lunedì 4 giugno 2018

LE BRIGATE ROSSE UCCIDONO A FORLI' L'ACCADEMICO E POLITICO ROBERTO RUFFILLI (16/04/1988)

Di Redazione.

Le Brigate Rosse (proprio pochi giorni dopo la nascita del nuovo governo presieduto da De Mita, che Ruffilli aveva contribuito a creare) quest'oggi hanno assassinato l'accademico e politico Roberto Ruffilli. Appena rientrato nella sua casa forlivese da un convegno in città, Ruffilli venne sorpreso dai brigatisti Stefano Minguzzi e Franco Grilli, che travestiti da postini, suonarono alla porta della sua abitazione con la scusa di recapitargli un pacco postale; entrati nell'abitazione, lo condussero nel soggiorno, dove lo fecero inginocchiare accanto al divano per poi ucciderlo con tre colpi di pistola alla nuca. Dopo una telefonata al quotidiano la Repubblica, nel giorno stesso dell'assassinio, alle dieci e quaranta del 21 aprile le Br fecero ritrovare, in un bar di via Torre Argentina a Roma, un volantino rivendicante l'uccisione, che esordiva così "Sabato 16 aprile un nucleo armato della nostra organizzazione ha giustiziato Roberto Ruffilli, uno dei migliori quadri politici della Dc, l'uomo chiave del rinnovamento, vero e proprio cervello politico del progetto demitiano, teso ad aprire una nuova fase costituente, perno centrale del progetto di riformulazione delle regole del gioco, all'interno della complessiva rifunzionalizzazione dei poteri e degli apparati dello Stato. Ruffilli era altresì l'uomo di punta che ha guidato in questi ultimi anni la strategia democristiana sapendo concretamente ricucire, attraverso forzature e mediazioni, tutto l'arco delle forze politiche intorno a questo progetto, comprese le opposizioni istituzionali. Firmato: Brigate Rosse per la costituzione del Partito Comunista Combattente". Il 7 maggio venne rinvenuto il suo testamento. I suoi risparmi andarono per metà all'Università Cattolica di Milano, dove si era laureato, affinché venissero istituite borse di studio per giovani ricercatori nell'ambito delle scienze storiche e religiose, e per metà alla sua parrocchia. Le sue carte ed i suoi libri andarono all'allora istituenda Facoltà di Scienze Politiche dell'Università di Bologna, sede di Forlì, e sono conservati preso la Biblioteca Centrale Roberto Ruffilli. Gli assassini furono condannati all'ergastolo.

