Di Redazione.
Fausto Tinelli e Lorenzo Iannucci erano due ragazzi di diciotto anni frequentanti il Centro Sociale Leoncavallo di Milano in un periodo di anni non facili per lo stato italiano. La sera vengono uccisi con otto colpi di pistola in via Mancinelli, a Milano. Vengono ricordati in genere coi soprannomi di Fausto e Iaio.
L'OMICIDIO
Dopo un pomeriggio con gli amici Fausto al Parco Lambro, Iaio al parco prima e poi in centro con la sua ragazza. Verso le diciannove e trenta i due ragazzi si incontrano alla Crota Piemunteisa di via Leoncavallo, uno dei luoghi di ritrovo abituale dei giovani del centro sociale. Nella sala biliardo lo diranno poi vari testimoni, ci sono quella sera tre giovani che nessuno aveva mai visto prima. Fausto e Iaio si avviano per andare a cenare a casa Tinelli, come ogni sabato sera. Sarebbero ritornati al centro alle ventuno per assistere al concerto di blues. Fra le diciannove e trenta e le diciannove e quarantacinque si incamminano e all'altezza di via Mancinelli, alle diciannove e cinquantacinque circa, di Fronte al cancello di ferro della Anderson School, sono ferme alcune persone. I due ragazzi raggiungono il gruppo in attesa nella penombra di Via Mancinelli al civico quarantuno. C'è uno scambio di battute tra Fausto, Iaio e gli altri in attesa, poi i tre aprono il fuoco: otto colpi calibro trentadue e scappano, due di essi hanno in mano dei sacchetti, probabilmente di plastica, e indossano impermeabili chiari. Il terzo porta un giubbotto marroncino. Tutti e tre si allontanano lungo via Mancinelli. laio è già morto. Fausto agonizzerà fino all'arrivo dell'auto ambulanza e morirà durante il trasporto all'ospedale.
LE RIVENDICAZIONI
I funerali di Fausto e Iaio nella chiesa di Casoretto (Milano).Il 23 marzo, il giorno dopo i funerali di Fausto e Iaio, giunge a Roma una nuova rivendicazione del duplice omicidio. In quei giorni ce ne sono state altre (una persino a Palermo) tutte con sigle fasciste. La rivendicazione considerata più credibile dagli inquirenti, appartiene all'Esercito nazionale rivoluzionario Nar - brigata combattente Franco Anselmi. Anselmi era un neofascista romano, morto dodici giorni prima dell'omicidio di Fausto e Iaio, mentre tentava di rapinare un'armeria della capitale. Tra i camerati del gruppo di Anselmi c'è Massimo Carminati, il guascone senza paura che svolge i lavori sporchi per conto della banda della Magliana, la più potente organizzazione criminale romana, e ha rapporti con i servizi deviati. Tra le molte cose, Carminati è stato accusato di aver ucciso Carmine Pecorelli ed ha lavorato con due ufficiali del Sismi a un tentativo di depistaggio dell'inchiesta sulla strage di Bologna, insieme a lui i camerati Claudio Bracci e Mario Corsi. Nei loro confronti ci sono alcuni indizi e le dichiarazioni dei pentiti.
GLI INDIZIATI
Massimo Carminati associato alla Banda della Magliana, Claudio Bracci e Mario Corsi, indiziati del duplice omicidio (cfr. rispettivamente per i primi due il mandato di comparizione emesso in data 15.10.1991 e per il terzo il mandato di comparizione emesso in data 5.12.1990).Massimo Carminati e Claudio Bracci, indiziati dell’attentato, forse collegato, avvenuto in data 18.05.1978 in danno dell’Armeria Centofanti di Roma ;Valerio Fioravanti, Mario Corsi e Guido Zappavigna, indiziati dei reati connessi al progetto di attentato in danno di Andrea Bellini avvenuto a Milano nel 1979 e Zappavigna indiziato del reato di cui all’art. 306 c.p.
