Oggi in tribunale a Sassari è stata fatta ascoltare la registrazione della telefonata di Titti Pinna a casa una volta fuggito dal luogo dove veniva segregato e tenuto in stato di sequestro. "Titti so, so in Sedilo, mi che so fuidu (Sono Titti, sono a Sedilo, sono fuggito,la traduzione della frase del sardo)". Le prime parole da uomo libero da Titti Pinna dopo otto mesi di prigionia, hanno fatto calare il gelo nell'aula della Corte d'assise di Sassari dove si sta celebrando il processo-bis per il rapimento dell'allevatore di Bonorva prelevato dall'azienda familiare di "Monti Frusciu" il 19 settembre 2006 e scappato otto mesi dopo dalla prigione di "Su Padru", in territorio di Sedilo. La registrazione della telefonata fatta da Pinna a casa pochi istanti dopo la fuga è stata fatta ascoltare ai giudici (presidente Pietro Fanile, a latere Teresa Castagna) e agli avvocati dei due imputati dal pubblico ministero della Dda di Cagliari Gilberto Ganassi. L'ex ostaggio parla al telefono prima con una zia e poi con la sorella Maria. I due piangono di gioia e si commuovono e alla fine della telefonata la sorella Maria gli chiede di dire il nome della sua mucca: era una domanda chiave che aveva concordato con gli inquirenti durante il sequestro per avere la certezza - nel caso qualcuno si fosse presentato al telefono come Titti Pinna - che dall'altra parte della cornetta ci fosse stato effettivamente il fratello. "Ofelia" risponde sicuro Pinna. Solo in quel momento la sorella ha l'assoluta certezza che Titti è libero. "Non ti muovere - gli risponde Maria - stiamo venendo a prenderti". Sul banco degli imputati nel processo-bis ci sono Giovanni Maria "Mimmiu" Manca, 53 anni di Bonorva, e Antonio Faedda, 45 anni di Giave. I due erano stati arrestati con un blitz dei carabinieri il 19 dicembre del 2013 e sono ancora detenuti. Nel primo processo, celebrato davanti al collegio del tribunale di Sassari presieduto da Plinia Azzena, la famiglia Pinna si era costituita parte civile contro Salvatore Atzas e Natalino Barranca, ma aveva chiesto a titolo di risarcimento solo un euro simbolico. Nel corso dell'udienza sono stati ascoltati alcuni investigatori che parteciparono alle indagini. In aula doveva presentarsi anche padre Pinuccio Solinas, il frate di Bonorva che all'inizio del sequestro incontrò gli emissari dei sequestratori, ma ha comunicato di aver avuto un impedimento.
Questo blog è a pagamento per leggere il post di vostro interesse versare almeno due euro per ogni post sul link Paypal che vi si aprirà indicando nome esatto del post ed un vostro indirizzo mail a cui spedirvi lo stesso PER CONTATTI ED INFORMAZIONI redazionesqv@tim.it
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
Nessun commento:
Posta un commento
Qualsiasi commento anonimo o riportante link NON sarà pubblicato
Any anonymous or linked comments will NOT be published