Di Ferdinando Camon.
Allarme in tutt'Italia per la violenza di Milano (magistrati insultati come Br), di Roma (una deputata lesbica insultata come meritevole di finire ai forni crematori), di Padova (un ex-parlamentare leghista bastonato per strada col figlio). Condanna e stupore. In realtà c'è da stupirsi non che queste cose accadano, ma che non accadano più spesso. A Milano non è stato un pazzo isolato a insultare i magistrati, a Roma non sono stati dei passanti casuali a mostrare odio contro gli omosessuali, a Padova non sono solo i disobbedienti ad avercela coi leghisti. Respiriamo quest'aria in tutta Italia, e non si vede possibilità di uscirne in tempi stretti. Il clima diventa sempre più torbido. Ogni mattina, uscendo di casa, mi fermo un attimo al bar, sento i clienti che commentano: «Ma morirà anche, prima o poi». Morirà chi? Berlusconi. Per liberarsene, non vedono altra possibilità che la sua morte. Anche nei vertici della sinistra c'è qualcuno che comincia a porsi il problema: non è che ce ne liberiamo solo quando muore? Siamo in un clima sospeso tra voglia di cambiamento e impossibilità di cambiamento. Dall'altra parte c'è un presidente che vuole evitare i processi, la maggioranza vuole aiutarlo ma non ce la fa, la magistratura non lo molla, e allora la maggioranza vuole esautorare la magistratura. Ad ogni richiesta dei gay, la nazione si popola di gente scandalizzata, che non discute se le richieste siano giuste o no, ma se l'omosessualità sia giusta o no. A Padova han picchiato un leghista, gli han procurato un trauma alla testa e uno al torace, e non per fare giustizia, ma per sfogare l'odio. Perché la giustizia era appena stata fatta. Quell'ex-parlamentare, consigliere comunale, ha fatto su Facebook dichiarazioni odiose contro i rom, del tipo: «I rom mi fanno vomitare», «Non vogliono integrarsi, se lo fanno è per fregarti i bambini», «Bisogna toglierli alle famiglie appena nati se li vuoi cambiare», e ha fulmineamente ricevuto condanne varie, multe in denaro, risarcimenti, sospensione dalla vita politica. Allora, cosa voglion fare i picchiatori che l'hanno assalito? Fare la "vera" giustizia. E dove sta la vera giustizia? Nel bastone. Se i magistrati di Milano sono BR, e devono esser cacciati dalle procure; se la deputata lesbica del pd romano "bisogna metterla nei forni"; se al deputato leghista di Padova bisogna spaccargli la testa, tutto questo vuol dire che noi, popolo incazzato, dobbiamo "passare alle vie di fatto". Basta con la politica. A farsi giustizia da sé c'è più gusto. La deputata pd di Roma ha una compagna tedesca, con questa compagna tedesca passeggiava mano nella mano, e c'è più gusto, ammetterete, a spedire nei forni crematori una tedesca. I tedeschi hanno inventato i forni per purificare la razza, ma nei forni devono finire anche i tedeschi degeneri, che quella purezza razziale contaminano. Hitler la pensava allo stesso modo. Seguendo le trasmissioni di dibattito politico e leggendo i giornali politicamente schierati, il pensiero spontaneo è: «Qui ci vuole la forza». Asor Rosa, intellettuale di sinistra, ha lanciato l'idea di un golpe di sinistra. Il direttore di "Repubblica" l'ha definita «un'idea tecnicamente imbecille». Ma l'altro insiste, rinforzandola. Si dice che c'è democrazia quando, invece di rompere le teste, si contano. Ma qui non si contano più, si rompono. A Padova ho assistito ai suoi tempi alla nascita di un nucleo terroristico: nacque con un discorso in un cinema studentesco, sui guai irrimediabili del sistema borghese. Alla fine il pubblico urlava: «Allora andiamo a mettere le bombe». Lo han fatto davvero. Siamo tornati a quel punto. Il discorso è finito, qualcuno vuol passare alle vie di fatto.
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