MOVENTE DEL DUPLICE OMICIDIO
I due ragazzi stavano conducendo approfondite indagini (con interviste sul campo, registrate meticolosamente su nastri, poi trafugati misteriosamente dopo la loro morte) sul traffico di eroina e cocaina nel quartiere di Lambrate Città Studi, traffico gestito da potenti ambienti della malavita organizzata e dell'estrema destra milanese.La controinformazione condotta da alcuni giornalisti indipendenti e militanti del Centro Sociale Leoncavallo porta ad individuare nel bar Pirata (centro di ritrovo dei neofascisti della zona) il luogo di ritrovo degli autori materiali dell'omicidio, ma le indagini ufficiali, condotte dal Sostituto Procuratore Armando Spataro e passato ad altri 4 sostituti procuratori, non hanno mai individuato né i mandanti né gli esecutori di questo delitto. Per mesi Mauro Brutto raccoglie elementi sul delitto di Via Mancinelli. In novembre qualcuno gli spara tre colpi di pistola senza colpirlo. Pochi giorni dopo il giornalista mostra una parte del suo lavoro ad un colonnello dei carabinieri. Il 25 novembre, dopo cena, Brutto ha appuntamento con una sua fonte. Lo vedono entrare in un bar di via Murat, comprare due pacchi di Gauloise, uscire, attraversare la strada. A metà della carreggiata si ferma per far passare una 127 rossa. In senso inverso arriva una Simca 1100 bianca, lo investe e scappa."La Simca sembrava puntare sul pedone", dirà nel corso della rapida inchiesta l'uomo a bordo dell'altra auto, la 127. Sparisce il borsello di Brutto, pieno di carte, forse trascinato dalle auto in corsa. Lo ritrovano qualche ora dopo in una via vicina, vuoto.
L'ARCHIVIAZIONE
Il 24 settembre 1999, il Pm di Milano Stefano Dambruoso chiede l'archiviazione per Fausto e Iaio. Oltre all' estremista di destra Massimo Carminati, riguarda anche i neofascisti Claudio Bracci e Mario Corsi, accusati di quel omicidio. Chiedendo l'archiviazione, il Pm Stefano D'Ambruoso sostiene che non sono state trovate sufficienti prove a carico degli indagati. Quando Mario Corsi fu arrestato nel 1978 a Roma per l'aggressione ad alcuni militanti della nuova sinistra, nella sua casa vennero trovate le fotografie di Fausto e Iaio e dei loro funerali, che Corsi dice di aver preso dall'archivio di uno zio giornalista a Cremona. La presenza di quelle foto, per il Pm, è del tutto ingiustificata. Altre ipotesi del coinvolgimento di Corsi e del suo gruppo vengono da alcuni pentiti dell'estrema destra, tra cui Angelo Izzo, uno dei quali parlò anche di una sorta di confessione ricevuta da Corsi al telefono.
Il documento del Tribunale di Milano Tribunale Civile e Penale di Milano Ufficio Istruzione sez. 20^ N.271/80F Milano, 14 luglio 1997 Giudice Istruttore Guido Salvini suggerisce un intreccio tra l'omicidio di Fausto e Iaio e quello di Valerio Verbano, avvenuto a Roma il 22 febbraio del 1980 e rivendicata dai "Nar Avanguardia di Fuoco". Anche Valerio, come Fausto e Iaio, è stato ucciso giovanissimo e stava raccogliendo materiali sull'estrema destra ed i suoi traffici.Con il decreto del 6 dicembre 2000 si mette la parola fine a un’inchiesta iniziata poche ore dopo il 18 marzo 1978. La conclusione del Giudice delle Udienze preliminari del Tribunale di Milano, Clementina Forleo è la seguente: "Pur in presenza dei significativi elementi indiziari a carico della destra eversiva ed in particolari degli attuali indagati, appare evidente allo stato la non superabilità in giudizio del limite appunto indiziario di questi elementi, e ciò soprattutto per la natura del reato delle pur rilevanti dichiarazioni".
IL COVO DI VIA MONTENEVOSO
Come detto Fausto e Iaio la sera dell'omicidio si stavano recando a casa della famiglia Tinelli in Via Montenevoso 9. Ma a sette metri di distanza dalla camera di Fausto, al civico numero 8, c'è un covo delle Brigate Rosse. Verrà scoperto il 1º ottobre del 1978, gli inquirenti trovano le carte originali del memoriale di Aldo Moro, lettere scritte dallo statista, verbali del suo lungo interrogatorio prima di essere ucciso. All'ultimo piano della palazzina dove abita la famiglia Tinelli, c'è una mansarda trasformata in un mini appartamento, da lì gli agenti dei servizi segreti controllano il covo delle Brigate Rosse. Alla Commissione Moro sarà detto che l'appartamento era stato affittato solo nel luglio del 1978, ma secondo la madre di Fausto già dal gennaio del 1978 vedeva persone entrare in quella mansarda con scatoloni e strane parabole.
