sabato 30 aprile 2011

SI AD UNA CHIMICA NUOVA,NO ALLA MORTE DELL'INDUSTRIA (23/04/2011)

Di Eusebio Tolu (Delegato rettorale per i Rapporti col Territorio dell'Università di Sassari).

«Il futuro della Chimica in Sardegna. Una scienza per l'uomo e per l'ambiente»: così titolava il convegno scientifico del 25 febbraio scorso organizzato dall'Università di Sassari nell'ambito delle celebrazioni dell'Anno Internazionale della Chimica, proclamato dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Il titolo del convegno appariva per certi versi ammiccante, forse esagerato nel suo significato di voler suggerire la centralità della chimica nella vita dell'uomo. Ma ciò stimolava ad allargare l'orizzonte della riflessione sulla validità dell'industria chimica di oggi e sul suo continuo divenire, sulle trasformazioni ed adattamenti seguiti nel tempo, e sulle possibilità di essere sempre considerato sostegno della realtà socio-economica del futuro della Sardegna. Affermare quindi che ogni epoca ha avuto la sua chimica e che ogni tempo avrà la sua chimica non è dunque esagerato, è semplicemente storia. Una chimica a volte invadente, a volte invisibile, addirittura indiscreta, ma che svolge un ruolo fondamentale nella comprensione della natura delle trasformazioni molecolari di sintesi e di demolizione essenziali alla produzione di una miriade di manufatti, strumenti, farmaci, energia e tanti altri prodotti. Ecco quindi l'Anno Internazionale quale occasione per parlare della crisi della chimica di casa nostra. Una crisi che viene da lontano, ma che oggi rischia di concludersi in modo nefasto con la chiusura degli impianti ed il conseguente licenziamento di centinaia di operai. E tutto questo in un territorio provato da una crisi economica che investe tutti i comparti. L'occupazione dell'Isola dell'Asinara da parte dei lavoratori della Vinyls, ormai datata da più di un anno, rappresenta l'emblema del disagio economico e sociale dell'intera popolazione sarda. Una forma di lotta tanto originale e giusta da suscitare la simpatia e la solidarietà di tanti cittadini, ma che ancora non ha evitato il pericolo reale di smantellamento degli impianti con la chiusura definitiva dell'industria chimica del Nord-Sardegna. Occorre quindi una mobilitazione delle istituzioni del territorio, delle organizzazioni sociali ed imprenditoriali, dei cittadini, che debbono trovare l'unità di intenti per far capire a chi non vuole capire che chiudere con l'industria chimica significa uccidere questo territorio, significa contribuire alla sua desertificazione, e noi a tutto questo ci vogliamo e ci dobbiamo opporre con tutte le nostre forze. In questo contesto una maggiore sinergia tra Università ed Enti territoriali è dunque auspicabile, anche perchè l'Università nella sua immagine e veste futura non vuole apparire come una torre d'avorio per addetti ai lavori, ma vuole aprirsi al confronto e, soprattutto, al dialogo con le istituzioni, in modo da diventare un interlocutore fondamentale che vuole avviare nuovi percorsi di crescita e di occupazione sulla base di nuovi modelli di sviluppo. L'obiettivo potrebbe essere quello di favorire la conversione di un sistema industriale rivolto in direzione dell'economia verde, vale a dire un sistema che potrebbe battere in occupazione l'industria tradizionale. Il sostegno dell'Ateneo turritano agli operai in lotta, manifestata in più occasioni, vuole proprio sottolineare la totale collaborazione dell'Accademia affinchè la chimica del Nord-Sardegna non chiuda, ma, anzi, riprenda la strada della produzione in modo nuovo e moderno. Ecco, in questa prospettiva, l'obbiettivo del convegno non è stato limitato solamente alla presentazione delle competenze di ricerca maturate nei vari settori della chimica, ma è stato anche, e soprattutto, finalizzato al confronto tra queste esperienze e le prospettive di futuro sviluppo e di rilancio delle attività dell'industria chimica, ipotizzando scenari di sviluppo sostenibile dell'industria chimica di oggi e di domani, della chimica verde e della chimica fine, e con lo scopo di sviluppare progetti ad alto contenuto tecnologico e con alto valore aggiunto.

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