Da "L'Unione Sarda".
La riforma del Senato fa un altro passo avanti: ieri mattina l'aula di Palazzo Madama ha votato l'articolo 2 del disegno di modifica costituzionale che porta la firma del ministro Boschi. I sì sono stati 160, i no 86, un solo astenuto: Dopo le turbolenze di venerdì con il «caso Barani» (il senatore verdiniano autore di un gesto volgare verso una senatrice dei Cinque Stelle), il Senato ha approvato in un clima di correttezza il cuore della riforma, l'articolo che definisce la composizione della futura assemblea. I democrati sono stati compatti tranne Felice Casson (astenuto), Corradino Mineo e Walter Tocci che hanno optato per il voto contrario. Decisivo è stato il consenso all'emendamento di Anna Finocchiaro che ha recepito gli accordi interni al Pd. Un compromesso prevede che i consiglieri regionali e sindaci (componenti del nuovo Senato) siano scelti dai cittadini e poi ratificati dai Consigli regionali. I lavori riprenderanno domani pomeriggio alle 15 sull'articolo 6. Infatti sugli articoli 3, 4 e 5 non ci sono emendamenti visto che sono stati già approvati in doppia conforme da Camera e Senato. Sempre domani, ma alle 13, si riunirà l'ufficio di presidenza del Senato, convocato dal presidente Pietro Grasso, per discutere il «caso Barani». «Giornata storica», ha commentato la senatrice Valeria Fedeli, vicepresidente del Senato. Coronata da un abbraccio tra la presidentessa della Commissione Affari costituzionali, Anna Finocchiaro, e la ministra per le Riforme, Maria Elena Boschi. Euforia nel Pd (ala renziana) per due motivi: la riforma segue la tabella di marcia chiesta dal premier, le divisioni interne sembrano essersi placate almeno per il momento. «Dopo questo primo rilevantissimo passaggio parlamentare possiamo dire che il Senato approverà l'intero provvedimento entro il 13 ottobre», ha sottolineato il presidente dei senatori del Pd, Luigi Zanda. «La strada della riforma ora è in discesa», afferma il senatore del Pd Andrea Marcucci. «Abbiamo restituito agli italiani il potere di eleggere i futuri senatori», esulta Area Popolare. «La Costituzione non sarà più di tutti», critica invece il senatore Mario Mauro, presidente dei Popolari per l'Italia. Di tutt'altro parere Forza Italia. «Questo governo non ha la maggioranza. L'articolo 2, architrave del disegno di legge Boschi, che introduce il meccanismo di nomina ed elezione dei senatori in modo confuso e pasticciato, è stato approvato con 160 voti e con il contributo determinante di 9 voti dei verdiniani», ha dichiarato in una nota il presidente dei senatori di Forza Italia, Paolo Romani. «Su un passaggio fondamentale del percorso di riforma costituzionale - prosegue - la maggioranza può contare soltanto su 151 voti espressione della maggioranza di governo. Un risultato che nel passato ha obbligato il governo in carica a recarsi al Quirinale. Oggi invece si va avanti come se nulla fosse accaduto».
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