Da "La nuova Sardegna".
Fumata nera per i dieci quesiti referendari sardi che puntano ad abolire le Province e a ridurre i costi della politica. Per ieri era attesa la decisione dell’Ufficio regionale per il referendum, presieduto da un magistrato, ma i lavori si sono conclusi nel pomeriggio senza un pronunciamento e nel massimo riserbo. Tanto che i promotori (centinaia di amministratori locali di tutti gli schieramenti politici) si sono messi in allarme. Soprattutto perché i tempi stringono: la legge prevede, infatti, che in cado di via libera da parte dell’Ufficio per il referendum, il presidente della Regione decida entro il 30 gennaio la data della consultazione popolare. «Fiducioso» ma nello stesso tempo «preoccupato» per la mancata decisione dell’Ufficio per il referendum si è detto ieri sera il consigliere regionale dei Riformatori Pierpaolo Vargiu, che due mesi fa si è dimesso da capogruppo proprio per dedicarsi con maggiore impegno alle iniziative del movimento referendario sardo. «Ci aspettiamo, anzi, siamo sicuri che domani (oggi, ndc) l’Ufficio deliberi in merito ai 10 quesiti proposti dal comitato». Vargiu ha aggiunto: «Non voglio neanche pensare che non vengano rispettati i tempi stabiliti dalla legge. Altrimenti si vorrebbe dire che in Sardegna l’istituto dei referendum è stato sospeso». Il comitato si attendeva già ieri il pronunciamento. «I 15 giorni stabiliti per legge per effettuare tutti i controlli sulle firme e l’ammissibilità stanno scadendoo, visto che la Corte d’appello, per quanto sappiamo, ha trasmesso tutti gli atti prima del 9 gennaio».
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