AGGIORNAMENTO DEL 06/05/2025
Si riparte, a distanza di quarantasette anni: la giudice per le indagini preliminari di Milano Maria Idria Gurgo di Castelmenardo ha accolto la richiesta della Procura di Milano e ha riaperto le indagini sulla morte di Fausto Tinelli e Lorenzo Iannucci, noti come Fausto e Iaio, i due ragazzi uccisi il 18 marzo del 1978 vicino al centro sociale Leoncavallo a Milano. A quarantasette anni da un duplice omicidio irrisolto e ad un quarto di secolo dall'ultima archiviazione che parlò di "elementi indiziari a carico della destra eversiva", i pm Francesca Crupi e Leonardo Lesti, sulla scorta di un'informativa della Digos, possono ora svolgere nuovi approfondimenti sul caso. I tre indagati sono quindi quelli dell’ultima indagine: Massimo Carminati, Claudio Bracci e Mario Corsi. Le indagini quindi ripartono dalla rilettura complessiva degli atti dell'inchiesta, che ha portato alla necessità, per gli inquirenti, di fare nuovi accertamenti. Ma restando in un ambito preciso: all'epoca la pista più rilevante era quella dell'estrema destra eversiva romana, che rivendicò l'azione con un volantino. L'archiviazione del Duemila, firmata dalla giudice Clementina Forleo, parlava appunto di "significativi elementi" a "carico della destra eversiva e in particolare degli indagati" dell'epoca, Massimo Carminati, Claudio Bracci e Mario Corsi, che restavano, però, indizi. E da quei nomi e da quegli indizi la Procura riparte per cercare di mettere ordine su quanto accaduto la sera del 18 marzo 1978 quando Fausto e Iaio, entrambi di diciannove anni, militanti di sinistra, vengono uccisi a colpi d'arma da fuoco in Via Mancinelli a Milano.
L'ex Nar Massimo Carminati, il cognato Claudio Bracci, pure lui terrorista neofascista, e Mario Corsi, detto Marione, ex militante dei Nuclei Armati Rivoluzionari oggi conduttore radiofonico, sono i tre indagati nel fascicolo riaperto. Carminati, sessantasei anni, milanese di nascita, vanta un curriculum criminale di prim’ordine. Il quarto re di Roma, il 'nero' di Romanzo Criminale, il cecato per via dell'occhio perso in seguito ad una sparatoria con la Digos, amico e compagno di scuola di Giusva Fioravanti, accusato di avere legami con la Banda della Magliana, è stato prosciolto dall'imputazione di essere uno dei sicari di Mino Pecorelli. Indagato per essere l'ideatore del furto al caveau della Banca di Roma interno al Palazzo di Giustizia di Piazzale Clodio, in cui, nel 1999, venne rubata documentazione per ricattare i magistrati, nel 2012 è stato coinvolto nell'inchiesta sul calcio scommesse. Diversi pentiti lo hanno accusato nel corso degli anni di numerosi omicidi, e anche di avere avuto un ruolo con i servizi segreti nel presunto depistaggio delle indagini per la strage di Bologna. Ma dalla metà degli anni settanta è quasi sempre riuscito a farla franca nei processi. Arrestato nel 2014 nell'inchiesta sul 'Mondo di mezzo', per cui è stato condannato a dieci anni, si trova in carcere per scontare una pena residua per corruzione. Ha sessantasette anni Claudio Bracci, militante nero e malavitoso comune, considerato l'intermediario tra i Nar e la malavita romana legata alla Banda della Magliana. Condannato per rapina, banda armata e associazione sovversiva, nel 2001 è stato coinvolto in un'inchiesta riguardante l'usura, il gioco d'azzardo e la manomissione delle macchinette di video poker e il traffico di stupefacenti. Suona la chitarra nei 'Presi per caso', gruppo musicale di detenuti ed ex detenuti nato all'interno del carcere romano di Rebibbia nel 1996. Accusato di numerosi fatti di cronaca, Mario Corsi, sessantasei anni, ultras della Curva Sud della Roma, per la sua carriera radiofonica ha anche ottenuto, non senza polemiche, diversi riconoscimenti, come il Premio Sette Colli nel 2012.
