lunedì 18 agosto 2025

BATTAGLIA A GAZA L'EUROPA:FERMATEVI (05/01/2009)

Di Redazione.


La diplomazia europea ha chiesto anche nella giornata odierna una tregua incassando solamente il no del Ministro Livni. La battaglia tra Israele e Hamas infuria a Gaza City nel decimo giorno dell'operazione Piombo fuso. Dal cielo, da terra e dal mare le forze armate di David hanno continuato anche quest'oggi a martellare le posizioni nemiche dividendo in due la Striscia. Israele avanza ma Hamas promette che la lotta andrà avanti "fino alla liberazione di tutta la Palestina". Sempre più tragico intanto il bilancio: solo oggi cinquanta morti (tra cui dodici bambini), oltre cinquecento sessanta dall'inizio dell'offensiva. Frenetico il già accennato lavoro della diplomazia: Sarkozy chiede una tregua, Bush rivendica il diritto di Israele a difendersi e l'Unione Europea deve fare i conti con il no della Livni che ha detto no all'invio di osservatori internazionali nell'area del conflitto.

GERUSALEMME GELA L'UNIONE EUROPEA NESSUNA TREGUA POSSIBILE

La diplomazia europea, e quella francese in particolare, si è impegnata a fondo oggi nel tentativo di fare pressioni su Israele affinché fermi l'offensiva terrestre scatenata contro Hamas nella Striscia di Gaza e consenta così di stabilire un cessate il fuoco. Ma i responsabili israeliani non sono apparsi disposti ad ascoltare, e tanto meno a seguire, sia i suggerimenti proposti sia le richieste avanzate dalla Troika Ue e dal capo di Stato francese Nicolas Sarkozy, che oggi ha incontrato a Sharm el Sheikh il collega egiziano Hosni Mubarak e, in serata, prima il Presidente dell'Anp Abu Mazen a Ramallah e quindi, a Gerusalemme, il premier israeliano Ehud Olmert ed il Presidente Shimon Peres.

Proprio da Ramallah, al termine dell'incontro con Abu Mazen, Sarkozy ha esortato Israele e Hamas ad un cessate il fuoco "il prima possibile" e ha detto che Hamas ha agito "in modo irresponsabile ed imperdonabile" rifiutando di rinnovare la tregua con lo Stato ebraico. Abu Mazen, da parte sua, ha escluso un suo ritorno nella Striscia di Gaza in seguito ad un eventuale sconfitta di Hamas "E' impensabile che noi lavoriamo per una sconfitta di Hamas, per poi rimpiazzarla" ha detto.

Il no del Ministro degli esteri israeliano, Tipzi Livni, alla proposta di tregua ed all'invio di osservatori Ue per vigilare sul cessate il fuoco ha gelato quest'oggi la troika dell'Ue e l'alto rappresentante della politica estera europea, Javier Solana. La missione sembra fallita ed appare difficile che Sarkozy da solo possa ripetere in Medio Oriente il successo ottenuto in agosto con la tregua tra Russia e Georgia. I no di Israele sono arrivati dal Ministro degli esteri e da quello della difesa Ehud Barak. Al termine di un colloquio con la troika Ue, guidata dal Ministro degli esteri ceco Karel Schwarzenberg (affiancato dai colleghi francese e svedese). Livni ha respinto la proposta europea per lo stazionamento di osservatori internazionali nella Striscia di Gaza subito dopo l'eventuale conclusione di un cessate il fuoco. "L'obiettivo ora di Israele non è la tregua ma far cessare il tiro di razzi contro il Sud del nostro territorio. Noi combattiamo il terrorismo e non faremo accordi con i terroristi" ha detto.

