Di Valeria Pinna.
Mobilitazione a oltranza, senza sconti e con intelligenza. E nel primo giorno di lotta contro la crisi, la Sardegna si è ritrovata divisa a metà nel segno dei “forconi sardi”. Pastori e autotrasportatori hanno bloccato la Statale 131. Un'ora e mezza di stop totale del traffico all'altezza di Tramatza ma soprattutto «un segno di solidarietà ai colleghi che lottano nel Sulcis» ha sostenuto Felice Floris, leader del Movimento pastori sardi. Oggi la protesta va avanti con presidi al porto di Olbia, Oristano e occupazione dei comuni e dei centri commerciali, come è stato deciso al termine dell'assemblea. E dalla serata di ieri sul Municipio di Siliqua sventolavano le bandiere blu del Mps: comune occupato.
IL BLOCCO L'occupazione della Carlo Felice è scattata intorno alle 13 di ieri. Dopo una lunga assemblea nella sala conferenze di Tramatza, pastori e autotrasportatori (con numerose donne e bambini) si sono precipitati sulla strada. Bandiere e slogan e in pochi minuti si è formata una lunga coda di auto e camion sia verso Cagliari che in direzione Sassari. Tutti fermi, una corsia libera solo per consentire il passaggio a eventuali mezzi di soccorso. Dopo circa un'ora, su invito di polizia e carabinieri, si è deciso di far riprendere la marcia alle macchine, mentre il blocco è proseguito per camion e Tir. Dal primo pomeriggio, poi, strada libera e occupazione sospesa.
L'ASSEMBLEA La riunione era iniziata con un applauso in diretta telefonica con il Movimento siciliano dei forconi. Felice Floris ha ricordato che quel movimento «è stato fondato proprio da noi sardi ad Avola. In queste ultime settimane i siciliani hanno messo la freccia e ci hanno superato nella lotta, però adesso ci siamo anche noi». Sarà una mobilitazione «intelligente, senza eccessi» e capace di unire diversi movimenti contro «un governo che non si interessa delle persone, ma pensa solo a far tornare i conti - va avanti - Il debito è dello Stato, di cinquanta anni di politica sbagliata: noi non siamo disposti a pagare per loro». Sulla stessa linea anche gli autotrasportatori. «Nessuna fuga in avanti, iniziative troppo forti rischiano di compromettere il lavoro svolto finora - ha osservato Giancarlo Acciaro, presidente Movimento Sardegna autotrasportatori - I camionisti sono per la pace sociale, anche se l'esasperazione cresce di giorno in giorno. Lo Stato ci sta costringendo a diventare delinquenti». Gavino Sale (Irs) ha insistito sulla necessità di aprire un tavolo di trattativa tra la Sardegna e il Governo. «Devono dichiarare lo stato di crisi, ormai siamo in condizioni di sottosviluppo - ha sostenuto - Sembra che sia stato messo in atto un piano lucido contro la nostra terra e non possiamo arrenderci».
LE PROTESTE La lotta andrà avanti almeno fino a venerdì: presidi nei porti con il blocco delle merci in entrata e l'occupazione nei centri commerciali «responsabili della non commercializzazione dei prodotti sardi». Nel mirino le raffinerie, ma uno degli obiettivi principali sono i Comuni. «Lo Stato vuole trasformare i sindaci in esattori, gli amministratori saranno costretti a riscuotere le tasse ma noi vogliamo portare i sindaci dalla nostra parte, farli nostri alleati» ha ribadito Floris. Oggi blocco nei porti di Oristano, Olbia e Golfo Aranci come stabilito dalla Consulta dei movimenti che riunisce i pastori sardi, artigiani e commercianti liberi, gli autotrasportatori di Movimento Sardegna, gli anti-Equitalia, i Pratici (vicini all'ex assessore regionale all'Agricoltura Andrea Prato), gli indipendentisti di Sardigna Natzione e dell'Irs. Si andrà avanti con una protesta decisa ma senza danneggiare troppo i cittadini. «Non vogliano commettere errori e provocare altri danni a un'economia già precaria».
(Da "L'Unione Sarda")
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