domenica 4 ottobre 2015

LA DROGA UCCIDE MA IL LAVORO DI PIU' (04/10/2015)

Di Carla Meroni.

In molti ricorderanno il tragico caso di Lamberto Lucaccioni, il sedicenne di Città di Castello morto al Cocoricò di Riccione dopo aver assunto dell'ecstasy. Un fatto assolutamente drammatico, per la famiglia, per gli amici del ragazzo e, col dovuto rispetto, anche per gli oltre 200 lavoratori del locale, chiuso per quattro mesi in piena stagione, al quale venne data un'eco mediatica straordinaria. Improvvisamente stampa e televisione si trovarono a parlare quotidianamente del problema della droga nelle discoteche, collezionando una serie infinita di interviste a genitori preoccupati, figli discotecari, dj no drugs e disparati personaggi del popolo della notte. Indubbiamente il problema della trasgressione legata al mondo dei club, uno dei tanti dove giovani e meno giovani consumano sostanze psicotrope, c'è, come c'è sempre stato e probabilmente sempre ci sarà (giusto domenica al Fabrique di Milano due persone sono state soccorse dal 118 a seguito dell'assunzione di chetamina e MDMA). Tuttavia, i dati forniti dalla Relazione annuale al Parlamento 2015 sullo stato delle tossicodipendenze in Italia, oltre a confermare come la droga killer per eccellenza sia ancora l'eroina e le vittime per lo più over 30, rimargina in parte l'allarmismo montato quest'estate attorno ai decessi per abuso di stupefacenti, calati nel 2014 del 10,32 per cento, rispetto ai 344 del 2013. Ben diverso, invece, è l'andamento statistico delle morti bianche, un argomento che, al contrario di quello delle morti per droga, ha sempre suscitato troppo poco clamore mediatico. Da gennaio a luglio di quest'anno i morti sul lavoro in Italia sono già 643, il 9,5 per cento in più rispetto allo stesso periodo del 2014. Un dato veramente allarmante, che arriva da un'indagine condotta dall'Osservatorio Sicurezza sul Lavoro Vega Engineering su dati ufficiali INAIL. «Incomprensibile come ancora non vengano consegnate risposte concrete a questa che è una piaga sociale conclamata, dove le morti, molto spesso, non sono dovute ad una tragica fatalità, ma sono piuttosto la conseguenza della scarsa diffusione della cultura della sicurezza», ha dichiarato il Presidente dell'Osservatorio, Mauro Rossato. Una questione spinosa, sulla quale, come per l'abuso di droghe, anzi a maggior ragione, dato che lavorare è una necessità, drogarsi una scelta, varrà la pena di tenere gli occhi ben aperti.

(Da "L'Unione Sarda")

Nessun commento:

Posta un commento

Qualsiasi commento anonimo o riportante link NON sarà pubblicato

Any anonymous or linked comments will NOT be published