Di Cristina Cossu.
Per i magistrati è un attentato alla serenità e indipendenza del giudizio, un pessimo segnale, «sembra che il problema dell'Italia non sono i corrotti ma i giudici». Un processo al processo. Inoltre - sostiene il procuratore capo di Cagliari, Mauro Mura - «ci sarà un contrasto tra chi si può permettere il lusso di denunciarti e chi invece non ha i mezzi per farlo. E allora, come faremo a sostenere che la legge è uguale per tutti?». Per gli avvocati si stabilisce un principio corretto, anzi, sacrosanto, perché tutti devono rispondere delle loro azioni, e la chiusura in difesa della categoria, della «casta intoccabile», è un atteggiamento fastidioso agli occhi dell'opinione pubblica. Certo, il rischio di un aumento del contenzioso nei tribunali è reale. «Temo un abuso. Se fossimo certi che le cause si fanno solo quando veramente il magistrato ha sbagliato, ben venga questo provvedimento. Ma riusciremo a trovare il giusto equilibrio?», chiede il penalista Luigi Concas . Per la politica - esulta il premier Renzi - «è un grande successo», la vittoria in una battaglia storica, combattuta a partire dal referendum promosso da socialisti e radicali nel 1987. La giornalista Gaia Tortora , figlia di Enzo, il conduttore tv che fu vittima di un clamoroso errore giudiziario, ringrazia. Si discute della responsabilità civile dei magistrati. Il disegno di legge è stato approvato martedì sera dalla Camera con con 265 sì, 51 no (M5S) e 63 astenuti (Lega, Forza Italia, Sel, Fdi e Alternativa Libera). «Ora la giustizia sarà meno ingiusta, e i cittadini saranno più tutelati», ha detto il ministro Andrea Orlando e l'Anm, a cui aderisce il 90% circa dei magistrati italiani, ha deliberato lo stato di mobilitazione e denunciato l'incostituzionalità del provvedimento, riguardo l'eliminazione del filtro di ammissibilità del ricorso e l'inserimento del concetto di “travisamento del fatto e della prova”. «Il presidente della Repubblica ha detto che i due grandi nemici del Paese sono il magistrato protagonista e il magistrato burocrate. Ecco, la conseguenza di questa legge sarà proprio quello di creare dei burocrati», sottolinea Mauro Mura . In sintonia Fiorella Pilato , presidente di sezione di Corte d'Appello: «La giurisprudenza è fatta di interpretazione, di adeguamento della norma al cambiamento della società, in senso evolutivo. Ad esempio, quando ho cominciato io, la donna maltrattata che se ne andava da casa, veniva punita per abbandono del tetto coniugale, oggi la moglie che subisce violenza è la vittima, viene condannato il marito. Questo per dire che non è pensabile che diventiamo dei burocrati. E trovo avvilente e paradossale la carica di delegittimazione di questo provvedimento, lo sberleffo di quando si dice che in passato i risarcimenti sono stati pochissimi: si dà per scontato che noi siamo qui a sbagliare allegramente e a fregarcene». «È stato detto, anche dalla stampa, che questa legge l'ha richiesta l'Europa, pena una pesante sanzione, ma non è mai stata imposta una normativa del tipo approvato dal legislatore 6 italiano», sottolinea Grazia Corradini , primo presidente di Corte d'Appello a Cagliari.«Siamo molto preoccupati non tanto per la lesione alla nostra indipendenza personale quanto per la lesione alla indipendenza della giustizia». Secondo Mariano Brianda , presidente di Corte d'Appello di Sassari, perfettamente in linea con la posizione dell'Associazione magistrati, «bisognerebbe che questo Governo si esprimesse su problemi seri, siamo trent'anni che non vediamo una Riforma». Francesco Sette , presidente del Tribunale del capoluogo, «con questa legge il magistrato sarà più cauto, quindi i procedimenti subiranno ulteriori rallentamenti, inoltre ci sarà un incremento di cause, insomma proprio tutto quello che si sarebbe dovuto evitare». L'avvocato Guido Manca Bitti è tranciante: «Innanzitutto qualsiasi professionista deve rispondere di quello che fa. Penso che questa responsabilità sia edulcorata rispetto a quella del medico, perché l'azione si fa nei confronti dello Stato che poi si rifà sui magistrati con dei limiti. E comunque, proprio loro temono il giudizio?».
(Da "L'Unione Sarda")
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