Da "La nuova Sardegna"
Non è mai stata così bassa la redditività delle banche ma, all’annuncio delle previsioni dell’Abi per il triennio 2011-2013, Piazza Affari festeggia. Intesa Sanpaolo guadagna il 6,12%, Mediobanca il 3,35% e Unicredit il 2,57%, per poi calare con le tensioni sul debito pubblico. L’Afo (Abi financial outlook) rivendica la tenuta del sistema, seppure a fatica, con un CoreTier1 in crescita al 9,3% nel 2013 dall’8,3% del 2010. Per il resto, i numeri sono negativi, con le sofferenze in aumento del 38,8% nel 2011 (+9,9% nel 2012 e +5,5% nel 2013). Le difficoltà del settore emergono in particolare dall’utile netto (Roe), che cala allo 0,3% nel 2011 toccando il minimo storico, e nei due anni successivi resta sotto il 40% della media dell’ultimo decennio. Le banche bruciano così 8 miliardi di ricavi netti dall’inizio della crisi al 2013. La perdita di redditività porta il direttore generale dell’Abi, Giovanni Sabatini, a segnalare il rischio che gli istituti «cambino Dna per fare più finanza e meno attività di banca commerciale». All’origine delle preoccupazioni di Sabatini c’è la decisione del governo di mettere un tetto alle commissioni sulle carte di credito, nota dolente, per l’Abi, di una manovra «positiva ». Il decreto salva-Italia costa quattro decimi di Pil tra il 2012 e il 2013 ed è ritenuto sufficiente a ottenere il pareggio di bilancio nel 2013. Nonostante questo, gli spread restano elevati per assestarsi, a regime, sei o sette decimi sopra il livello medio precedente il 2011. Il tasso sui Btp a 10 anni non scende sotto il 6% fino a maggio 2012, per poi posizionarsi sul 4,4% da metà 2013. Il tasso medio sui Bot è invece del 4%nel 2012 e del 2,5% del 2013.
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