martedì 2 aprile 2013

OMICIDIO MORETTI IL CASO E' CHIUSO (26/09/2002)

Di Redazione.

E' stato un paziente: ogni giorno la vedeva passare in corsia, bruna, piccola e vivace, medico premuroso e gentile con i malati; se ne è subito invaghito e ha perduto la testa. Dimesso dall' ospedale ha preso a seguirla di nascosto, appostamenti e attese sotto casa; l' ha tempestata di telefonate anonime, anche venti in un giorno. Un' ossessione. E domenica l' agguato. Monica Moretti, urologa, trentotto anni, viveva sola in una mansarda; è uscita per andare a pranzo dai genitori, e lui era lì sul pianerottolo ad attenderla: le ha mollato subito un pugno in faccia, spaccandole dei denti, l' ha spinta in casa e ha cercato di strangolarla con un foulard. Monica è svenuta. «L' ho presa in braccio, l' ho adagiata sul letto e l' ho colpita...»: cinquantuno fendenti, uno solo mortale, alla gola. Raimondo Gaspa, trentuno anni, disoccupato, ha confessato lunedì a notte inoltrata; e quando gli è stato chiesto perché, ha fissato il vuoto e ha risposto: «Non so». Davvero un delitto assurdo. Il coltello, Raimondo Gaspa se l' era portato da casa: omicidio - è scritto nella richiesta di custodia cautelare - aggravato dalla premeditazione. Giallo risolto in poco più di un giorno, quando già all' ospedale Civile di Sassari stava per scatenarsi la psicosi da serial killer, sospetti e calunnie contro medici e infermieri. Monica Moretti non conosceva Gaspa, non lo ha mai avuto in cura. Era soltanto uno dei pazienti del reparto nel quale lavorava come specialista in urodinamica. Era stato ricoverato fra marzo e aprile, per un mese. E già durante la degenza aveva preso a chiamarla; telefonate anonime, brevi, ma insistenti. Per non far nascere sospetti Raimondo Gaspa si spostava dalla corsia di urologia e utilizzava il telefono di un reparto vicino, cardiologia. E poi, uscito dall' ospedale, chiamava da un suo apparecchio cellulare e da una cabina pubblica. Lasciava anche messaggi, brevi: «Ti ho visto con quella bella gonna». Forse è cominciato come un gioco: lui che non voleva rivelare il nome, lei probabilmente un po' curiosa, ma poi sempre più infastidita. «Nelle ultime settimane era esasperata, sabato voleva andare in questura a denunciare questa persecuzione - dice Roberto Carta, amico d' infanzia - poi aveva rinviato a lunedì. Lei non immaginava chi fosse lo sconosciuto che non la lasciava in pace. Abbiamo cenato insieme la sera prima che la uccidessero; ho il rimorso di non averla accompagnata subito dalla polizia». Sposato e separato, un figlio di nove anni disabile, qualche anno all' istituto tecnico agrario e poi lavori saltuari, una passione per il calcio rimasta dopo che per anni ha giocato nei tornei per dilettanti, una famiglia onesta e ora sconvolta (padre bidello in pensione, madre casalinga), la promessa di un impiego a termine in un cantiere comunale come operatore ecologico. Inutile cercare qualcosa di più nel passato di Raimondo Gaspa: «Un ragazzo normale, non ha mai dato fastidio a nessuno, cercava soltanto un lavoro stabile, perché doveva passare gli alimenti alla moglie separata per mantenere il figlio», dicono gli amici. E nessun conto aperto con la giustizia: è incensurato. Che cosa abbia scatenato la sua furia cieca cercheranno di saperlo i magistrati: dall' autopsia è risultato che Monica non è stata violentata. «Il "giallo" è stato risolto con i tabulati telefonici e i messaggi che aveva lasciato in segreteria», svela Giacomo Dejana, da pochi giorni questore di Sassari. Dopo avere accoltellato Monica Moretti, Gaspa ha cercato di distruggere ogni traccia: ha dato fuoco al materasso del letto, ha portato via una vecchia segreteria telefonica dall' appartamento e l' ha gettata in una discarica di rifiuti; ma, inspiegabilmente, ha lasciato il coltello. Si è allontanato tranquillamente, nessuno dei vicini di casa di Monica lo ha visto. Soltanto la signora che abita in un appartamento accanto ha riferito di aver sentito urla: «Sembrava due che litigavano, niente che potesse far pensare a un' aggressione o a un omicidio». Gaspa non poteva immaginare che la sua voce era stata fissata nella segreteria centrale automatica di Telecom. Lunedì la polizia interrogava medici e infermieri, quando da Roma è arrivata la registrazione delle ultime telefonate. Il nome di Gaspa è stato indicato da un infermiere: «Mi ha chiesto notizie sulla dottoressa Moretti». In questura ha cominciato a tentennare; era incerto, nervoso, rispondeva vagamente; un funzionario che lo conosceva lo ha interrogato per qualche ora, ma alle strette lui negava di conoscere Monica. Infine gli ha fatto ascoltare la registrazione: «Conosci questa voce?». Gaspa è crollato: «Sì, è la mia. Basta: sono stato io». Alberto Pinna. Monica Moretti, urologa di trentotto anni viene uccisa domenica 22 giugno di quest'anno verso l' ora di pranzo, con cinquantuno coltellate nella sua mansarda a Sassari, dove abitava da sola. Dei fendenti, uno solo risulta mortale, quello alla gola. L' assassino, dopo il delitto, cerca di distruggere ogni traccia: dà fuoco al materasso e porta via una vecchia segreteria telefonica, ma lascia il coltello. La vittima non viene violentata Viene arrestato il presunto assassino: è Raimondo Gaspa, trentuno anni, incensurato, separato, un figlio di nove anni disabile, senza lavoro fisso. Gaspa aveva conosciuto l' urologa in ospedale in marzo e aveva cominciato a perseguitarla. Al punto che la dottoressa aveva deciso di andare a sporgere denuncia contro l'anonimo, per lei, molestatore. Si è risaliti all' assassino grazie ai tabulati telefonici del numero fisso e del cellulare della vittima.