RITROVATA LA SKORPION CHE HA UCCISO RUFFILLI 

Da mercoledì mattina il sostituto procuratore Armando Spataro è chiuso nella caserma dei carabinieri di via Moscova per quella che è probabilmente la più grossa operazione degli ultimi anni contro le nuove Brigate Rosse. Ieri sera, nel notiziario delle 19.3O, l' emittente privata Radio popolare ha diffuso i nomi di quattro persone, due uomini e due donne, che hanno ricevuto il mandato di accompagnamento e vengono in questo momento interrogate. Fra questi, ci sarebbe anche un sindacalista del sindacato inquilini Cisl, Bruno Cattoli, che sarebbe stato già sospeso. Gli arrestati sarebbero almeno otto e le indagini sono arrivate alla stretta finale. Sarebbe stato infatti scoperto, in uno dei paesi della cintura milanese, un appartamento affittato a una presunta brigatista. I reparti dell' antiterrorismo dei carabinieri vi avrebbero fatto irruzione alcuni giorni fa. In questa prima fase dell' operazione almeno una donna sarebbe stata bloccata e i militari avrebbero trovato non solo documenti, ma soprattutto armi e divise rubate. Del corredo dei brigatisti milanesi farebbero parte la mitraglietta Skorpion che nel marzo ' 85 uccise all' università di Roma l' economista della Cisl Ezio Tarantelli e che comparve in altri attentati, tra cui quelli in cui caddero vittime Lando Conti a Firenze e il senatore democristiano Ruffilli a Forlì. Inoltre ci sarebbero alcune divise da postino: cioè i travestimenti forse usati a Forlì, lo scorso aprile, nell' assassinio di Ruffilli. Le indagini in quest' ultimo mese hanno imboccato la pista giusta dopo la massiccia operazione di propaganda organizzata dalle Br a Milano. Il 12 maggio, davanti ai cancelli di cinque grandi aziende milanesi ( Alfa, Pirelli, Ansaldo, Marelli, Face Standard) vennero trovati seicento volantini con la stella a cinque punte e la rivendicazione dell' omicidio del senatore Ruffilli. In quella occasione il questore Umberto Improta aveva ipotizzato la presenza di un gruppo di fiancheggiatori delle Br in città, ma il blitz dei carabinieri potrebbe dimostrare che proprio a Milano si stava riorganizzando il partito armato. E quindi, più che di semplici postini, si tratterebbe di esponenti di rilievo del partito comunista combattente. Si conoscono finora solo quattro nomi rivelati da Radio Popolare dopo segnalazioni da parte di parenti e legali: Bruno Cattoli, sindacalista del Sicet; Francesca Campilongo; Ernesto Brenna; Cinzia Antinolli. Non è escluso che si tratti di persone che hanno avuto soltanto ruoli marginali, o che hanno avuto contatti sporadici con ambienti del terrorismo. Nessun commento da parte del sostituto procuratore Spataro: Non possiamo dire niente. Ci spiace che la notizia sia venuta fuori. Forse venerdì potremo organizzare una conferenza stampa. Insieme a Spataro sembra stia lavorando anche Ferdinando Pomarici. A dare un impulso all' inchiesta sarebbe stato anche il ritrovamento del furgone e della motocicletta utilizzati dai brigatisti per il volantinaggio di propaganda davanti alle fabbriche. Il furgone Ford Transit, grigio, rubato a Milano, venne trovato il 4 giugno in via Vallazze, a Lambrate: l' originaria targa di Cremona era stata tolta e sostituita con quella di un mezzo pubblico, un autobus di linea di Brescia. Dal parabrezza erano stati tolti i talloncini del bollo e dell' assicurazione. I contrassegni erano stati invece dimenticati sul furgone postale servito per l' omicidio Ruffilli. La moto era una Honda 6OO Enduro, rubata un mese prima a Buccinasco, alla periferia di Milano. E' probabile che qualche particolare dei due mezzi sia servito alle indagini. Diversi testimoni erano stati sentiti dalla Digos e avevano parlato di un uomo e di una ragazza con i capelli castani, lunghi sulle spalle, carina, sui trent' anni. Gli investigatori, inoltre, erano sicuri che il furgone circolasse da tempo nel quartiere di Lambrate. Qualche testimone ha ricordato di averlo visto con i vetri coperti da fogli di giornale incollati all' interno. Dunque, una base mobile utilizzata al momento opportuno e poi abbandonata. Inoltre per i carabinieri era fondamentale un' altra traccia, e cioè quella fornita da un pentito.

(Da "La Repubblica" del 17/06/1988)

