giovedì 22 settembre 2011

ESEGUITE LE CONDANNE A MORTE DI TROY DAVIS E LAWRENCE BREWER (22/09/2011)

Di Giampaolo Carboni.




Alla fine è arrivata ed é stata infine eseguita la condanna alla pena capitale su Troy Davis, 42 anni, divenuto suo malgrado l'ennesimo simbolo, dentro e fuori l'America, della battaglia contro la pena di morte: in un carcere di Jackson, in Georgia, gli e' stata praticata la prevista iniezione letale. A nulla sono servite le manifestazioni a suo sostegno in varie citta' del mondo (anche in Italia) (NELLA FOTO UNA MANIFESTAZIONE IN AMERICA) e gli appelli di alte personalita' per salvargli la vita. Una campagna che ha visto nelle scorse settimane l'adesione di papa Benedetto XVI, dell'ex presidente degli Stati Uniti Jimmy Carter, dell'arcivescovo Desmond Tutu e di molti esponenti politici e personaggi pubblici americani e internazionali. Ancora nelle ultime ore anche il New York Times aveva ammonito che la sua esecuzione sarebbe stata "un terribile errore". Un portavoce del ministero degli Esteri francese aveva definito "una colpa irreparabile" l'esecuzione; e il Vaticano aveva di nuovo espresso la speranza che la vita del condannato potesse ''essere risparmiata''. Una manifestazione si e' svolta in serata anche davanti alla Casa Bianca, per ottenere un intervento del presidente. Barack Obama, tramite un portavoce ha pero' fatto sapere di non voler interferire in una questione ''che riguarda le procedure uno stato federato'' degli Stati Uniti.
Davis era stato condannato a morte per l'uccisione nel 1989 a Savannah di un agente di polizia, Mark MacPhail, che seppur fuori servizio era intervenuto di notte in difesa di un senzatetto che era finito al centro degli scherzi violenti di un gruppo di teppisti. All'epoca, Davis aveva 19 anni.La maggior parte di coloro che avevano avviato la campagna per salvarlo sostenevano che, per la scarsa consistenza delle prove a suo carico, avrebbe dovuto avere almeno un altro processo. In particolare, un esperto come l'ex direttore della Cia ed ex giudice William Sessions aveva sottolineato che sulla sua colpevolezza c'erano ''seri dubbi, alimentati da ritrattazioni di testimoni, accuse di coercizione da parte della polizia, e mancanza di serie e concrete prove''. Tutti argomenti che hanno portato per quattro volte, dal 2007, a rinviare l'esecuzione. L'ultima volta, per appena tre ore e mezza, ancora questa Sera, per dare alla Corte Suprema il tempo di esaminare e respingere l'ultimo disperato ricorso della difesa. Uno stillicidio. ''Il trattamento riservato a Troy Davis - sostiene Brian Evans di Amnesty - si può paragonare alla tortura, soprattutto quando più volte si è trovato a poche ore dalla morte, dopo aver già dato i suoi ultimi addii". Questa volta, alle 11:10 locali (le 5:10 in Italia), l'incontro con il boia per Troy Davis e' pero' infine arrivato. Inesorabile nonostante sette dei nove testimoni sentiti sulla vicenda avessero ritrattato o rivisto le loro precedenti versioni sulle dinamiche dei fatti.
Inoltre con molto meno colpevole clamore,poche ore prima era stato il turno di Lawrence Brewer, 44 anno, bianco, membro del Ku Klux Klan,giustiziato in Texas per l'assassinio razzista di un nero.Il decesso di Brewer è stato pronunciato all'1,21 di notte (in Italia),dieci minuti dopo l'iniezione letale nella prigione di Huntsville. Brewer non ha voluto fare alcuna dichiarazione prima dell'esecuzione e in passato non aveva mai mostrato alcun rimorso per il suo gesto. "A direi il vero - aveva dichiarato una volta Brewer intervistato da una televisione locale - rifarei la stessa cosa".
Nel 1998, Brewer, assieme a due complici, ha torturato per una notta intera un nero handicappato di 49 anni e poi, dopo averlo legato con una catena all'automobile, lo ha trascinato in strada per tre chilometri fino ad ucciderlo.


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