Di Giampaolo Carboni.
Frank Zappa in una delle sue ultime esibizioni dal vivo, durante una esecuzione di Sharleena, pezzo che evidentemente lo ispirava particolarmente (si pensi a Winos do not March da "Guitar") estrae improvvisamente dal cappello un solo semplicemente straordinario, per gusto, ricchezza melodica, progressione drammatica, pathos e virtuosismo mentale. Una specie di via di mezzo tra la furia inarrestabile del Montana di Oppoppoppa (o il Muffin Man di Bongo Fury) e il solo meditativo di Saint Etienne.Quando da sotto al palco gli ho visto incastonare, al vertice della piramide del resto del solo, quel trillo, è come se si fosse aperta una frattura nello spazio tempo, piantata in mezzo alla fronte e poi... parlare di musica è come ballare di architettura. Uno degli ultimi grandi assoli del Genio di Baltimora.
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