Da Praga il premier ceco Mirek Topolanek, nuovo Presidente di turno dell'Unione Europea, ha annunciato a sorpresa di avere un piano che permetterà di raggiungere la tregua a Gaza. In Egitto, dopo un incontro con il Presidente egiziano, Hosni Mubarak, Sarkozy si è appellato al Consiglio di Sicurezza dell'Onu perché si assuma le proprie responsabilità per un immediato cessate il fuoco nella Striscia di Gaza "C'è un ipotesi di lavoro per agire più attivamente al fine di sospendere i combattimenti" ha detto Topolanek senza fornire però ulteriori dettagli e precisando di aver discusso del progetto con il cancelliere tedesco Angela Merkel, il premier turco Tayyip Erdogan, e di avere l'intenzione di discuterne con il Presidente degli Usa George W. Bush e col premier israeliano Ehud Olmert. "Il piano va oltre il raggio d'azione dell'Unione europea. E' prima necessario consultare tutte le parti interessate, e quelle che non sono direttamente coinvolte" ha spiegato il portavoce del premier, Jiri Frantisek Potuznik.

E' ancora lontano un accordo al Consiglio di Sicurezza dell'Onu su un cessate il fuoco tra Israele e Gaza. Sembrano infatti avere allontanato l'ipotesi di un consenso all'Onu le durissime parole del Presidente degli Stati Uniti George W. Bush, che ha quest'oggi accusato Hamas di essere il primo responsabile dei combattimenti a Gaza, sottolineando nel contempo il diritto di Israele di difendersi. Intanto, sempre quest'oggi, una delegazione di ministri degli esteri dei Paesi arabi ha incontrato al Palazzo di Vetro il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki moon. Una riunione formale del Consiglio di Sicurezza sotto la Presidenza del Ministro degli esteri francese, Bernard Kouchner, non è affatto da escludere.

D'ALEMA "HAMAS NON E' UN GRUPPO DI MARZIANI"

"Hamas non è un gruppetto di terroristi, di marziani, ma una forza reale di cui necessariamente tener conto. Io non ho alcuna simpatia per Hamas, tuttavia è una forza reale: un movimento con venticinque mila militanti armati" ha detto l'esponente del Partito Democratico Massimo D'Alema.

ABU MAZEN "NON TORNEREMO SULLA STRISCIA"

Il Presidente dell'Anp Abu Mazen ha escluso un suo ritorno nella Striscia di Gaza in seguito ad un'eventuale sconfitta di Hamas "E' impensabile che noi lavoriamo per una sconfitta di Hamas per poi rimpiazzarla". Domani Abu Mazen sarà alle Nazioni Unite.

SARKOZY "FACCIO APPELLO"

Il Presidente francese Nicolas Sarkozy si è appellato al Consiglio di Sicurezza dell'Onu perché si assuma le proprie responsabilità per un immediato cessate il fuoco nella Striscia di Gaza. Nell'ultima riunione gli Usa hanno bloccato una risoluzione.

TOPOLANEK "C'E' UNA VIA PER SOSPENDERE LA GUERRA"

"C'è un ipotesi di lavoro per agire più attivamente al fine di sospendere i combattimenti" ha detto a Praga il capo del governo ceco e Presidente di turno dell'Unione Europea Mirek Topolanek, senza fornire ulteriori dettagli "Il piano va oltre il raggio d'azione dell'Ue" ha solamente aggiunto.

"SPERO SI APRA PROSPETTIVA DI PACE"

"Mi auguro che anche con la missione di Solana e di Sarkozy, si riesca a trovare un filo per realizzare una tregua, ed una sospensione delle ostilità e di aprire una prospettiva di pace". Giorgio Napolitano, dopo aver aperto il suo messaggio di fine anno con un passaggio dedicato al conflitto in Medio Oriente, torna ad esortare con forza il cessate il fuoco. Durante la sua visita privata a Napoli, il capo dello Stato critica apertamente Hamas "La situazione di Gaza è caratterizzata da una presenza come quella di Hamas, che ha segnato la spaccatura del mondo palestinese. E' un elemento di complicazione di una crisi già pesante che si trascina". Quindi, con un occhio al modo in cui la politica di casa nostra segue il conflitto, Napolitano esprime motivi di ottimismo "Non mi pare che ci siano grandi divergenze tra i partiti italiani sulla crisi di Gaza". Parole subito lodato dal capogruppo del Popolo Della Libertà Fabrizio Cicchitto "Napolitano ha delineato il senso della posizione italiana su Gaza. E' evidente che la tregua è possibile solo se finisce la causa principale". Nel pomeriggio, tuttavia, si rinfocola lo scontro tra i poli. Appena l'ex Ministro degli esteri Massimo D'Alema, ribadisce che Hamas "non è un gruppetto di terroristi ma una forza reale".