E PER LA SKORPION PERIZIE INCROCIATE 

Alle 13.30 Saverio Borrelli, sostituto procuratore della Repubblica di Milano, esce dalla sala rapporti della caserma dei carabinieri. Dottore, è vero che state cercando un altro covo? Al momento non c' è niente che possa far pensare che le basi siano più di una. Normalmente c' è una rete d' appoggi, ma è solo una congettura. E l' ipotesi che gli arrestati stessero preparando un attentato? Non abbiamo trovato le schedature che in genere ci portano a fare quel tipo di supposizioni. Roberto Mescolini, sostituto procuratore di Forlì, impegnato nelle indagini sull' omicidio Ruffilli, tenta di evitare le domande. La mitraglietta Skorpion ritrovata in via Dogali è la stessa che ha ucciso il senatore Ruffilli? E' troppo presto per avere una risposta. Non si può certo dire. Mitragliette di quel tipo in giro non ce ne sono molte. Saranno solo le perizie a dare una certezza. Domenico Sica scende le scale insieme al collega Franco Ionta; con loro da Roma è arrivato Rosario Priore. I tre stanno ancora lavorando all' istruttoria sull' assassinio dell' economista Ezio Tarantelli. Circola voce che a Roma si stia cercando una base del partito comunista combattente. Sica: Non lo so. Da Firenze è venuto Pierluigi Vigna, che indaga sull' uccisione dell' ex sindaco Lando Conti. Com' è andata, come giudica queste tre ore di colloqui? Per quanto mi riguarda sono emersi elementi di una grande importanza. Ci ritroveremo presto, probabilmente entro la fine del mese. Si è conclusa così la prima riunione dei nove magistrati impegnati in tutta Italia sul fronte della lotta al terrorismo. Tarantelli, Conti, Ruffilli e quindi Roma, Firenze, Forlì. Ma al vertice di ieri hanno partecipato anche i magistrati di Torino, chiamati ad aggiornare le loro conoscenze sul terrorismo. L' incontro è iniziato sotto gli sguardi vigili di un ottocentesco carabiniere affardellato e di un carabiniere con mantello, raffigurati sulle stampe all' ingresso della sala azzurra delle riunioni, al secondo piano della caserma della Legione di via Moscova. E' finita con un pranzo, tre ore dopo, alla mensa del Circolo ufficiali di un' altra caserma, quella di via Montebello. Su quello che i magistrati si sono detti e quello che hanno sentito dire dagli ufficiali che hanno condotto l' operazione di settimana scorsa è stato diffuso un comunicato di 34 righe. L' unica vera novità, raccontata dal colonnello Luigi Nobili, è che le armi sequestrate nell' appartamento di via Dogali 11 saranno sottoposte a perizie balistiche incrociate: saranno cioé i magistrati titolari delle inchieste Tarantelli, Conti e Ruffilli a far verificare l' utilizzo in ciascun episodio della mitraglietta Skorpion ed, eventualmente, di altre armi ritrovate. Proseguono intanto gli interrogatori iniziati già giovedì dai sostituti milanesi Ferdinando Pomarici e Armando Spataro. Dopo una breve sosta per il pranzo, i due magistrati sono tornati nella caserma di via Moscova per sentire alcuni degli arrestati. Il reato fino ad ora contestato è la partecipazione a banda armata semplice, mentre non sono stati individuati fatti specifici, tipo rapine o attentati. Da oggi toccherà ai tre che si sono dichiarati prigionieri politici, Franco Galloni, la moglie Rossella Lupo e Tiziana Cherubini; tutti e tre hanno rifiutato di indicare un legale di fiducia. E' confermato che l' elemento che ha dato il via alle indagini è stato l' incontro di alcuni degli arrestati con Pasquale Ferro, ex componente della colonna Walter Alasia, condannato per partecipazione a banda armata, poi in libertà provvisoria e ora latitante in Francia.

(Da "La Repubblica" del 21/06/1988)

