sabato 30 aprile 2011

UN ALTRO FURTO DI DEMOCRAZIA PER GLI INTERESSI DEL PREMIER (22/04/2011)

Di Redazione.

Quali strumenti di democrazia restano agli italiani dopo la accurata sterilizzazione delle Camere obbligate da questo governo a non fare praticamente nulla di utile per il Paese? I referendum. Sterilizzati anche quelli? Berlusconi e i suoi ci stanno sagacemente provando. Essi infatti si prospettano altamente pericolosi per il premier: 1) nucleare e acqua, temi decisamente popolari, spingono gli elettori al voto facendo raggiungere il quorum anche al «delicatissimo» referendum sul legittimo impedimento; 2) essi minano la fragile maggioranza acquistata alla Camera con favori di vario tipo, possono far cadere il governo e causare elezioni anticipate con la popolarità del Capo ai minimi storici; 3) inducono le opposizioni a coalizzarsi per il tramonto di un populismo sfacciato che degrada il nostro Paese; 4) minacciano un business per le multinazionali dell’energia e dell’acqua stimato dal leader dei Verdi, Angelo Bonelli, in «oltre 100 miliardi di euro».
Se il governo varerà alcuni decreti per il nucleare e per l’acqua al fine di affondare i referendum, opererà un gigantesco furto di democrazia ai danni degli elettori. Ai quali, ripeto, sono rimasti quasi soltanto i referendum. Il Parlamento è ridotto a lavorare unicamente per le leggi ad personam. Regioni ed Enti locali sono debilitati dai feroci tagli inferti ai trasferimenti finanziari e dall’abolizione dell’Ici sulla prima casa, insensatamente accettata dalla Lega (che, o non capisce nulla di economia, oltre che di autonomie locali, o vuole soltanto compiacere Berlusconi). Il Porcellum ha tolto di mano agli elettori l’arma delle preferenze e il governo progetta di peggiorarla accorpando al Senato in un “premio” di maggioranza nazionale quelli regionali.
Sui contenuti referendari è chiaro come il sole che i «no» al nucleare sarebbero una marea dopo che Fukushima ha confermato che non esistono centrali sicure, tanto più in Paesi sismici come l’Italia. Contemporaneamente, il governo più pasticcione, affarista e inetto della storia repubblicana sta castrando sul nascere una rete italiana di imprese e di utenti per le rinnovabili, in specie per il solare. Discorso analogo si pone per l’acqua: le gestioni pubbliche sono efficienti soltanto in alcune regioni, in altre gli acquedotti perdono per strada più di quanto portino ai rubinetti, ma le privatizzazioni realizzate hanno causato rincari nelle tariffe senza migliorare l’efficienza delle reti. Anche per questo siamo primatisti nei consumi di acque minerali con una spesa per 2,3 miliardi di euro.
Il Nord ricco d’acqua che però risulta spesso inquinata. Il Sud è povero d’acqua e la usa malamente. Poi c’è il dissesto di fiumi e torrenti per una politica idrogeologica frammentaria e pochissimo finanziata, ci sono danni enormi da alluvioni iperpotenziate da cementificazioni e asfaltature scriteriate. Insomma l’acqua è uno dei beni primari fondamentali ed ha più che mai bisogno, da noi, di una grande e forte regìa, strategia pubblica nell’interesse generale. Non sentiamo certo il bisogno di altri speculatori privati.

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