sabato 25 ottobre 2014

MANIFESTAZIONE NAZIONALE DELLA CGIL A ROMA (25/10/2014)

Di Giampaolo Carboni.
C'è un Italia che dice no alle politiche delle slide,degli annunci e del tutto fumo e poco arrosto:quella parte del paese che la pensa così si è radunata (non nella sua totalità altrimenti sarebbe servito uno spazio immenso) oggi a Roma per manifestare contro il Jobs Act del governo non eletto presieduto da Matteo Renzi e contro l'abolizione dell'articolo 18 dello statuto dei lavoratori (NELLA FOTO UN MOMENTO DELLA MANIFESTAZIONE). Un milione le persone presenti stando a quanto detto dalla Cgil che ha organizzato questa comunque imponente manifestazione di dissenso rispetto alle recenti politiche dell'esecutivo dell'ex sindaco di Firenze.
E in piazza con il sindacato c'è anche la sinistra del Partito Democratico. «Continueremo la nostra iniziativa con tutte le forme necessarie» ha detto durante il corteo il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, replicando a chi le chiedeva se dopo questa manifestazione il sindacato metterà in campo anche lo sciopero generale. «Lavoro, dignità uguaglianza per cambiare l’Italia» lo slogan della manifestazione «bella, grande, con tanta gente che chiede lavoro e chiede di estendere i diritti dello stesso» ha detto Camusso commentando, dalla testa del corteo, la grande partecipazione che ha portato gli organizzatori ad anticipare la partenza dei cortei rispetto all'orario previsto. I manifestanti sono quindi arrivati in Piazza San Giovanni per l'intervento della leader sindacale dopo quelli di diversi cittadini,precari e studenti che hanno legittimato i motivi della protesta dal palco.
«La giornata di oggi non è solo una fermata. La Cgil è pronta a continuare la sua protesta per cambiare il Jobs act e la politica di questo governo anche con lo sciopero generale» ha detto dal palco la Camusso. La leader della Cgil ha poi aggiunto: «Si sappia alla Leopolda e a palazzo Chigi che noi non deleghiamo a nessuno le questioni del lavoro». E poi ancora: «Nessuno in buona fede può dire che togliere l'articolo 18 serva per la crescita. Non è un totem ideologico, ma una tutela concreta. È un diritto che deve essere esteso a chi non ce l'ha» ha aggiunto Camusso che ha bocciato la manovra varata dal Governo con la Legge di stabilità: «Il rigore dell'Unione europea continuerà a mantenere il paese nella stagnazione, la legge di stabilità non cambia verso, non è sufficiente a cambiare strada». «Non si esce dalla crisi punendo il lavoro» ha aggiunto Camusso che ha anche criticato direttamente il premier Renzi che a suo avviso ha usato «toni non rispettosi della piazza. Non dica che i lavoratori bloccano il Paese». Quando ha nominato il presidente del Consiglio dalla piazza si sono levati fischi e cori d'altronde di un Presidente del Consiglio che giusto ieri alla Leopolda ha definito l'Italia come un paese scalabile (come se fosse una qualsiasi azienda quotata in Borsa) francamente il paese non se ne fa niente specie se esercita il suo ruolo abusivamente non essendo mai stato eletto in alcuna elezione politica. Tornando alla manifestazione odierna la Camusso ha anche spiegato la sua ricetta per creare nuovi posti di lavoro: «Si può e si deve fare una tassa sulle grandi ricchezze», ispirata da «principi di giustizia sociale».
«Mi sembra una manifestazione bella, enorme, che dimostra che sulle questioni sociali ed economiche del lavoro il Governo non ha il consenso del Paese» ha detto invece il segretario generale della Fiom, Maurizio Landini, durante il corteo. «Il governo deve fare i conti con questa, che non è una semplice manifestazione di protesta. Abbiamo proposte molto concrete» ha aggiunto Landini.parlamentari Pippo Civati e Gianni Cuperlo, sfidanti di Renzi alle primarie del Partito Democratico hanno sfilato dietro lo striscione dei poligrafici dell'Unità. «Chi manifesta oggi non lo fa contro il governo, ma contro politiche che sono sbagliate» ha spiegato Civati. «Il problema vero è capire se un premier di centrosinistra abolisce l'articolo 18 come voleva fare Berlusconi, se il controllo a distanza o il precariato di Poletti sono un problema o se sbaglio io» ha aggiunto. Mi auguro che in Parlamento ci siano le condizioni e la volontà per migliorare la delega sul lavoro» ha spiegato invece Cuperlo che a chi gli chiedeva come si comporterà al momento del voto ha risposto: «Mi voglio battere in Parlamento per migliorare questa riforma, poi vedremo».
A Roma anche il deputato democratico Stefano Fassina che avverte: se la legge delega sul lavoro non sarà profondamente modificata «il mio voto non ci sarà». «Qui - ha aggiunto Fassina - c'è un pezzo importante del popolo democratico che non capisce e non condivide una deriva che non aiuta il lavoro». Fassina si è però detto convinto che questa «non è una manifestazione contro il governo ma è per lo sviluppo e per il lavoro. Spero che ci sia l'attenzione del governo ad ascoltare e a correggere quei due provvedimenti che non aiutano l'economia, il lavoro, e nemmeno il governo». Con la Cgil anche Rosy Bindi che a chi le chiedeva se questa decisione potesse creare imbarazzi nel Partito Democratico ha replicato: «Penso che più imbarazzante della contro manifestazione della Leopolda non ci sia niente. Spero vivamente che Renzi ascolterà questa piazza. Se la riforma del lavoro resta questa non la voto».Presente anche Sergio Cofferati che nel 2002, quando era alla guida della Cgil, portò ben tre milioni di persone al Circo Massimo contro l'abolizione dell'articolo 18. «Non c'è alcun paragone possibile - spiega però l'europarlamentare del Pd -. Nel 2002 tantissime persone scesero in piazza per difendere i loro diritti dal tentativo di cancellarli da parte di un governo ostile alla gran parte di loro, visto che in stragrande maggioranza non avevano votato Berlusconi. Insomma difendevano un diritto da un governo avverso. Ora è l'esatto opposto. La ragione della mobilitazione è la stessa, ma è fatta in larghissima prevalenza da cittadini che hanno votato per il centrosinistra. Manifestano contro un governo per il quale hanno votato» ha quindi concluso Cofferati.
Altro ex segretario della Cgil presente, ed anche ex segretario del Partito Democratico, è Guglielmo Epifani. «Questa piazza chiede di essere ascoltata e deve essere rispettata e ascoltata» dice Epifani che poi aggiunge: «Questa è una piazza fatta da tante persone che in parte hanno sentimenti di vicinanza e affetto per il Partito Democratico. Non vedo i motivi perché debba spaccare il partito».

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