte le coltellate. «I colpi, che hanno raggiunto il tronco e il collo, fanno propendere per un delitto d’impeto» ha detto il medico legale Adriano Tagliabracci.
La procura di Ascoli che sta coordinando le indagini, attende la relazione finale sull’autopsia e i tabulati anche di una seconda sim-card del suo cellulare, trovata in casa dai carabinieri.
Un elemento che potrebbe far luce sugli ultimi spostamenti della donna e chiarire se Carmela, nei giorni precedenti la scomparsa, e il delitto aveva avuto qualche problema particolare. Un problema che, forse, credeva di risolvere senza allarmare i familiari e che invece l’ha inghiottita per sempre.
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