Di Matteo Vercelli.
Nessun forcone. Tante bandiere con i Quattro Mori. Vietati simboli di partiti o dei sindacati. «Nessuno deve cavalcare la nostra protesta. Un'iniziativa di liberi cittadini stremati da un sistema vessatorio e da una crisi che sta colpendo solo i più piccoli». All'incrocio di Elmas, davanti al Bricoman sulla statale 130, ci sono una ventina tra Tir, furgoni e auto dei manifestanti. Alle 9 sono loro a dare il via al blocco parziale di una corsia della strada in direzione Assemini. Con il passare delle ore la protesta si sposta nell'altro senso di marcia, raggiunge viale Monastir, in ingresso a Cagliari, fino a toccare via Riva di Ponente, davanti al porto merci della città, per poi dirigersi allo scalo industriale di Macchiareddu. Le armi utilizzate sono rabbia e disperazione: «Dopo trent'anni di lavoro nella mia piccola impresa edile ho iniziato ad accumulare debiti con lo Stato. Avrei dovuto restituire 10 mila euro, ora me ne chiedono 30 mila. Non possono andare avanti e ho chiuso», tuona quello che è oramai un piccolo imprenditore dell'hinterland cagliaritano. Accanto a lui, vicino ai pochi Tir e camion incolonnati sulla statale 130 al bivio per Elmas, altri manifestanti rilanciano i temi della protesta: «Lo Stato non sta facendo niente per i cittadini. I politici continuano a intascare il loro stipendio senza occuparsi dei problemi dell'Italia». E non solo: «Della Sardegna», incalza un giovane autotrasportatore. «Per questo è giunta l'ora di protestare e di avviare un percorso che porti all'autonomia dell'Isola». I temi caldi della protesta sono tanti. Vengono ricordati in nei volantinaggi agli automobilisti incolonnati pazientemente nei punti dove ci sono i blocchi: «Stiamo lasciando libera una corsia perché non vogliamo la paralisi. Penalizzerebbe anche altri cittadini, vittime come noi». La protesta va avanti anche su altri fronti. All'ingresso “Dogana” nel porto di Cagliari si parla della crisi devastante per i territori dell'Isola e per le numerose attività economiche. La protesta, contro le tasse e la manovra del Governo, a fine mattinata raggiunge l'ingresso del Porto canale. I mezzi pesanti bloccano l'accesso. Tutto sotto gli occhi vigili delle forze dell'ordine. La prima giornata di protesta non è piaciuta a molte persone. C'è chi non ha raggiunto il posto di lavoro o lo ha fatto in ritardo. Qualcuno ha criticato su Facebook l'iniziativa, scatenando la risposta netta dell'associazione Artigiani commercianti liberi di Cagliari: «Ci sono troppe persone che si divertono a mettere zizzania e a criticare le scelte di questo sciopero facendo finta di non capire perché ci stiamo comportando così. Chiedetelo a chi si è visto portare via la casa per un debito 10 volte inferiore al valore confiscato o a chi non ha più i soldi per sfamare la famiglia».
(Da "L'Unione Sarda")
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