Una perizia dattilografica sul volantino di rivendicazione del duplice omicidio è uno degli elementi al centro della riapertura del fascicolo. La comparazione dattilografica, ossia sulla tecnica di scrittura e sulle macchine per scrivere, effettuata negli accertamenti della Digos e dei pm Francesca Crupi e Leonardo Lesti, riguarda il volantino di rivendicazione che venne fatto trovare a Roma il giorno dopo i funerali dei due ragazzi e un altro che rivendicava un attentato contro la sezione del Pci del quartiere Balduina a Roma, il 29 maggio 1978. Entrambi erano siglati "Esercito nazionale rivoluzionario-Brigata combattente Franco Anselmi". Anche nel decreto di archiviazione della gip Forleo del 2000 si parlava della "analoga rivendicazione" seguita "all'attentato, compiuto con dell'esplosivo in data 29.5.1978" "alla sezione del Pci sita in via Trogo a Roma, in zona Balduina". I pm ora, sulla base di quella nuova comparazione mai effettuata prima, pare, ma anche su documenti acquisiti tra cui anche tutto il materiale cartaceo dei vecchi archivi e carte di recente desecretate ed una rilettura di tutte le testimonianze, hanno chiesto alla giudice la riapertura del fascicolo. Gip che, dopo una decina di giorni dall'istanza, il 29 aprile ha dato l'ok alla riapertura dell'indagine.
Ora la Procura formalmente dovrà aprire un nuovo procedimento e potrà iscrivere nuovamente quei tre nomi, per dare avvio alla nuova inchiesta con tutti gli accertamenti. Inquirenti e investigatori, tra l'altro, avevano già effettuato ricerche, nell'ambito di un fascicolo conoscitivo aperto nel gennaio dello scorso anno, per andare a recuperare tutti i reperti dell'epoca, come gli otto proiettili trovati sui corpi. Sul luogo dell'omicidio era stato rinvenuto anche un berretto di lana blu che, però, non fu mai sottoposto ad accertamenti ed infine non venne più trovato. I nuovi approfondimenti, iniziati circa un anno fa, erano partiti in salita perché molti reperti giudiziari dell'epoca erano difficili da trovare: da quel "berretto di lana di colore blu intriso di sangue" che non era dei due militanti, agli otto proiettili per i quali il giudice milanese Guido Salvini aveva suggerito una "complessiva perizia comparativa" con "i colpi esplosi negli episodi simili avvenuti nei mesi precedenti e anche successivi a Roma in cui furono colpiti altri giovani militanti di sinistra".
"Dopo cinquant'anni si è deciso che si può fare, ma gli atti sono sempre stati lì, vuol dire che i tempi son maturi": così Maria, sorella di Lorenzo Iaio Iannucci, commenta la riapertura delle indagini per l'omicidio del fratello e di Fausto Tinelli. "Non mi sono arresa - dice - ma ho fatto pace con la giustizia, la verità storica c'è sempre stata e è che due ragazzi sono stati uccisi da mano identificata e rivendicata come fascista. Non covo rancore né odio, se è arrivato il momento ben venga, ho fatto pace con questa storia e non voglio esser strumentalizzata né che ci si muova per alimentare degli odi in nome di Fausto e Iaio". "Sono contento che la magistratura abbia deciso di riaprire le indagini per fare chiarezza e individuare i colpevoli degli omicidi di Fausto e Iaio": così ha detto il Presidente del Senato Ignazio La Russa alla notizia della riapertura del fascicolo. Più volte in passato La Russa aveva ricordato i due giovani sottolineando che ancora non si conoscevano gli autori dell'aggressione. "E' una notizia bellissima che conferma come sia imperativo fare piena luce su un tragico duplice omicidio di due ragazzi incolpevoli se non del loro impegno civile e politico". Lo afferma l'avvocato Nicola Brigida, legale di Maria Iannucci e Danila Angeli, rispettivamente sorella e madre di Fausto Tinelli.
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