Nessun elezione del Presidente della Repubblica Italiana,il dodicesimo della storia al primo scrutunio:qui sotto riportiamo tutti i voti espressi come potete trovare d'altronde nella foto in alto (anche se quelli in bassi son stati riportati fedelmente in base quanto dichiarato in lettura dalla Presidente della Camera dei Deputati Laura Boldrini):
Schede Bianche 538
Ferdinando Imposimato 120
Vittorio Feltri 49
Luciana Castellina 37
Schede Nulle 33
Emma Bonino 25
Stefano Rodotà 23
Gabriele Albertini 14
Claudio Sabelli Fioretti 11
Mauro Morelli 9
Romano Prodi 9
Massimo Caleo 8
Marcello Gualdani 6
Pierluigi Bersani 5
Sergio Mattarella 5
Lucio Barani 4
Giuseppe Scognamiglio 4
Agostino Marianetti 3
Antonio Martino 3
Riccardo Merlo 3
Ignazio Messina 3
Paolo Mieli 3
Giuseppe Pagano 3
Antonello Zitelli 3
Dario Baldi D'Amato 2
Anna Finocchiaro 2
Ezio Greggio 2
Orazio Alu 1
Eleuterio Arcese 1
Francesco Barbato 1
Lorenzo Bottoni 1
Massimo Brai 1
Fabio Buzzi 1
Renato Cappelli 1
Giancarlo Caselli 1
Antonino Coco 1
Stefania Craxi 1
Sabrina Ferilli 1
Giuliano Ferrara 1
Arnaldo Forlani 1
Bruno Gappi 1
Gatta 1
Maurizio Giletti 1
Antonio Ingroia 1
Enrico Letta 1
Giancarlo Magalli 1
Luca Mangoni 1
Agostino Marianetti 1
Bruno Martorano 1
Giuliano Mignini 1
Nicola Nacerono 1
Settimo Nizzi 1
Vincenzo Olita 1
Ermanno Olmi 1
S.Pagano 1
Pasquale 1
Pecora 1
Alberto Perino 1
Dario Petrella 1
Polinelli 1
Antonio Privitera 1
Raffaele Ranucci 1
Antonio Razzi 1
Paola Ravà 1
Giorgio Rebuffa 1
Rega 1
Luigi Riva 1
Antonino Romano 1
Pietro Salvatori 1
Carlo Scognamiglio 1
Luigi Sorianello 1
Walter Veltroni 1
Denis Verdini 1
Ventura 1
Santo Versace 1
LE ESIGENZE DELL'EX CAV E LA NUOVA PARTITA
Di Vittorio Emiliani.
Nella nostra Costituzione il presidente della Repubblica non è «un personaggio evanescente, un motivo di pura decorazione, il maestro di cerimonie». Sono parole ironiche e severe pronunciate nel 1947 alla commissione dei 75 dal presidente Meuccio Ruini, radical-socialista. Da ricordare alla vigilia del voto presidenziale. Tanto più che stavolta i king’s maker sono stranamente due, Renzi e Berlusconi, il premier e il capo dell’opposizione di centrodestra, uniti però, quasi cementificati, nel Patto del Nazareno. Si parla tanto di un presidente-arbitro, di un presidente-garante, perfino di un presidente-notaio, citando Luigi Einaudi, grande liberale, salvatore della lira. Ma anche lui compì interventi volti a richiamare le Camere al rispetto del pareggio di bilancio e della copertura delle leggi di spesa. Molto più numerosi furono però quelli operati su Palazzo Chigi mediante brevi note private. In quegli anni difficili, a volte drammatici, la “sovranità del Parlamento” era tuttavia rispettata, i decreti-legge assai pochi, il discrimen maggioranza-minoranza piuttosto netto. Molto interventista fu invece il successore Giovanni Gronchi, dc di sinistra, in politica estera, nei confronti dell’Urss anzitutto verso la quale l’Eni di Enrico Mattei aveva compiuto aperture strategiche per il gas e il petrolio. Ancor più “interventista” fu Gronchi quando, nel 1960, sostenne oltre la stessa tolleranza della Dc, il governo Tambroni che ormai si sosteneva sui voti del Ms e che venne affondato. Antonio Segni salì al Quirinale da leader dei dorotei e avversario di un centrosinistra avanzato. Gli ci vollero ben 9 scrutinii per vincere la concorrenza di Giuseppe Saragat (443 voti a 334). Durò soltanto due anni, due anni drammatici con l’ombra di un “golpe” militare e col presidente colpito da un grave ictus e che tuttavia la maggioranza dc riluttava a rimuovere. Gli successe proprio il socialdemocratico Saragat, dopo ben 21 votazioni e molte tensioni che riemersero spesso nel Paese insieme alla violenza politica e allo stragismo infelicemente attribuito dal presidente agli “opposti estremismi”, mentre il ministro dc dell’Interno Paolo Emilio Taviani ne evidenziava la matrice “nera”. Dopo di lui l’elezione, molto contestata, di Giovanni Leone, addirittura al 23° scrutinio, con 518 voti contro i 408 di un padre della Repubblica: Pietro Nenni. Una presidenza inadeguata a quegli anni terribili, conclusa dalle dimissioni e dal subentro di un uomo di Parlamento, di un autentico eroe antifascista quale Sandro Pertini, amatissimo e però eletto al 16° scrutinio, sia pure con la più alta maggioranza della storia, 832 voti. Fu invece immediata la convergenza su Francesco Cossiga, il più giovane inquilino del Quirinale, il più sorprendente: 752 voti al primo turno. Si pensava che sarebbe stato un presidente “notarile”, e per alcuni anni lo fu. Finché non spuntò il “picconatore”, colui che dal Colle denunciava senza pietà i mali della Prima Repubblica. Poi Oscar Luigi Scalfaro, dc di destra per anni, custode geloso delle regole costituzionali, che. Berlusconi individuò come “il nemico”, e Carlo Azeglio Ciampi eletto al primo voto, chiamato anch’egli a gestire un’Italia berlusconiana sempre più restia alle regole. Infine Napolitano la cui storia travagliata si è appena chiusa. Insomma, presidenti-notai nessuno, presidenti-garanti molti (bisogna però vedere da quale angolazione). Berlusconi oggi ha alcune esigenze concrete: la grazia per sé e forse per Dell’Utri, la salvezza del suo traballante impero televisivo, oltre ad un ruolo di salvatore. Renzi non vuole fastidi sul suo percorso di “riforme” spesso contestate a fondo. Ma al Quirinale è difficile pensare che vada un cerimoniere o una guardarobiera di lusso i quali si limitino a sorvegliare lo stato dell’argenteria, degli specchi, degli arazzi del Palazzo. Quando si sale al Colle, in genere si cambia.
(Da "La Nuova Sardegna")
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