AGGIORNAMENTO DEL 17/06/2024

Era uscito meno di due mesi fa dal carcere di Rebibbia, dove ha scontato ventidue anni di pena per l’omicidio di Monica Moretti, avvenuto a Sassari nel 2002. Neanche il tempo di assaporare la libertà e Raimondo Gaspa, ora cinquantaduenne, è stato nuovamente arrestato. Per stalking, secondo uno schema che in parte ricalca quanto avvenuto nel 2002 a Sassari. Partiamo dal 2002. Gaspa si era invaghito di Monica Moretti, urologa di trentotto anni. Lei non ricambiava: "La chiamavo, ma mi respingeva, non voleva saperne di me. Per questo ho deciso di andare a casa sua", disse agli inquirenti. Monica fu presa a pugni, strangolata ed accoltellata cinquanta volte. Fu trovata con un coltello conficcato in gola, lui tentò di bruciare casa prima di fuggire per cancellare le tracce. Lo scorso 21 aprile l’uomo è tornato in libertà. E non ha perso tempo, ha subito iniziato a perseguitare una ventenne che aveva conosciuto casualmente durante la detenzione perché fidanzata di un altro detenuto. L’ha molestata ripetutamente al telefono, facendole anche proposte pesanti a sfondo sessuale, tanto da spingerla a cambiare residenza perché lui la seguiva: "Ti ho visto che facevi la spesa»" le avrebbe scritto. Le prime due chiamate anonime, con esplicite avances, il giorno in cui è uscito dal carcere. Poi, nei primi di maggio, otto chiamate in un giorno. Un crescendo che ha spinto la ragazza a sporgere denuncia, poi i carabinieri hanno dato un volto allo stalker. Di qui l’arresto per stalking, effettuato dai carabinieri della stazione di Roma Monte Spaccato, che hanno dato esecuzione all’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip. Nell’ordinanza del giudice si legge che l’uomo "risulta ad oggi attinto da un irrefrenabile impulso criminale che lo ha portato a riprodurre, a poche ore dalla sua scarcerazione per l’omicidio volontario della donna di cui si era invaghito nel 2022, gravi condotte illecite, ponendo in essere comportamenti criminosi che denotano una vera e propria serialità". Gaspa è ora detenuto nel carcere di Regina Coeli.

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