Di Angelo Fontanesi.
«Sono pronto a consegnarmi e fare uno scambio di persona con mia sorella Irene. Se qualcuno la tiene in ostaggio non le faccia del male». Sono le parole accorate di Michele Cristinzio, fratello di Irene, l'ex professoressa di lettere scomparsa da Orosei proprio un mese fa. Trenta giorni di ricerche spasmodiche su tutto il territorio e di indagini condotte dai carabinieri non hanno portato a niente. Della donna uscita dalla sua abitazione di via Nurache 33 intorno alle 6.30 in tenuta da jogging per fare la sua consueta passeggiata mattutina, non si è trovata nessuna traccia. Svanita nel nulla. Nessuno vuole credere nè pensare che possa essersi tolta la vita o che si sia allontanata volontariamente. I familiari all'unisono dicono «non aveva nessuno motivo che potesse spingerla a fare un gesto estremo». Sulla sua fine si accavallano le ipotesi, più o meno logiche e quasi tutte ancora teoricamente in piedi, ma anche tante illazioni, frutto amaro e forse inevitabile per un giallo che continua a tenere alta l'attenzione nelle discussioni di un intero paese e non solo. Un interesse mediatico che ha ormai varcato i confini regionali, prova ne sia che si dovrà al volontario e gratuito interessamento dall'associazione livornese "Human Blood Detection Dog" (Hbdd) e della criminologa Maria Giordana Colli, referente regionale per la scuola di scienze psicologiche forensi e di alta formazione in analisi sulle scena del crimine, se nei prossimi giorni arriverà la tanto attesa svolta nelle indagini. Con la piena condivisione dei familiari, l'avallo formale e la supervisione delle forze dell'ordine e il supporto logistico offerto dal Comune, tra oggi e domani è infatti confermato l'inizio delle ricerche della donna con l'ausilio di tre cani molecolari che arriveranno con i loro istruttori da Livorno. Nei giorni scorsi le parti che saranno coinvolte in questa nuova iniziativa hanno tracciato un piano operativo per mettere a punto le fasi delle ricerche e studiare i punti da dove incominciare. Se infatti le indagini ufficiali coordinate dal sostituto procuratore della Repubblica di Nuoro Andrea Schirra, pur senza tralasciare nessuno spunto investigativo, sembrano privilegiare l'allontanamento volontario, il marito Antonino Nanni con i figli Toto, Nicoletta e Gabriele e i parenti più stretti della donna scomparsa sostengono invece con sempre maggiore convinzione la tesi del rapimento. Una convinzione che ora trova sponda anche a Monteroduni, in provincia di Isernia, paese originario dell' ex docente dove nella casa di famiglia vive ancora la vecchia madre novantenne e dove Irene ha soggiornato per un mese lo scorso giugno. Qui abita anche il fratello Michele Cristinzio, 62 anni, da due in pensione dopo essere stato direttore generale della Sanità della regione Molise. «Mia sorella non si sarebbe mai allontanata senza avvisare la famiglia semplicemente perchè non ne aveva motivo - dice convinto l'uomo -. Lo scorso mese quando è stata qua si è occupata della mamma e anche di imbiancare la casa. Non mostrava nessun sintomo di sofferenza, e anche qui ogni giorno faceva la sua passeggiata nelle stradine vicino al paese. L'ultima volta che l'ho sentita è stato lo scorso 5 luglio quando mi ha telefonato da Orosei per farmi gli auguri di compleanno. Era tranquilla e serena come al suo solito. Per questo sono convito che non si sia allontanata di sua volontà e temo che possa essere accaduto un fatto grave». Dubbi e inquietudini che si spera i cani molecolari possano dissipare o almeno circoscrive. Ad iniziare dal punto e dell'ora dell'ultimo avvistamento della donna. Se per gli investigatori nessun elemento emerso sino ad oggi smentisce l'attendibilità di quello delle 13 di giovedì 11 luglio in piazza Sant'Antonio, la famiglia continua a nutrire forti dubbi su tutti gli avvistamenti successivi alle 8.20 quando l'ex professoressa è stata vista di rientro dalla passeggiata a poche centinaia di metri dalla sua abitazione. Un mistero nel mistero che certo non aiuta lo svolgimento delle indagini.
(Da "La Nuova Sardegna")
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