RUFFILLI TROVATA L'AUTO USATA DAI BRIGATISTI 

Nuovi sviluppi nelle indagini sull'assassinio del professor Roberto Ruffilli. Gli inquirenti hanno ritrovato l' auto usata il 16 aprile dal commando brigatista, per allontanarsi da Forlì dopo l' attentato che costò la vita al senatore democristiano e hanno emesso quattro comunicazioni giudiziarie nei confronti di altrettanti presunti brigatisti arrestati il 16 giugno a Milano nell'appartamento di via Dogali. L' auto è una Renault 18 blu-verde metallizzata targata Bologna. L' hanno ritrovata parcheggiata vicino al muro di recinzione della scuola elementare Viscardi in via Fosse Ardeatine, alla periferia di Bologna non distante dal casello autostradale di San Lazzaro. Era stata rubata a Roma il 21 dicembre dell' anno scorso in piazza Bologna, molto vicino al luogo dove era stato prelevato anche il Fiorino, che camuffato da furgone postale, era servito ai brigatisti per travestirsi da impiegati delle poste. L' auto, ritrovata dagli inquirenti il 7 giugno, è stata inviata per esami approfonditi al centro investigazioni scientifiche di Roma. Ma già ora, dopo i primi accertamenti, gli inquirenti sono certi di essere di fronte proprio all'auto che era parcheggiata quel 16 aprile in fondo a via Valverde, la strada adiacente all' abitazione del senatore democristiano. La targa è stata contraffatta con la stessa tecnica utilizzata per camuffare il Fiorino e corrisponde a quella di un' altra Renault 18 di proprietà di un impiegato di Bologna incensurato e assolutamente estraneo alla vicenda. Da qui l' ennesima conferma dell' ipotesi su cui stanno lavorando gli inquirenti: che ci sia cioè una base delle Brigate rosse proprio sotto le due torri. Intanto il sostituto procuratore della Repubblica di Forlì Roberto Mescolini, dopo il ritrovamento della mitraglietta Skorpion nel covo di via Dogali a Milano, ha emesso quattro comunicazioni giudiziarie. Indiziati di reato sono Franco Galloni di 32 anni, la moglie Rossella Lupo di 31, entrambi di Roma; Tiziana Cherubini, 29 anni di Perugia e Alessio Della Francesca, 28enne milanese e proprietario dell' appartamento. Tutti e quattro arrestati il 16 giugno. Sarà invece la perizia balistica sulla Skorpion 7.65, la mitraglietta trovata in via Dogali 11, a stabilire se si tratta della stessa arma che servì ai brigatisti per uccidere l' ex sindaco di Firenze Lando Conti, l' economista Ezio Tarantelli, e che sparò nella rapina di via Prati di Papa a Roma. E infine a mettere in luce i legami che uniscono i brigatisti arrestati nell' appartamento-covo di Milano e quelli che hanno colpito il senatore Ruffilli nella sua casa di corso Diaz a Forlì. Gli inquirenti spulciano con attenzione soprattutto la lista dei brigatisti appartenenti al Pcc, la frazione interna alle Brigate rosse, escludendo per ora che ci sia stato un ricompattamento con l' altro nucleo delle Br, quello legato alle Ucc. Sembra fossero stati seguiti tutti gli spostamenti di un' altra presunta brigatista, la Campilongo, anch'essa arrestata in via Dogali 11. Era stata notata prima a Brescia, poi a Milano, quindi a Piacenza. Un viaggiare vorticoso che fa pensare a un corriere del terrorismo. Un corriere che probabilmente ha fatto tappa anche a Bologna. Domande, elementi su cui gli inquirenti continuano a lavorare. La risposte da dare per arrivare ai nomi degli assassini del professor Ruffilli sono ancora tante. Le indagini proseguono a ritmo serrato e si fa il nome di un' altra città, che potrebbe aver dato rifugio ai brigatisti. Si tratterebbe di Faenza, in provincia di Ravenna, a un quarto d' ora da Forlì e ben collegata con la Riviera. Ieri intanto anche l' inchiesta sull'omicidio dei due carabinieri a Castelmaggiore ha registrato nuovi sviluppi. Domenico Macauda, il brigadiere dei Cc arrestato per aver depistato le indagini, ha confessato di aver seminato prove false in casa di cinque persone innocenti. L' ho fatto per il premio che sarebbe toccato a chi avesse risolto il giallo, ha detto. Nel difendersi però Macauda avrebbe chiamato in causa anche alcuni colleghi e superiori. Nei loro confronti il giudice Giovanni Spinosa avrebbe emesso ieri alcune comunicazioni giudiziarie. Il magistrato, che sta cercando di verificare la fondatezza delle accuse formulate dal sottufficiale, non ha voluto né confermare né smentire la notizia.

(Da "La Repubblica" del 25/06/1988)

PER L' OMICIDIO DEL DC RUFFILLI FIRMATI 14 MANDATI DI CATTURA 

Il giudice istruttore del tribunale di Forlì, Gabriele Ferretti ha firmato i mandati di cattura per i 14 brigatisti accusati dell' omicidio di Roberto Ruffilli, confermando le richieste del sostituto procuratore Roberto Mescolini. I mandati di cattura, notificati in carcere, riguardano Fabio Ravalli e sua moglie Maria Cappello, di Prato, considerati le menti dell' attentato, lo spezzino Flavio Lori, l' unico latitante, Rossella Lupo e Franco Galloni, ex fiorai a Roma, Tiziana Cherubini, studentessa, i gemelli Franco ed Enzo Grilli, il primo un ex infermiere, il secondo impiegato alla Usl 3 di Roma, Fulvia Matarazzo, romana, ex infermiera, Stefano Minguzzi, romano, Fausto Marini, marito di Daniela Dolce, ricercata per l' omicidio di due missini, Vincenza Vaccaro, romana e i fiorentini Daniele Bencini e Marco Venturini. I brigatisti sono accusati di omicidio e attentato, porto abusivo di armi, furto, contraffazione di timbri dello stato. Sono tutti in carcere arrestati a Milano e a Roma dopo due operazioni dei carabinieri.

(Da "La Repubblica" del 10/11/1988)

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