LA CHIESA CATTOLICA INVOCA IL DIALOGO ANCHE CON I MILIZIANI

A dieci giorni dall'inizio dell'operazione israeliana Piombo fuso nella Striscia di Gaza e dopo più di cinquecento morti, la chiesa cattolica palestinese invoca la rottura del grande tabù: serve il dialogo con Hamas. "Hamas non è un mostro ma un movimento di resistenza contro l'occupazione israeliana dei Territori palestinesi e ora più che mai è necessario dialogarvi per porre fine al tragico conflitto israelo palestinese" ha detto padre Raed Abushalia, parroco di Taybeh, unico villaggio interamente cristiano nei Territori palestinesi a quindici chilometri da Ramallah, ex portavoce del patriarcato di Gerusalemme, direttore della prima Radio cristiana di Terrasanta, che andrà in onda a febbraio, e figura di riferimento della chiesa cattolica in Palestina. La linea del dialogo con Hamas "un partito democraticamente e legittimamente eletto" afferma Abushalia, non è nuova negli ambienti cattolici della Terra Santa. Durante la guerra israelo libanese di due anni fa fu l'allora vescovo ed ora patriarca di Gerusalemme, monsignor Fouad Twal, ad invocarla.

HEZBOLLAH SULLA DIFENSIVA "SIAMO PRONTI A FRONTEGGIARE IL NEMICO"

Sulla scia dell'offensiva militare israeliana a Gaza, il movimento sciita libanese Hezbollah continua a decantare la propria potenza militare, ma questa volta lo fa sulla difensiva, mostrando di fatto che non intende sostenere Hamas aprendo un secondo fronte con Israele. "La resistenza islamica (Hezbollah) è pronta a far fronte ad ogni aggressione israeliana" ha detto quest'oggi il comandante militare dello stesso Partito di Dio nel Sud del Libano, sheikh Nabil Qawouq. "I rinforzi israeliani lungo il confine non ci spaventano, ma comunque non li prenderemo alla leggera, affinché il nemico non possa coglierci di sorpresa" ha aggiunto. Il generale Claudio Graziano, comandante della forza dell'Onu dispiegata nel Libano meridionale (Unifil) ha esortato il premier libanese Fuad Siniora ad adoperarsi "per evitare che il Sud del Paese venga trasformato in una rampa di lancio per attacchi contro Israele e per prevenirvi drammatici sviluppi".

"PIANO ITALIANO PER IL CESSATE IL FUOCO"

La macchina della diplomazia italiana continua a lavorare a pieno regime per contribuire a trovare una soluzione a Gaza dove, al decimo giorno dell'offensiva israeliane, si contano quasi seicento vittime palestinesi: da una parte gli importanti contatti dell'ambasciatore Cesare Regaglini, inviato della Farnesina in Israele e a Ramallah, dall'altra le conversazioni telefoniche sia del premier Silvio Berlusconi con il Presidente di turno della Ue, il primo ministro ceco Mirek Topolanek e con il Presidente turco Tayyp Erdogan, che del Ministro degli Esteri Franco Frattini con i colleghi spagnolo e greco. Tutti passi dettati dall'urgenza di approdare quanto prima ad una "tregua immediata" ed a far "ripartire subito gli aiuti alla popolazione palestinese" che, a detta del titolare degli Esteri, è la "vera vittima di Hamas" che la tiene "in ostaggio nella Striscia di Gaza". L'Italia "offre una strada ed una posizione, che non posso anticipare per riprendere il dialogo". Ora, alla disponibilità dell'Italia ad ospitare una riunione tra le parti (Lega araba, Anp ed Israele) si aggiunge quella del Ministro degli Esteri a recarsi in Palestina. Il premier Berlusconi ha poi avuto un colloquio telefonico con il capo del governo ceco Topolanek, auspicando uno stretto coordinamento tra G8 e presidenza dell'Unione Europea.

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