Di Redazione.
Col nuovo anno si ripropongono al governo ed alle parti sociali i due problemi aperti che necessitano di una soluzione in tempi brevi. Si tratta innanzitutto della gestione delle misure anticrisi in cui tutti i sindacati vorrebbero essere coinvolti, dopo il largo consenso che ha accolto l'annuncio del Ministro del Lavoro Maurizio Sacconi di allargare la platea dei beneficiari dei sussidi di disoccupazione anche ai lavoratori delle piccole imprese con meno di quindici addetti, ai lavoratori del settore terziario, agli apprendisti, interinali e collaboratori a progetto. Tale allargamento verrebbe a compensare l'esclusione di tali categorie dagli ammortizzatori tradizionali come la cassa integrazione e da quelli prospettati di recente come la settimana corta lavorativa, che si addicono pressoché esclusivamente alla media ed alla grande impresa. Con l'estensione dei sussidi di disoccupazione anche alle forme d'impiego più precarizzate, perciò, si verrebbe a completare il pacchetto di misure protettive a salvaguardia dei livelli occupativi ed in funzione anticrisi.
Le condizioni poste dal Ministro per l'allargamento dei sussidi di disoccupazione fanno riferimento all'esigenza di legarli ad un percorso di apprendimento o di riconversione lavorativa, che chiama in causa la Regioni e le loro competenze in materia di formazione professionale. L'idea è quella di mettere insieme i fondi statali (oltre un miliardo di euro) previsti nel 2009 per gli ammortizzatori sociali della legge finanziaria approvata a fine dicembre con i fondi comunitari gestiti dalle Regioni e destinati alla formazione professionale. A tal fine, sono programmati entro questo mese incontri del governo con le Regioni e le parti sociali, incontri che peraltro sono sollecitati da tutti i sindacati, compresa la Cgil.
Qui s'innesca il secondo problema aperto, che da molti mesi attende una soluzione: si tratta della riforma del modello contrattuale su cui la Cgil aveva a suo tempo posto il veto, mentre gli altri sindacati (Cisl, Uil, Ugl ed Usae) avevano racconto un pre-accordo con Confindustria, Confapi e con le altre sigle dell'artigianato e del commercio. La Cgil non ha firmato neanche la pre-intesa per il settore pubblico raggiunta lo scorso 30 ottobre dal governo con gli altri sindacati. Al riguardo, tuttavia, il Ministro della Funzione pubblica Renato Brunetta intende spingere per un'intesa immediata coi sindacati per la riforma del modello contrattuale nel pubblico impiego, che potrebbe fare da apripista per un'analoga riforma nel settore privato.
Le iniziative congiunte dei due ministri Brunetta e Sacconi, dunque, mirano a coinvolgere tutte le parti sociali (compresa la recalcitrante Cgil) nella gestione della crisi economica ed occupazionale, lasciando intendere che la riforma del modello contrattuale, sia nel settore pubblico che in quello privato, è parte integrante della strategia di superamento della crisi. Un autorevole avallo in questa direzione, del resto, è venuto anche dal Presidente della Repubblica Napolitano, quando nel suo discorso di fine anno ha auspicato l'accordo tra tutte le parti politiche e sociali per fare insieme le riforme di cui l'Italia ha bisogno, e la riforma della contrattazione è una di queste.
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