lunedì 19 agosto 2013

IL RITORNO DELL'FLNC,L'ARMATA DELLE OMBRE (12/08/2013)

Di Piero Mannironi.

Le “Ghjurnate internaziunale” sono da 32 anni l’affermazione dell’orgoglio nazionalista corso. A Corte, l’antica capitale dell’Isola di Bellezza, ai piedi della rocca chiamata “Il nido dell’aquila” si incontrano i rappresentanti delle nazioni senza Stato, si parlano le “lingue tagliate” e si discutono strategie per affermare identità culturali e denunciare politiche negate. Nel cuore della Corsica convergono indipendentisti da mezzo mondo. Anche quest’anno presenti i sardi Bustianu Cumpostu di Sardigna Natzione e Gavino Sale dell’Irs.Ma le “Ghjurnate internazionale” sono anche un laboratorio politico sotterraneo del complesso mondo dell’indipendentismo corso. Qui, infatti, dietro le quinte di appassionati interventi in basco e gaelico, in sardo e in bretone, si compongono e si scompongono alleanze, si sanciscono paci e si consumano rotture violente.Laboratorio politico Le giornate internazionali possono anche diventare palcoscenico di annunci di nuove opzioni politiche. Come quando dieci anni fa fu annunciata l’offensiva dell’Stc (Sindacatu de li travagliadori corsi) guidato da Alain Mosconi. Oppure anche di lugubri rivendicazioni. Come quando, l’8 agosto del 1993, un gruppo di guerriglieri del Fronte di liberazione nazionale della Corsica-Canal historique, armati e mascherati, entrarono silenziosi nel palazzo-tenda dove si svolgeva il dibattito. Uno di loro salì sul palco e al microfono rivendicò l’omicidio di un noto militante del Fronte, Robert Sozzi, avvenuto a Bastia due mesi prima. «E’ stato un atto di legittima difesa, Sozzi era diventato un pericolo per il Fronte» disse l’uomo dell’armata delle ombre. Ma la verità era che Sozzi contestava apertamente la protezione che l’Flnc-canal historique assicurava all’imprenditore Jean-François Filippi, presidente del Bastia calcio e considerato responsabile morale della strage nello stadio di Furiani.Le giornate di Corte erano perciò attese anche per sapere di più di più di una nuova formazione clandestina comparsa sulla scena politica il 9 maggio dello scorso anno. Attesa delusa. Nella conferenza stampa di presentazione, fatta nel maquis da una ventina di guerriglieri mascherati con il tradizionale cagoule e armati pesantemente, si è autodefinita semplicemente Flnc, Fronte nazionale di liberazione della Corsica. Nessun codice identificativo, quasi un ritorno alle origini. E soprattutto nessuna espressione ostile verso le altre formazioni del Fronte. Anzi, parole di solidarietà e di «riconoscimento in una lotta politica che ha un obiettivo comune».Ha colpito soprattutto il linguaggio politico di questa nuova armata delle ombre: evoluto, pur tenendo fermi i temi tradizionali della rivendicazione indipendentista. Ma ha colpito soprattutto la proiezione del nazionalismo corso in uno scenario politico globale, con una grande attenzione all'evoluzione della crisi economica.Poi, la minaccia al governo francese di riprendere la lotta armata. In occasione della visita in Corsica del ministro dell'Interno Manuel Valls, il 4 giugno scorso, il nuovo Flnc ha diffuso un comunicato nel quale ha posto un ultimatum a Parigi: «O lo Stato prende la misura dell'effetto disastroso della sua gestione della Corsica dopo due secoli e mezzo, o continua nel suo ruolo attivo nella distruzione del nostro popolo. In questo secondo caso, noi riprenderemo le armi perché la Francia riconosca i nostri diritti nazionali».Il dilemma del ministro. Valls, arrivato nell'Isola di Bellezza dopo la mattanza della Castagniccia (due morti e due feriti) sa molto bene che non può sottovalutare il messaggio del nuovo Fronte. Prima di tutto perché il governo sta dimostrando tutta la sua impotenza nell'arginare la terribile ondata di violenza che sta annichilendo la Corsica negli ultimi anni: 500 tra omicidi e tentati omicidi dal Duemila, venti morti ammazzati nel 2012 e già 15 quest’anno, tra cui alcuni personaggi “eccellenti” come il presidente del parco regionale Chiappini, il presiddente della camera di commercio Nacer e l’avvocato Sollacaro. Con la morte del vecchio padrino Jean-Jé Colonna, nel milieu corso si è messa in moto un’infernale spirale di sangue.E poi il ministro Valls sa molto bene che ci sono alcuni segnali che stanno dimostrando un'evoluzione imprevista delle formazioni del nazionalismo clandestino. Prima di tutto l'abbandono di un principio che aveva fatto definire da Massimo Fini l'Flnc come una forma di “terrorismo gentile”. Cioè gli obiettivi militari devono essere i simboli dello Stato francese, ma non le persone.Gli omicidi di uomini del grande banditismo come Jean-Marc Leccia e Tore Contini o di uomini delle istituzioni come il sottoprefetto Pierre Massimi sono stati l'eccezione: una “risposta obbligata” al sequestro-omicidio di Guy Orsoni. Per quanto riguarda il delitto del prefetto Erignac, nel febbraio 1998, negli ambienti nazionalisti si è convinti che si sia trattato di un'oscura macchinazione maturata in ambienti politico-affaristici smascherati da Erignac e che Yvan Colonna, il nazionalista “puro e duro” figlio dell'ex braccio destro di Mitterrand Jean-Hughes, sia innocente. Che insomma la sua condanna all'ergastolo sia una comoda pietra tombale su uno scandalo che avrebbe fatto tremare lo Stato francese dalle fondamenta.La seconda novità sembra poi rappresentata da una forte rottura tra l'Flnc e il grande banditismo corso. In passato, infatti, sono esistiti rapporti che hanno avuto un'evoluzione anche drammatica. Come l'amicizia tra il leader del blocco Cuncolta-Flnc Canal historique Charles Pieri e l'uomo forte della banda “Brise de mer” di Bastia, Francis Mariani. Prima di essere assassinato a Monaccia d'Aullene nell'agosto del 2001, uno dei leader del Fronte, François Santoni, detto l'Iguana, aveva denunciato la deriva mafiosa di alcuni uomini del blocco Cuncolta-Flnc Canal historique, alludendo chiaramente al suo nemico giurato Pieri. Dopo quelle dichiarazioni, contenute nel libro “Per saldare tutti i conti”, la fazione di Santoni venne annientata. Sotto una pioggia di proiettili cadde all’Isola Rossa anche l'ideologo del Fronte, Jean-Michel Rossi. Non si è mai dissipato il sospetto che gli uomini della “Brise” siano stati i sicari della fazione guidata da Pieri.La rottura Se prima c'era dunque una sorta di patto di convivenza, se non addirittura delle sinergie, tra l'Flnc e il grande banditismo, oggi si ha la sensazione che tra i due ambienti si sia creata una distanza incolmabile e una tensione fortissima. La conferma sarebbe l'omicidio di Christian Leoni, avvenuto a Moriani il 28 ottobre dello scorso anno. Leoni era uno dei superstiti della potente gang Brise de mer, falcidiata da una sanguinosa faida interna. L'Flnc ha rivendicato il delitto, spiegando che si è trattato di una risposta all'omicidio di un suo militante, Charles-Philippe Paoli. Poi, ai primi di luglio l’agguato di Silvareccio: due morti e due feriti a colpi di kalashnikov e fucili a pompa. Tutti uomini di Leoni.

(Da "La Nuova Sardegna")

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